Attorno a Klimt. Giuditta e le sue rappresentazioni nell’arte

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C’è ancora tempo fino a domenica 5 marzo per visitare la mostra “Attorno a Klimt”, dal 14 dicembre scorso al Centro Culturale Candiani di Mestre e organizzata grazie alla collaborazione dei Musei Civici Veneziani che hanno dato in prestito le loro opere tra cui la vera protagonista dell’esposizione mestrina: “Giuditta II (Salomè)” di Gustav Klimt.

La mostra nasce in seguito alla provocazione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che poco dopo il suo insediamento a Ca’ Farsetti si era detto intenzionato a vendere il famoso quadro per rimpinguare le casse del comune. Allo sconcerto per l’ipotesi è seguita la proposta di poter sfruttare economicamente l’opera d’arte senza però snaturarla a prodotto commerciale, ma anzi valorizzandola proprio in senso artistico creando un percorso a partire proprio da essa. “Giuditta II (Salomé)” diventa quindi il motore di un racconto che attraversa la storia e il tempo.

Per secoli nell’arte, donna angelicata e incontaminata, caratterizzata da una grazia seducente, Giuditta a fine ‘500 vede mutare radicalmente la sua rappresentazione con Caravaggio che ci mostra con realismo per la prima volta la fiera crudeltà con cui essa decapita Oloferne. Si apre così una strada che vede molti altri artisti cimentarsi con questo soggetto. Tra essi Artemisia Gentileschi e Francesco Cairo.

Chi visita la mostra non può certo non venire catturato dal gesso di Charles Van Der Stappen raffigurante “La Sfinge Misteriosa” che in qualche modo ci introduce nello stretto corridoio al termine del quale campeggia lei, “La Giuditta II” di Gustav Klimt.

Un’opera che,  quando fu esposta nel 1910 alla IX Biennale d’arte a Venezia insieme ad altre 21 opere, dell’artista viennese ebbe ben pochi ammiratori. Al termine però dell’esposizione la Commissione Acquisti del Comune di Venezia propose all’allora sindaco di comprare un’opera di Kilmt e scelsero proprio La Giuditta che entrerà a far parte delle collezioni della galleria di Ca’ Pesaro e diventerà vera e propria icona dello stesso museo. La rappresentazione del mito di Giuditta è con Klimt nuovamente rivoluzionato distanziandosi dalla tradizione al punto tale da venire invece associato a Salomè e quindi all’immagine della donna moderna.

Ottanta le opere esposte tra antico e moderno. Nella prima sala possiamo ammirare ad esempio il “Liber Chronicarum” di Hartmann Schedel, datato 1493, tra le prime testimonianze date proprio dai codici sul mito di Giuditta, esempio di punizione per gli infedeli. Si passa attraverso i secoli fino ad arrivare alla lettura psicanalitica del mito secondo Freud che non la definisce eroina, salvatrice e casta bensì donna che scoperta la propria sessualità, rifiuta la propria marginalità sociale e discendendo il buio scopre le sue più intime pulsioni. Ecco allora che le armi femminili (fascino e seduzione) sono quelle che la liberano dall’arcaica ostilità verso l’uomo.

Tra i pezzi esposti in una bacheca troviamo poi la tragedia di Hebbel, prima interpretazione che si può definire psicologica del racconto di Giuditta e che anticipa la lettura successiva che ne farà Freud e l’opera “Salomè” di Richard Strauss del 1905 basata sul libretto dell’omonima tragedia di Oscar Wilde.

Ecco quindi che nel tempo Giuditta subisce varie metamorfosi e noi la seguiamo in questo percorso che ce la mostra come figura ambigua, seduttrice e al contempo assassina, femme fatale e demone. E bene rappresentano questa interpretazione i frammenti di film girati tra il 1910 e il 1920 attorno a tre temi: la danza come esaltazione dell’Eros, il bacio come certificazione della passione e attrazione fatale e la decapitazione (castrazione) come apice della drammatica vendetta di Giuditta.

La mostra raccoglie anche altre interpretazioni che gli artisti fanno a partire dal mito di Giuditta per raccontare storie di metamorfosi e seduzione. Il percorso prosegue quindi tra le interessanti opere di Edvard Munch per passare poi a Vittorio Zecchin e ai suoi pannelli con i racconti de “Le Mille e una Notte” del 1914 e ispirati proprio dall’arte di Klimt. I colori regalano un po’ di luce ad un percorso dove fino ad ora hanno predominato le ombre. Infine la Giuditta oggi, ovvero la rappresentazione dei giovani artisti Rocco Normanno e Giuseppe Zanoni che con crudo realismo interpretano un mito che sicuramente non tramonterà mai.

di Caterina Ferruzzi

 

Centro Culturale Candiani Piazzale Candiani, 7 -Venezia, Mestre

Orari: 10.00-19.00 La biglietteria chiude mezz’ora prima Chiuso il lunedì

www.visitmuve.it 

#MUVEcortocircuito  /  #AttornoaKLIMT

caterina ferruzzi

caterina ferruzzi

Laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale presso l'Università Ca'Foscari di Venezia. Formatrice nel campo dell'audiovisivo, scrittrice e videomaker.

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