Sacchetti di plastica addio, dopo tre anni di rinvii

image_pdfimage_print

Di Marco Milano


Ci sono voluti tre anni d’attesa. Dal primo gennaio di quest’anno è entrata finalmente in vigore la direttiva Cee della finanziaria 2007 che vieta la produzione e commercializzazione delle shopping bags. Il divieto è stato sancito dall’Europa per porre fine ad un tipo di inquinamento permanente e pervasivo. Il Consiglio dei Ministri ha confermato l’impegno dell’Italia nel recepimento, con un anno di ritardo e di proroga, della Direttiva europea: i sacchetti per la spesa, non biodegradabili e troppo pericolosi e inquinanti per l’ambiente stanno per uscire di scena.

La salute del pianeta è stata fortemente minacciata, negli ultimi trent’anni, dall’uso dei bags, i dati lo confermano: ne vengono prodotti ogni anno, a livello mondiale, circa 500 miliardi– in Italia, dati 2007, 300mila tonnellate, a fronte di una vita media del sacchetto troppo breve. I tempi di smaltimento aumentano questa sproporzione, considerando che si aggirano tra i dieci e i venti anni. Le discariche sono affollate, solo in Italia, di quasi due milioni di tonnellate di plastica all’anno. Quest’industria regala all’atmosfera, inoltre, migliaia di tonnellate di CO2. Un provvedimento dovuto, si direbbe. E forse anche tardivo. Difficile prevedere gli effetti a lungo termine, non per quanto riguardagli usi e costumi dei consumatori medi. In qualche modo, si tratterà di una piccola rivoluzione urbana.

Per ciò che riguarda l’alternativa, infatti, circola notizia di nuovi sacchetti biodegradabili con codice identificativo, utile per confermare l’effettiva conformità con le nuove disposizioni. Mancano ancora però decreti applicativi, norme tecniche e conseguenti sanzioni. E questo non rende certo più chiara la prospettiva, di per sé non totalmente definita. Non si sa, ad esempio, quando il fatidico stop potrà considerarsi definitivo. Secondo Stefania Prestigiacomo, attuale Ministro per l’Ambiente, ci sarà comunque del tempo per smaltire le scorte. L’invito, per il momento è quello di una partecipazione collaborata: «Affinché il provvedimento possa però produrre risultati concreti, è necessario il coinvolgimento pieno degli operatori commerciali, della piccola e della grande distribuzione, perché sperimentino su larga scala sistemi di trasporto alternativi ai sacchetti di plastica, e dei cittadini» – ha dichiarato recentemente il Ministro.

U.K. gli Strauss, famiglia riciclona: solo un bidone di rifiuti in un anno

Le incertezze, al momento, rimangono e sono concrete. Per quanto riguarda l’identità dei sostituti, in primis. Non c’è, infatti, un criterio preciso per stabilire cosa sia degradabile e cosa no. Anche i vecchi sacchetti di plastica, se vogliamo, sono biodegradabili, con tempi drammaticamente lunghi. Nonostante il miliardo di euro stanziato, non sono state fatte sperimentazioni mirate. E meglio non porre troppa fiducia sui sacchetti di importazione. In sostanza, produttori, negozianti e consumatori, non sanno proprio come comportarsi. Qualche accenno di iniziativa è partita, in realtà, lo scorso novembre: la Coop propone, da quella data, la sostituzione con nuove borsine ‘verdi’. Un’eccezione, che non è stata imitata da tutti, per ostacoli oggettivi. I costi, ad esempio, non favorisconoun veloce ricambio: se la plastica costava 2 centesimi, i materiali biodegradabili varieranno dagli 8 ai 10 centesimi di euro, con conseguenze a valanga sui consumi. Si tratta di valutazioni inevitabili, il passaggio a questa ‘rivoluzione urbana’ non potrà essere facile. Ma brindare a questo capodanno ecologico è stato più che giustificato, specie per gli ambientalisti. E, nonostante incertezze e probabili ritardi, non mancano i primi esempi eccellenti: il Comune di Rozzano, alle porte di Milano, ha abbandonato buste e shopper di plastica lo scorso ottobre, in anticipo di circa 3 mesi rispetto al divieto imposto dalla Legge. Nessun panico, pare se ne possa davvero fare a meno. La famiglia Strauss, di Longhope, contea di Gloucester nell’Inghilterra centrale, ci ha rinunciato per mesi. Superandosi in green way of life e guadagnandosi recenti attenzioni dei media.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *