Giacomo Leopardi non è mai stato uno sfigato: gli sfigati veri siamo noi

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Ebbene sì, è arrivato il momento di sfatare per sempre questo mito: Leopardi non era uno sfigato, gli sfigati veri siamo noi.

Non negate, quante volte abbiamo sentito dire o abbiamo perfino detto “sei più sfigato di Leopardi”, rivelando, se non la nostra ignoranza almeno la nostra immensa superficialità? Sì, perché Leopardi basta leggerlo per amarlo, dalle prime opere fino al Ciclo di Aspasia tutto diventa chiaro al lettore attento: Leopardi è il poeta italiano più moderno che sia mai esistito.

Il giovane favoloso di Recanati rimane chiuso in casa fino ai vent’anni, costretto a convivere con un padre estroso e a volte meschino che lo vuole prete e una madre rigida, anaffettiva e incapace di prendersi cura di un figlio che ha un’infinità necessità di cure amorevoli. A Recanati c’è chi lo ammira per le sue prime opere e per i primi contatti con i letterati più illustri dell’epoca ma Giacomo odia tutti. Li odia perché lui odia la realtà tutta, per citare Citati egli è un materialista che odia la realtà. A chi lo prende in giro per il suo aspetto fisico risponde a tono, con un’ironia pungente e sagace. A lui, il Gobbo di Recanati, i paesani chiedevano i numeri da giocare al lotto e lui è felice di fermarsi e darglieli, senza offendersi in alcun modo, cosciente com’è di quanto il denaro potesse essere l’unica consolazione per quegli esseri senza consapevolezza e senza ambizione.

Odia la moda, la definisce l’anticamera della morte e disprezza la politica perché le uniche cose sopportabili sono le cose che non sono.

La definizione popolare del letterato come lo sfigato depresso è la più sbagliata che si possa concepire. Giacomo Leopardi disprezza l’idea di progresso e di felicità perché è ben consapevole dell’illusione che questi concetti “liberali” rappresentano. Eppure nonostante una vita segnata da un costante dolore fisico e da importanti deficit emotivi legati alla sua infanzia, Leopardi è un uomo che vive con pienezza.

Basta fare un giro sui nostri social per capire come tutto ci affligge, ci indispettisce e ci rattrista: perché amiamo in maniera morbosa sguazzare in un insano auto-compatimento di noi stessi. Anche quando in qualche modo reputiamo noi stessi superiori a chiunque altro, non sappiamo fare altro che vivere questa presunta superiorità come una condanna, un giogo. Ma è davvero così?Non definiremmo Leopardi “pesante” se avessimo coscienza di quanto “pesanti” siamo noi, impantanati fino alle ginocchia nei nostri affari senza veramente avere voglia e coraggio di uscirne.

Ecco, Leopardi sembra anticipare quell’Italo Calvino che parlando di Guido Cavalcanti ne Le Lezioni Americane ci introduce al concetto di leggerezza, qualcosa che abbiamo dimenticato per sempre e che oggi è rara come pochissime cose al Mondo: la leggerezza pensante, qualità propria del poeta che vola oltre la pesantezza della mediocrità.

In un mondo di scafandri Leopardi è stato una farfalla: non ha avuto una vita felice ma ha vissuto come un uomo che della felicità, nella nostra patetica dimensione di questo concetto, se ne è fregato.

La Ginestra_Giacomo Leopardi

Infine La Ginestra, il fiore del deserto, la grande testimonianza di un poeta di luce che ci spinge alla fratellanza e alla riconquista della nostra umanità come unica arma contro la natura avversa.

E tu lenta ginestra (…)

piegherai

sotto il fascio mortal non renitente

il tuo capo innocente:

ma non piegato insino allora indarno

codardamente supplicando innanzi

al futuro oppressor; ma non eretto

con forsennato orgoglio inver le stelle,

né sul deserto, dove

e la sede e i natali

non per voler ma per fortuna avesti;

ma piú saggia, ma tanto

meno inferma dell’uom, quanto le frali

tue stirpi non credesti

o dal fato o da te fatte immortali.

La Ginestra non si illude, non cerca vane consolazioni né si mostra superba ma appare fiera nella sua umiltà, nell’accettazione della sua esistenza. Vive consapevole della sua fine ma non si dà per vinta per questo. Quello Leopardiano è un titanismo profondo che va oltre il carpe diem: non dice “vivi il momento” dice “vivi al meglio” e reagisci alla chiusura, alla mediocrità alla depressione. Dov’è oggi la Ginestra che dovrebbe fiorire in ognuno di noi? Ci appesantiamo di opinioni, di piccoli drammi giornalieri e intanto passivamente ignoriamo questo nostro essere dei confusi viandanti.

Forse in un mondo come il nostro Giacomo sarebbe uno sfigato ma questo è il Mondo che Giacomo schernirebbe con  la consapevolezza che dietro ogni siepe c’è sempre un infinito da contemplare.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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