“La Mafia uccide solo d’Estate”, convincente il debutto della serie in tv

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La serie “La Mafia Uccide solo d’Estate”, tratta dall’omonimo film, è tra quelle di cui è davvero necessario dire qualcosa. Sì perché quando una fiction italiana è fatta bene non ci si può nascondere in considerazioni snob prive di fondamento.

“La Mafia Uccide solo d’Estate” è stata una delle rivelazioni cinematografiche del 2013, per varie ragioni. E’ il primo film di Pierfrancesco Diliberto, meglio noto come Pif e conosciuto dal grande pubblico per la sua attività in televisione tra “Le Iene” e “Il Testimone” e la regia d’esordio di un personaggio già di successo è un banco di prova davvero importante che può fare da spartiacque, in senso positivo o negativo, ad una carriera. L’elemento che però ha decretato il successo di questo film è stato il modo originale in cui si è parlato di mafia, come non si era mai fatto prima. La pellicola infatti riesce a miscelare in perfette dosi la drammaticità del tema con un tocco di comicità che non contrasta, ma crea un meccanismo perfetto che non può non essere apprezzato.

Pif aveva avuto la sensazione che il racconto condensato nel tempo di un film non fosse sufficiente a raccontare un argomento quanto mai sconfinato come la mafia. Già durante le riprese della pellicola aveva in mente di poter realizzare un progetto parallelo che potesse dargli lo spazio necessario per approfondire in modo differente il tema.

Il rischio di produrre una fiction tratta da un film è sempre molto alto, soprattutto se questo è stato pluripremiato e amato dal pubblico. La Rai ha avuto il coraggio di provarci e di vincere la sfida a pieni voti. Come negli anni ’80 per la prima volta presentò il tema della mafia attraverso una serie televisiva, “La Piovra” anche oggi l’azienda si dimostra coraggiosa nel raccontare in modo nuovo un tema che continua ad essere tristemente noto nelle cronache di tutti i giorni.

La serie “La Mafia uccide solo d’estate” è quindi un prodotto fresco e innovativo per una rete che spesso offre prodotti molto simili tra loro, ma ciò che più colpisce è l’aver conservato quel piglio originale che traspariva nel film e che era stato la base del suo successo.

La trasposizione televisiva sappiamo che comporta sempre delle modifiche al prodotto originario, qui non troviamo Arturo ma Salvatore Giammaresi e anche la composizione familiare è leggermente differente. La cosa però non infastidisce, anzi crea la possibilità di ampliare il racconto con nuove storie e nuove sfumature.

Il cast è davvero convincente con Claudio Gioè e Anna Foglietta, in primis, così come il piccolo Edoardo Buscetta e Francesco Scianna nei panni dello zio. Valore aggiunto e che fa da trait d’union al film è la voce narrante di Pif, che accompagna il racconto con quel modo coinvolgente ed originale che da sempre lo contraddistingue.

Le prime puntate sono state molto apprezzate dal pubblico, anche quello di detrattori che preferiscono le serie televisive straniere a quelle italiane. Conquistare queste fette di pubblico solitamente lontane da Rai Uno non è poca cosa e si spera possa essere anche di stimolo perché la tv pubblica continui a produrre fiction di qualità e originali come questa.

 

di Caterina Ferruzzi

caterina ferruzzi

caterina ferruzzi

Laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale presso l'Università Ca'Foscari di Venezia. Formatrice nel campo dell'audiovisivo, scrittrice e videomaker.

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