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Perdersi una notte, vagare in cerca di se stessi e delle proprie più profonde emozioni, uscendo fuori dagli schemi convenzionali di tutti i giorni nei quali spesso restiamo intrappolati. E’ capitato a tutti almeno una volta nella vita ed è quindi una sensazione che riesce facilmente ad accomunarci; in quella Empty House da lui raccontata ci siamo stati un po’ tutti, ognuno con le sue solitudini, ognuno a fare i conti con le proprie mancanze. Sembra essere un po’ questo il senso dell’ultimo disco di Remo Anzovino. Nocturne si presenta come sorta di viaggio introspettivo nei sentimenti umani, attraversando momenti di estrema solitudine, ma anche attimi di quiete e di pace. Quattordici i brani che lo compongono, presentati ieri all’Auditorium Parco della Musica di Roma, in un Teatro Studio non completamente pieno, ma con la peculiarità di un pubblico attento ed estremamente grato per il suggestivo clima che il pianista è riuscito a creare. Le sue delicate e struggenti melodie, corredate dalle istallazioni luminose e da una nebbia quasi reale, ci hanno smosso sentimenti anche più radicati e segreti, in un’atmosfera così evocativa da farcelo immaginare seduto nella sua stanza, solo, davanti al suo pianoforte, in giro per il mondo, proprio nel momento in cui crea i suoi brani. Un regalo prezioso il suo, non solo ci mostra la profondità del suo mondo interiore, ma offre la possibilità di scavare nel nostro. Il suo intento è stato, quindi, raggiunto e sarà molto spesso colonna sonora di molti dei viaggi verso noi stessi.

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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