Nel ricordo di Marguerite Yourcenar, un invito alla lettura

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Oggi 17 dicembre, nell’anniversario della sua morte, voglio ricordare Marguerite Yourcenar, al secolo Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, 17 dicembre 1987), scrittrice francese, prima donna eletta alla Académie française (fonte Wikipedia). Sento l’esigenza di farlo perché la Yourcenar è il mio primo vero, grande, imperituro amore letterario. Prima di lei avevo letto tanto, ma tutte bazzecole. Poi, grazie alla Prof. di filosofia che ogni tre e quattro buttava nei suoi discorsi “L’opera al nero”, è avvenuto l’incontro che ha cambiato i miei gusti in fatto di letture.
Impossibile riassumere in poche righe la vita, il genio, la profondità della scrittrice e della persona.
Il mio intento è semplicemente di stimolarvi a leggerla.

Come ho detto, feci la sua conoscenza -negli anni del liceo- tra pagine de “L’opera al nero”, da cui Zenon, il protagonista, con queste parole mi irretì: “Le nostre idee, i nostri idoli, le nostre costumanze presuntamente sante, e le nostre visioni che passano per ineffabili, mi sembravano generati senz’altro dai sussulti della macchina umana, al pari del soffio delle narici o delle parti basse, del sudore e dell’acqua salata delle lacrime, del sangue bianco dell’amore, dei liquami e degli escrementi del corpo. Mi irritava che l’uomo sprecasse così la propria sostanza in costruzioni quasi sempre nefaste, parlasse di castità prima di aver smontato la macchina del sesso, disputasse di libero arbitrio invece di soppesare le mille oscure ragioni che ti fanno battere le ciglia se improvvisamente avvicino ai tuoi occhi un legno, o di inferno prima di aver interrogato più dappresso la morte”.
Quando nel 1988 l’Einaudi ripubblicò “Memorie di Adriano” per la  traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, ero già adepta fedele alla sua causa e decisa a scandagliarne le opere. L’idea che “Di tutti i giochi umani, quello d’amore è l’unico che minaccia costantemente di sconvolgere la nostra anima, ed è anche l’unico in cui il giocatore deve abbandonarsi all’estasi del corpo… Inchiodato al corpo amato come uno schiavo alla croce”, mi spingeva a ripercorrere tutte le riflessioni e le intuizioni della Yourcenar. All’epoca nessuno faceva cenno alla vita privata della scrittrice, al fatto che dopo essersi innamorata di un omosessuale, che la respinse sul piano sentimentale ma la tenne stretta come amica per le profonde affinità intellettuali, si fosse legata a Grace Frick, con la quale visse more uxorio, in America, fino alla morte di lei.
Ma non c’è autore moderno che abbia saputo affrontare il tema dell’omosessualità meglio della scrittrice belga.
Basta leggere il libro che viene considerato il suo esordio, Alexis, o “Il trattato della lotta vana”, pubblicato nel 1929 da Feltrinelli, traduzione di Maria Luisa Spaziani, per convincersene.
“So che ci sono dei nomi per tutte le malattie, e che ciò di cui ti parlo viene ritenuto una malattia. Io stesso l’ho creduto per molto tempo. Ma non sono medico; non sono neanche più certo di essere un malato. La vita, Monique, è molto più complessa di tutte le possibili definizioni; ogni immagine semplificata rischia sempre di essere volgare.” (…) Amica mia, vivere è difficile. Ho costruito abbastanza teorie morali per non costruirne altre, e contraddittorie: sono troppo ragionevole per credere che la felicità non stia se non sull’orlo di un peccato, e il vizio, non meno che la virtù, non possa dare la gioia a quelli che non l’hanno già in sè. Ma io preferisco ancora il peccato (se di peccato si tratta) piuttosto che una negazione di sè, così vicina alla demenza. La vita mi ha fatto ciò che sono, prigioniero (se vogliamo) di istinti che non ho scelto, ma ai quali mi rassegno, e questa accettazione, spero, in mancanza di felicità mi darà la serenità. Amica mia, ti ho sempre creduta capace di capire tutto, e ciò è assai più raro che perdonare tutto.”
Non bisogna tralasciare neppure “Colpo di grazia” edizioni Feltrinelli, traduzione di Maria Luisa Spaziani.
“La collera, la ripugnanza, l’intenerimento, un vago rimorso da parte mia e un odio nascente da parte sua, tutti gli opposti, insomma, ci incollavano l’uno all’altro come due amanti o due danzatori. Quel legame tanto desiderato esisteva davvero tra noi”, nel quale l’autrice riversa la storia autobiografica del respingimento subito da André Fraigneau.
Solo così si può entrare nelle “Memorie di Adriano” potendo assaporarne pienamente il gusto e la portata.
“Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti” .
Tuttavia è imperativo , prima, vivere questa esistenza tenendo del pari, gli occhi spalancati. Gli scritti della Yourcenar sono il collirio migliore per il nostro sguardo.

di Antonietta Molvetti (molvettina.blogspot.it)

Antonietta Molvetti

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