Notte magiche: l’ultimo film di Paolo Virzì chiude la Festa del cinema di Roma

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di Alessia Gregoletto
La pellicola racconta di tre giovanissimi partecipanti che diventano amici per caso ad un concorso di sceneggiatura . È l’estate dei mondiali del ‘90, mentre tutta i cittadini romani hanno gli occhi puntati sulle partite, i tre protagonisti  iniziano delle “peripezie” che li portano a infilarsi in avventure alquanto amare.

Apprezzabile è la descrizione dell’ambiente decadente del cinema di quel periodo che risentiva della produzione dei film scadenti che hanno fatto da protagonista negli anni precedenti. 

Le esperienze mostrate sono vere, come la violenza, truffa, false speranze, sfruttamento, ma non sono state fatte maturare in maniera adeguata da far sì che il pubblico possa immergersi nel film.

Virzì ammette che quell’ambiente lo ha vissuto, con situazione tragicomiche che lui stesso ha dovuto passare per arrivare dove è adesso, ma questo non è bastato per far “decollare” la trama. 

Il regista ha provato a fare un film per giovani, ricalcando i film americani, senza però ottenere il risultato sperato. I personaggi dei tre ragazzi risultano caricature di se stessi, l’ambiente romano è una parodia della capitale con gruppi di suore e preti immancabili sullo sfondo. 

Il film non è all’altezza dei suoi lavori precedenti come La pazza gioia, o la Prima cosa bella. La pellicola è un esperimento, che purtroppo sembra non aver avuto il risultato sperato.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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