Alzheimer: uno studio italiano ne svela l’origine

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di Mario Masi e Rita Angelini

Una recente scoperta sull’origine dell’alzheimer potrebbe rivoluzionare completamente l’approccio e la cura alla malattia. Uno studio italiano pubblicato su Nature Communications dimostra che la degenerazione precoce dei neuroni che rilasciano la dopamina provoca la compromissione di un’area del cervello dedicata all’umore e alla memoria. E quindi in questa area del cervello, quella tegmentale ventrale, ora si concentrano gli sforzi della ricerca per sperimentare un nuovo approccio alla malattia. Ne parliamo con il coordinatore della ricerca condotta in collaborazione con la Fondazione IRCCS Santa Lucia e del CNR di Roma, Marcello D’Amelio, professore associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Professore, se la degenerazione dei neuroni dopaminergici aumenta anche il rischio di perdita di iniziativa, l’Alzheimer può essere una causa o una conseguenza di una depressione?

E’ bene precisare che la dopamina ha diverse funzioni in quanto viene rilasciata in diverse aeree cerebrali coinvolte in attività diversificate. Schematicamente possiamo dire che la dopamina ha una ruolo motorio (attività promossa dalla dopamina rilasciata in aree cerebrale coinvolte nel controllo del movimento) e non-motorie (attività promossa dalla dopamina rilasciata in aeree cerebrali che non hanno un ruolo primario nel movimento).

Tra le funzioni non motorie si annoverano la funzioni che regolano la gratificazione e, genericamente, l’umore. Un alterato rilascio nelle aeree che regolano l’umore possono produrre alterazioni del comportamento fino a depressione.

Il nostro lavoro dimostra che i neuroni che rilasciano la dopamina in aree coinvolte in funzioni non-motorie degenerano precocemente. Pertanto la funzione del ricordo e della motivazione risultano compromesse in quanto causate dalla degenerazione di un’area mesencefalica (area tegmentale ventrale) che rilascia dopamina in ippocampo (area cereberale della memoria) e nucleo accumbens (area coinvolta nella gratificazione) oltre ad altre aree che regolano funzioni non-motorie.

Pertanto disturbi dell’umore e della memoria non sono in un rapporto di causa-effetto ma possono essere causate dalla perdita di un’area cerebrale che promuove entrambe le funzioni.

Dunque la presenza delle placche amiloidi non è la causa primaria dell’Alzheimer?

I nostri dati pre-clinici dimostrano che la morte dei neuroni dopaminergici non è dovuta alla formazione di placche. Esse infatti non sono riscontrabili nei tessuti cerebrali analizzati. Il ruolo della placche amiloidi è attualmente sotto scrutinio, da parte della comunità scientifica, e il fallimento di ultimi trials clinici mirati a neutralizzare la formazioni delle placche lascia supporre che esse possano rappresentare un effetto di malattia piuttosto che una causa. Sono tuttavia necessari ulteriori studi prima di poter abbandonare l’ipotesi amiloidea come causa di malattia.

La scoperta fatta cambierà anche le metodologie di prevenzione e cura della malattia?

I dati prodotti focalizzano su un’area del cervello (area tegmentale ventrale) che, ad oggi, non è stata considerata nel contesto di malattia di Azheimer. Studi di neuroradiologia consentiranno di caratterizzare questa area nelle fasi precoci di malattia. Allo stesso tempo, il proseguimento di studi pre-clinici consentirà di identificare fattori che accelerano la morte di questa area del cervello (fattori di rischio) o, viceversa, ne rallentano la perdita (fattori di protezione).

 Che tempi prevede per avere un protocollo di cura?

Sui tempi possiamo dire molto poco, tuttavia possiamo confermare che il nostro prossimo obiettivo sarà quello di fare ipotesi su farmaci in uso per altre patologie neurodegenerative e identificare i meccanismi molecolari che conducono il neurone dopaminergico alla morte. L’ultimo punto è imprescindibile per l’identificazione di molecole da utilizzare ad uso terapeutico.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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