Investimenti in Italia, tra sfiducia, rischi e opportunità

image_pdfimage_print

Con il passare del tempo, sempre più italiani si ritrovano a decidere del proprio futuro in maniera costruttiva. Le difficoltà patite con la crisi cominciano ad essere meno pressanti, e soprattutto nel nord la luce in fondo al tunnel sembra non essere così lontana. Ed è per questo che torna nuovamente “di moda” il fenomeno degli investimenti, ossia la possibilità di passare dalle “classiche” forme di accumulo dei risparmi tramite conto corrente o dall’ancora più conosciuta formula del mattone o del materasso alla sottoscrizione di strumenti finanziari in grado di far ottenere al cliente profitti più o meno importanti dai fondi a sua disposizione.

In questo 2017, l’atteggiamento degli italiani e di lieve fiducia nei confronti del futuro, ma il lento ristabilirsi della normalità non ha ancora modificato quella sensazione di timore e pregiudizio nei confronti delle diverse forme di investimento. È quanto emerge dall’indagine Acri-Ipsos pubblicata durante la seconda giornata mondiale del risparmio, che disegna un quadro ancora preoccupante per tutta l’industria finanziaria.

Secondo 7 italiani su 10, infatti, le leggi che regolamentano il mercato non sono in grado di tutelare gli investimenti, ed è per questo che si preferisce mantenere attiva la liquidità anziché impegnarla in investimenti. Questa decisione ha comportato un evidente calo sia delle sottoscrizioni di obbligazioni, sia pubbliche che private, sia dei ormai non più vantaggiosi titoli di Stato.

Entrambi i prodotti finanziari citati in precedenza avevano fatto la fortuna degli investitori negli scorsi anni, ora invece fanno registrare un picco negativo. Segno senza dubbio della sfiducia di chi gestisce i fondi, ma anche delle differenti esigenze degli italiani. L’aspetto negativo è dato dall’aumento degli italiani che non investono i propri risparmi, lasciandoli al riparo da sorprese più o meno negative sui conti bancari o in casa. 1300 miliardi di euro restano quindi inattivi, chi invece decide di investire preferisce i fondi di investimento, la previdenza integrativa e le polizze d’assicurazione, non riuscendo però a mantenere il passo con il resto d’Europa. Un lieve spiraglio di ottimismo arriva anche dalla tecnologia e dalle forme di consulenza finanziaria indipendente, che consentono agli investitori di scegliere in maniera più consapevole e sicura il prodotto finanziario, di monitorarlo con costanza e di ridurre i costi di gestione. Tra le forme più popolari di investimenti soldi legati alla tecnologia  spiccano i piani di accumulo, i Pir (piani individuali di risparmio) e gli ETF, che permettono ai risparmiatori tramite le nuove tecnologie di ottenere attraverso la diversificazione dei buoni rendimenti e ridurre al minimo i rischi.

È preoccupante però il dato che sottolinea la mancanza totale di idee, di formazione e cultura finanziaria: il 64% degli italiani brancola in tal senso letteralmente nel buio, e gran parte della popolazione nazionale ritiene non ci siano più investimenti ideali, o quanto meno non è in grado di individuarli. La conferma arriva direttamente dal calo di depositi e obbligazioni, di fondi pensioni, libretti di risparmio, buoni postali e fondi d’investimento: strumenti che hanno perso il loro appeal a causa della mancanza di chiarezza e di profitti poco evidenti. Il futuro appartiene dunque a forme di investimento più trasparenti, ma urgono manovre urgenti per far mantenere all’Italia il passo delle altre nazioni europee.

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *