Sgarbi racconta a teatro la straordinaria attualità di Caravaggio

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Il Caravaggio raccontato da Vittorio Sgarbi è arrivato anche al Teatro Toniolo di Mestre. Il critico d’arte in questi giorni è in scena per raccontare al pubblico la vita e le opere di un artista dimenticato per secoli e riscoperto nel ‘900 grazie a Roberto Longhi.

La prima parte della serata inizia in modo originale. Dai tre pannelli sul palcoscenico scorrono le scene del ritrovamento del cadavere di Pier Paolo Pasolini, ad Ostia e nella sala si diffonde l’audio delle parole che Alberto Moravia, suo grande amico, pronunciò due giorni dopo il delitto. Un discorso fatto con grande trasporto emotivo che bene si lega alle immagini forti e drammatiche e che viene ulteriormente enfatizzato da un rumore, sordo e ritmico, del bastone di Moravia battuto a terra, proprio il medesimo che dopo qualche minuto Vittorio Sgarbi porta in scena e che sarà in un certo senso suo compagno durante tutto lo spettacolo.

L’accostamento Pasolini – Caravaggio è dunque il tema centrale della prima parte, due vite simili in cui i parallelismi sono marcati e le somiglianze molto forti, addirittura anche per quanto riguarda la tragica fine dei due.

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, fa notare Sgarbi, non è certo un pittore che avuto un percorso simile ad altri quanto ad importanza all’interno della storia dell’arte. Artista grande, controtendenza e rivoluzionario per la sua epoca è però caduto in secoli di oblio per essere riscoperto solo negli anni ’30 del ‘900, quando finalmente è rivalutato e gli venne riconosciuto un ruolo centrale all’interno della storia dell’arte mondiale.

Pasolini, allievo di Longhi a Bologna, metabolizza la lezione caravaggesca e ne fa tesoro per la sua vita e la sua produzione artistica. I ragazzi di strada pasoliniani sono straordinariamente simili a quelli che Caravaggio dipingeva nei suoi ritratti, basti vedere gli attori stessi che Pasolini ha voluto accanto a sé nei suoi film, Ninetto Davoli e Franco Citti, sconvolgentemente identici ai giovani rappresentati nei quadri dell’artista lombardo.

Ad inframmezzare il racconto appassionato di Sgarbi, che non manca di trovare riferimenti all’attualità provocando anche le reazioni divertite del pubblico, c’è la musica composta e suonata da Valentino Corvino.

Alcuni dei più celebri e anche meno conosciuti quadri di Caravaggio vengono minuziosamente e sapientemente descritti da Sgarbi, contestualizzati nel momento storico e messi a confronto con altri artisti conosciuti dal pittore nel suo percorso artistico. Grazie ai pannelli che fungono da schermo è possibile cogliere quanto detto attraverso le immagini curate dal visual artist Tommaso Arosio e che riproducono le opere e alcuni loro particolari, sapientemente scelti.

Dal racconto e da ciò che è possibile vedere, emerge la spaccatura drastica e senza ritorno dell’arte di Caravaggio che non ha uguali e che nessuno riuscirà a pieno nemmeno successivamente ad eguagliare, ma al massimo a ricordare. Le influenze venete e lombarde ad esempio sono evidenti, ma servono soprattutto a cogliere la rivoluzione portata dall’artista al mondo dell’arte. Lorenzo Lotto, Vittore Carpaccio, il Moretto da Brescia sono certo dei riferimenti importanti che hanno avuto per Caravaggio la funzione di punti di partenza da cui poi trovare una nuova ed originale strada iconografica.

Un vero e proprio viaggio di due ore e mezza, senza stacchi, se non quelli musicali, in un filo logico temporale che ci accompagna, facendoci entrare dunque non solo nel lavoro di un artista ma anche nella sua stessa vita fino a coglierne il weltanshauung.

Dice Vittorio Sgarbi “Caravaggio è doppiamente contemporaneo. È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.”

di Caterina Ferruzzi

 

Teatro Toniolo,

P.tta Cesare Battisti, 1
30172 Mestre – Venezia

caterina ferruzzi

caterina ferruzzi

Laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale presso l'Università Ca'Foscari di Venezia. Formatrice nel campo dell'audiovisivo, scrittrice e videomaker.

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