Il bambino abusato

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di Germana Verganti

In questo articolo voglio evidenziare quanto siano dannosi alcuni metodi ancora oggi considerati educativi da parte di molti genitori o altre figure di accudimento. Questo tipo di educazione può determinare l’insorgere di diverse patologie, tra cui ad esempio l’amnesia dissociativa, che ha come caratteristica principale l’incapacità di ricordare un lungo periodo di tempo concernente eventi della propria storia e della propria persona. L’origine dell’amnesia dissociativa trova le sue radici solitamente in situazioni fortemente abusanti, traumatiche o stressogene.

L’amnesia dissociativa comporta una menomazione fortunatamente reversibile della memoria, e può essere di vari tipi:

  1. Amnesia circoscritta: si riferisce a un periodo di tempo circoscritto e conseguente all’evento traumatico
  2. Amnesia selettiva: si ricordano alcuni aspetti della situazione rimuovendone altri
  3. Amnesia generalizzata: il periodo rimosso riguarda un ampio periodo della propria vita
  4. Amnesia continuativa: non si ricordano gli eventi da un certo periodo in poi
  5. Amnesia sistematizzata: la perdita di memoria riguarda alcune categorie, come ad es. la categoria “famiglia”.

L’amnesia dissociativa si presenta più frequentemente come una lacuna retrospettiva. Come è possibile individuarla? Tra le varie situazioni che possono innescarla (ad es. una guerra, una catastrofe naturale) ci sono i maltrattamenti infantili. Mi sono soffermata sull’amnesia dissociativa come uno dei tanti disturbi che possono insorgere come conseguenza di ripetuti maltrattamenti e abusi nella fanciullezza, si è ipotizzata infatti, una correlazione tra casi di amnesia dissociativa e traumi /abusi infantili precoci. Ma gli effetti di tali maltrattamenti sono diversi come accennerò in seguito.

Ci sono dei contesti familiari dove i bambini sono continuamente oggetto di violenza psicologica, verbale e fisica, fino ad arrivare a veri e propri abusi sessuali. Ma anche la stessa “educazione” impartita da alcuni genitori che ricorrono alle botte per farsi “rispettare”, lascia dei segni indelebili nel bambino. Spesso i bambini maltrattati quando cercano di raccontare le loro esperienze a qualcuno che credono meritevole di fiducia, per avere un po’ di conforto, non vengono ascoltati realmente, si pensa che siano racconti frutto della loro fantasia. Ciò provoca una ulteriore ferita profonda, una nuova delusione, e la tendenza a ritirarsi e non condividere più con nessuno la propria terribile esperienza. Oppure può accadere che gli stessi familiari impongano ai loro figli di non raccontare a nessuno ciò che avviene nelle mura domestiche, incutendo vari timori come “nessuno ti crederà”, “nessuno deve sapere”.

Finché il bambino non ha occasioni per confrontarsi col mondo esterno, con altri bambini, riterrà che tutto ciò che accade a lui, nella sua famiglia, sia la normalità. Crescendo imparerà che non è così, e questo sarà destabilizzante. E’ possibile che relazionandosi col mondo esterno possa incontrare un testimone soccorrevole, figura fondamentale per aiutare il bambino a riappropriarsi della propria integrità e di cui ha ampiamente parlato la psicoterapeuta svizzera Alice Miller, lei stessa afferma:

Un Testimone soccorrevole è per me una persona che sta accanto a un bambino maltrattato e gli offre un appoggio, un contrappeso alla crudeltà che caratterizza la sua vita quotidiana. Questo ruolo può essere svolto da qualunque persona del suo ambiente: un insegnante, una vicina, un collaboratore domestico o anche la nonna. Molto spesso si tratta di un fratello o di una sorella. Questo testimone è una persona che offre un po’ di simpatia o d’amore al bambino picchiato o abbandonato. Non cerca di manipolarlo a scopi educativi, ha fiducia in lui e gli trasmette il sentimento di non essere “cattivo” e di meritare affetto e gentilezza. Grazie a questo testimone, che non necessariamente dev’essere consapevole del suo ruolo decisivo e salvifico, il bambino apprende che al mondo esiste qualcosa come l’amore. In circostanze favorevoli, il bambino svilupperà fiducia nel suo prossimo e potrà custodire in sé amore, bontà e altri valori della vita.”

