Novecento al Teatro Flaiano di Roma

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Una storia singolare quella di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, abbandonato appena nato sul Virginian,
gigantesco piroscafo che percorreva la lunga tratta tra Europa e America e sul quale trascorrerà la sua intera esistenza.
Una storia fatta di un unico luogo, ma al contempo di mille emozioni.

Un monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco e pubblicato nel 1994, che ha attratto l’attenzione di più di un milione di lettori, così da diventare in seguito una trasposizione cinematografica diretta da Giuseppe Tornatore.A portarlo in scena questa volta, in una cornice calda ed accogliente nel cuore di Roma come il Teatro Flaiano,

che finalmente riapre le sue porte al pubblico, uno straordinario Antonio Avallone, che con la sua capacità empatica riesce a trasportare gli spettatori in sala in un viaggio emotivo complesso. La sua carica comunicativa è così forte da farci sentire quasi a bordo di quella nave a respirare le atmosfere disegnate, ad ascoltare la musica jazz in sottofondo, in compagnia di quei bizzarri personaggi che lui stesso interpreta.

La storia è narrata quasi per intero dall’unico amico che Novecento avrà nella sua vita, un giovane trombettista che entra a far parte della band della nave e che da subito comprende l’enorme talento musicale posseduto dall’amico. Suoneranno insieme per anni, uno alla tromba, l’altro al pianoforte, accanto, a bordo di quella nave.

Persone da tutto il mondo contribuiranno alla nascita della sua leggenda, come il più forte “pianista sull’Oceano” mai esistito.
di sempre tenterà in tutti i modi di convincerlo a scendere dal Virginian, senza mai riuscirci; Novecento morirà sulla sua nave.

Uno spettacolo profondo, che esplora i più reconditi abissi dell’animo umano, che ne esamina le sfumature e le potenzialità, ma soprattutto i più profondi limiti, come quelli che porteranno Novecento a morire senza mai aver conosciuto con i suoi occhi il mondo, ma avendolo vissuto negli occhi di tutte le persone incontrate nel suo viaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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