Avvinghiata dal lupo

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di Lara Ferrara

Avvinghiata, così mi sono sentita vicina alla scatola…
Avvinghiata da un ventre/tana, come fossi soavemente  affondata nel liquido amniotico, o nelle fauci di un lupo?
Un lupo redentore, cospiratore incompreso, alla ricerca di suoi simili per sentirsi “addomesticato”.
Ed è proprio l’intensità di questa ricerca rende chi segue lo spettacolo, perché cari signori…e signore di uno spettacolo stiamo parlando, libero di evadere da un ego socialmente imposto.
Uno spettacolo che nasce da una profonda ricerca sociale, con lo scopo di voler travolgere, analizzare, dissacrare e ripartorire lo spettatore.
Le due creature, ovvero gli interpreti eccezionali, si muovono all’interno di questo ventre/tana come animali scrutatori rintanati in una ricercata gabbia dall’ atmosfera onirica che permette allo spettatore di essere l’occhio fluttuante di una regia paradossalmente aperta e plasmabile, brillante e lucidamente spietata!
Alla fine ti accorgi che in realtà, sono gli spettatori i veri lupi che girano intorno alla tana del lupo come belve affamate, immedesimandosi in lui mentre lo scrutano.

Ed il lupo e la sua pseudo vittima/preda sacrificale, come Adamo ed Eva, primordiali, si concedono alle belve-spettatori fino a ripartorirli in una rinascita, che avviene con un finale grottescamente romantico di totale unione con il tutto presente.
Geniale.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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