I bambini abusati hanno fortemente bisogno di un testimone soccorrevole che infonda loro tutta la fiducia, che rimandi le loro capacità, che li faccia sentire amati ed apprezzati per ciò che sono. Troppo spesso i bambini sono invece vittime di ricatti affettivi, di manipolazioni, si sentono inutili e si devono accontentare di elemosinare un po’ di amore andando incontro alle imposizioni genitoriali, spesso subendo quella che viene definita pedagogia nera, ovvero quelle forme di “educazione” che considerano necessari interventi come il castigo, la punizione corporale, l’andare a letto senza cena, le bacchettate che un tempo i maestri infliggevano sulle mani degli scolari, gli schiaffi, il rinchiudere il figlio in punizione in un luogo buio, o relegarlo in un angolo, in ginocchio, isolarlo dal resto del contesto, il silenzio punitivo, solo per citarne alcuni, a cui ricorrono i genitori, e altre figure di riferimento.

Tutto ciò instilla terrore nel bambino, che pur di evitare tali reazioni si comporta, per usare il linguaggio analitico transazionale, come un bambino adattato negativo, che subisce le regole per farsi accettare. In questo modo interiorizza diverse ingiunzioni e controingiunzioni. Tra le prime “non essere importante”, “non esistere”, che sono tra i messaggi non verbali più nocivi che possono essere trasmessi a un figlio. Una controingiunzione o spinta, ovvero un messaggio di natura verbale, è ad esempio “compiaci”, ovvero “fai ciò che ti chiedo e sarai ok. Sarai benvoluto”.

In questo modo il bambino introietta una immagine di sé come una persona non degna di amore, che non può essere amato per ciò che è nella sua autenticità, ma solamente in forma condizionata, ovvero quella stabilita dai genitori, che ricorrendo alla pedagogia nera appiattiscono le tendenze naturali del bambino, impediscono, sempre per usare l’Analisi Transazionale, che il figlio possa sviluppare il proprio Stato dell’Io Bambino Libero, di potersi mostrare ed esprimere liberamente, in maniera autentica.Da grandi, questi bambini abusati, possono andare incontro a vari disturbi come appunto una amnesia dissociativa, senso di derealizzazione e depersonalizzazione, depressione, pensieri suicidari,  comportamenti devianti, avere aspetti a loro volta violenti e manipolatori, oppure essere estremamente vulnerabili e sottomessi e tendere a compiacere tutti pur di sentirsi amati e appiattire così l’idea che si sono costruiti di sé di essere causa del malessere altrui.

Cosa fare allora?

Alice Miller scrive così nel libro Il Bambino Inascoltato: “…io sto senza riserve dalla sua parte e mi identifico totalmente con il bambino che è nel paziente. Qualunque cosa egli mi racconti, io sto senza riserve dalla sua parte (…) succede assai di rado che un paziente muova rimproveri ai suoi genitori nello stadio iniziale dell’analisi, li ritratterà prontamente, proverà terribili sensi di colpa e cercherà di difendere i genitori stessi.” Fondamentale è che questi bambini trovino un testimone soccorrevole, e da adulti possano rivolgersi a uno psicoterapeuta soccorrevole, che non solo li aiuti a comprendere l’origine della loro sofferenza ma soprattutto che li aiuti a tirare fuori i sentimenti che sono stati repressi per non andare contro il volere dei genitori, e farlo senza sentirsi in colpa.

Photo: Jordan Rowland on Unsplash

Riferimenti Bibliografici:

DSM IV (2000). Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Masson, Milano.

Miller. A. (2010). Il bambino inascoltato. Realtà infantile e dogma psicoanalitico. Bollati Boringhieri, Torino.

Woollams, M. Brown (2009). Analisi Transazionale, psicoterapia della persona e delle relazioni, Cittadella Editrice, Assisi.

 

 

 

 

 

 

 

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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