“The Young Pope”, per molti ma non per tutti

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L’attesa è terminata e dopo le immagini in anteprima di qualche mese fa e le prime due puntate presentate durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, finalmente possiamo parlare di “The Young Pope”, la serie televisiva più attesa della stagione.

Si era già letto certo qualcosa in proposito, tra anticipazioni su cast e trama fino alle critiche degli esperti, ma come ogni prodotto cinematografico e televisivo che si rispetti si tende a prendere tutto con le pinze finché non si ha la possibilità di vedere con i proprio occhi ciò di cui tanto si parla.

Già con “Romanzo Criminale” e “Gomorra” Sky aveva lanciato sul piccolo schermo prodotti di alta qualità, ma con “The Young Pope” si è spinta oltre, cercando una coproduzione internazionale davvero importante con HBO e Canal + che proietta fin da subito il prodotto fuori dai confini nazionali.

Si parla di serie televisiva, ma attenzione, qui non siamo di fronte ad un prodotto “industriale” alla “Medico in famiglia”, ma ad un qualcosa che si avvicina molto più all’artigianalità del cinema. Ed è così quindi che, quando vediamo “The Young Pope”, non pensiamo certo alla televisione, ma al grande schermo. Non solo perché alla regia troviamo il premio Oscar Paolo Sorrentino e un cast stellare che vede Jude Law, nei panni di Lenny Belardo-PioXIII e Diane Keaton in quelli di suor Mary, insieme ad attori italiani di tutto rispetto come Silvio Orlando.

“The Young Pope” presenta infatti una cura nella regia e nella fotografia (firmata da Luca Bigazzi), oltre ad una scelta impeccabile nelle musiche (apprezzabile in questi due primi episodi il lavoro di Lele Marchitelli, ma anche le citazioni musicali marchio distintivo del regista), come solo un film può avere. Produzione costosa, che ha saputo però sfruttare le risorse e il tempo a disposizione per dare alla luce un lavoro che non ha il solito destino usa e getta delle serie televisive più note, ma si capisce durerà nel tempo, perché come un buon film potrà essere rivisto anche a distanza di anni senza stancare.

Come tutto ciò che esce dalla mente di Sorrentino anche “The Young Pope” porta con sé le caratteristiche tipiche di quello che i letterati chiamerebbero il Weltanshauung dell’autore. Può piacere e non piacere, come già successo per “La Grande Bellezza”, ma ogni tipo di critica va ponderata bene prima di essere espressa.

Siamo solo alle prime due puntate, ma già si è capita l’essenza di questa serie basata su un personaggio contraddittorio, Pio XIII, conservatore, rivoluzionario, burbero e nel contempo ironico che passa spesso da un umore all’altro senza soluzione di continuità. Jude Law offre una grande prova d’attore nell’interpretare un personaggio affascinante quanto complesso, in un certo modo scomodo per il suo pensiero contaminato da un passato oscuro che emerge in frammenti, che nei primi due episodi sono forse ancora poco comprensibili.

Amato ed odiato il neo-papa di Sorrentino è deciso ad andare avanti per la propria strada, nonostante gli ostacoli di chi trama nel buio e che davanti a lui conduce un doppio gioco. E il rischio che lo spettatore possa fraintendere è davvero forte. Se un cattolico può ingigantire un concetto espresso in un certo modo, così un non credente può trovarsi a estremizzare o ironizzare su certi pensieri rappresentati a parole ed immagini.

Entrambe le prese di posizione però risulterebbero sbagliate perché stiamo pur sempre parlando di finzione, non di un documentario su un personaggio realmente esistito.

Ma attenzione: anche la fiction più surreale non inventa nulla e trae sempre spunto dalla realtà estremizzandola o alterandola, poco importa, e qui allora entra in gioco la capacità critica e di giudizio di ciascuno di noi. Quest’ultima viene anzi messa alla prova ed è l’unica strada per poter vedere con il giusto equilibrio “The Young Pope”, non c’è alternativa.

Ancora una volta Sorrentino, pur rivolgendosi ad un grande pubblico afferma il suo modo visionario di fare cinema, che tanto ci ricorda Federico Fellini. Insomma senza cadere nello snobismo bisogna ammettere quanto anche “The Young Pope”, come tutta la produzione di Sorrentino, sia per molti, ma non per tutti.

di Caterina Ferruzzi

 

 

caterina ferruzzi

caterina ferruzzi

Laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale presso l'Università Ca'Foscari di Venezia. Formatrice nel campo dell'audiovisivo, scrittrice e videomaker.

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