Fahrenheit 11/9: perchè gli americani hanno votato Trump

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di Alessia Gregoletto

Il nuovo documentario di Micheal Moore, Fahrenheit 11/9, indaga sulle cause che hanno spinto milioni di americani a votare Donald Trump. 

Il regista non risparmia nessuno e lo fa esprimendo tutto il rammarico che gli americani hanno iniziato ad accumulare già durante il mandato di Bill Clinton, con il iniziò il declino della politica americana, declino che secondo Moore è stato scaturito dagli innumerevoli compromessi che il partito democratico ha fatto con il partito repubblicano. Tra questi la tragica situazione di Flint, città del Michigan, i cui abitanti combattono contro l’avvelenamento dell’acqua, una tragedia sembrerebbe causata da uno dei protetti dello stesso Trump, Snyder, che per arricchirsi e arricchire i sui colleghi avrebbe fatto costruire un nuovo acquedotto, che non preleva più l’acqua non contaminata dal lago Huron, bensì dal fiume Flint, all’interno del quale vanno a finire tutti gli scarti industriali.  Le proteste dei cittadini sono state vane. Persone che fino al giorno prima usufruivano della migliore acqua del Michigan, si sono ritrovati con bambini la cui percentuale di piombo nel sangue presentava dati che andavano dal 5 fino al 14 percento (il massimo consentito dalla legge è il 3%), e come se ciò non bastasse, tali risultati vennero fatti insabbiare e modificare in maniera tale da far credere ai genitori che i propri figli fossero sani.

Nel 2016 Obama andò nella città di Flint per occuparsi di persona del gravissimo problema, ma tutto quello che ricevettero gli abitanti, come dice lo stesso regista,  fu “una pugnala al cuore”, Barack non fece nulla, non prese provvedimenti. Gli abitanti di questa città tutt’oggi pur trovandosi nello stato con la più alta presenza di bacini idrici di tutti gli Stati Uniti, hanno ancora acqua marrone che esce dai rubinetti, persone che muoiono di legionella, percentuali pericolosissime di piombo nel sangue, e il continuo dover scegliere tra acqua in bottiglia costosa o medicinali anche più cari. E proprio questa delusione fatta dal precedente Presidente nei confronti dei suoi stessi elettori, ha fatto sì che questi ultimi, ormai traditi da chi doveva a occuparsi di loro, non avessero più nessuno al governo che li rappresentasse, portandoli allo smarrimento delle elezioni del  2016, favorendo inconsapevolmente la vincita di Trump, uomo che gli stessi media avevano sottovalutato, tanto da soprannominarlo  “TheDonald”.

Per Moore dunque le colpe ricadono non solo nel partito democratico che aveva abbandonato la classe operaia, ma anche sui media, lo stesso regista afferma: <<non hanno prestato attenzione, lo hanno sostenuto e amato… questo perché ( i media) non vanno per strada o cercano di capire ciò che pensa la gente… per decenni Donald Trump è stato intrattenimento da tabloid… tutti risero quando propose di candidarsi>>. 

Moore fa riflettere su tutte le sfaccettature mettendoci in guardia, perché coime ciò è accaduto in America, Paese che per anni ha rappresentato l’emblema della democrazia, potrebbe accadere anche in altre parti in parti del mondo in cui tutto ciò sembrerebbe assurdo.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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