Marlene Kuntz “colpiscono al cuore”, “Il Vile” live allo Spazio 900 di Roma

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Lo Spazio 900 si riempie a macchia d’olio pochi minuti prima dell’inizio del concerto. Un nuovo appuntamento con #QuirinettaonTour, la rassegna proposta da Viteculture. L’ambientazione è emblematica, tutto bianco, tendaggi immacolati, soffitti altissimi,  il locale è pronto ad ospitare qualcosa di incorporeo, senza tempo. Cristiano Godano sale sul palco seguito dal resto della band, impeccabile nella sua eleganza che sembra quasi casuale, oggi come 20 anni fa. Dopo una serie di date recenti che li hanno visti in giro su e giù per l’Italia riproponendo, con grande successo, le canzoni del loro primo album del 1994, Catartica, i Marlene Kuntz ci riprovano con Il Vile, uscito appena due anni dopo nel 1996. A grande richiesta dalla loro community sui social che in diverse occasioni ha espresso il desiderio di risentire quelle canzoni che pareva impossibile riuscissero a bissare il successo del primo album, il quale catapultò la band alla notorietà nel panorama rock alternativo italiano.

E’ così che si susseguono, nell’arco di quasi due ore di concerto, canzoni che hanno fatto la storia live della band come 3 di 3, L’Agguato, Overflash inframezzate da canzoni dell’album di recente pubblicazione La Lunga Attesa, che è idealmente il seguito, forse un po’ più maturo, de Il Vile, e che crea così una sorta di continuità, un ponte tra passato e presente.

I giovani ribelli degli anni Novanta sono cresciuti, ma la loro essenza è sempre lì, concreta, che pulsa forte. Si raggiungono momenti topici con Ape Regina e Retrattile, il pubblico apprezza visibilmente, cantando a squarciagola, agitando le mani in aria, ritrovando una seconda giovinezza, riappropiandosene con veemenza. Nel succedersi delle canzoni si avverte continuamente uno stato di incombenza, il basso traccia riff veloci, profondi, la batteria incalza, le chitarre distorte, c’è molto noise nelle canzoni dei Marlene Kuntz, molto grunge, molto stoner. C’è energia, c’è rock and roll allo stato puro. E poi c’è Cristiano, la sua voce ora ruvida come pietra grezza ora delicatissima come seta, c’è poesia. Viene da pensare che se la band fosse nata in Inghiterra o in America, il loro successo non sarebbe rimasto confinato all’Italia. Perchè c’è tutto. Ed è un tutto fatto bene. Equilibrato. Accurato.

I Marlene ci lasciano come in trance, ancora scossi dall’energia di una stupenda Il Vile, per poi ripresentarsi dopo pochi minuti con un’encore di tutto rispetto: La Mia Promessa (da Che Cosa Vedi, 2000), Ineluttabile (da Ho Ucciso Paranoia, 1999), Nuotando nell’Aria (da Catartica). Una fine dolcissima e malinconica, evanescente, senza peso.

Lasciamo lo Spazio Novecento pensando a quanta bellezza abbiamo avuto l’onore di assistere. E certi di poter dare una risposta a Cristiano e soci. “Vorrei colpire al cuore, e conquistare il tuo stupore / ma è così dura credi, e penso che non lo so fare”. Lo sapete fare benissimo. Grazie per essere ancora qua. Onore al “Vile”.

di Giorgia Atzeni

 

Giorgia Atzeni

Giorgia Atzeni

Nata in un piccolo paesino della costa occidentale della Sardegna, ho sempre avuto la vocazione a viaggiare, scoprire, ascoltare. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, ho vissuto in America e Australia. Appassionata di fotografia e musica. Assidua frequentatrice di festival rock e metal in giro per l'Europa.

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