Una vita recisa

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di Maria Rosaria De Simone

Siamo in un quartiere alla periferia di Napoli. Un luogo dove le case si insinuano l’una nell’altra, dove i balconi si intrecciano  e condividono l’allegro e caotico pulsare della vita cittadina.  Un luogo incastonato tra il Vesuvio ed il mare con il suo ridente golfo, tra piantagioni di aranci e limoni, dove i filari d’uva svettano altissimi a barriera, sopra alti muriccioli, dove la campagna entra nella città dalle pareti scalcinate e porta le sue delizie e  i suoi nettari. Dove ogni ora è buona per prendersi un ottimo caffè e dove non si tralascia occasione per pizza e mozzarella che canta. Dove purtroppo l’immondizia è sempre una minaccia.

E proprio in questo luogo, nel 2009, si è consumata una terribile tragedia: in un’abitazione è stata trovata morta, in un lago di sangue, orrendamente sfigurata e torturata a colpi di accetta, una giovane donna.
Accanto a lei, accovacciato in posizione fetale, in salotto, il suo assassino, rimasto lì a guardare quel corpo oltraggiato.
La ricostruzione del delitto è stata chiara dall’inizio per gli agenti della squadra mobile di Napoli.

La donna, che chiameremo Federica (è terminato solo il processo di primo grado) ed il suo compagno, avrebbero avuto una lite furibonda, sfociata nella folle violenza dell’uomo.
Una violenza finita nella maniera più orribile, che ha chiuso ogni via di ritorno.
Nel salotto di casa. Chiunque conosca gli usi ed i costumi dei napoletani sa quanto le donne tengano al salotto buono di casa, che è destinato a rimanere quella parte della casa sempre linda ed ordinata, pronta ad accogliere gli ospiti.
E proprio lì l’uomo avrebbe compiuto il suo delitto…nel salotto buono della casa di Federica.
Con sprezzo assoluto della vita umana.
Un uomo che probabilmente aveva fatto della violenza il suo habitus, il suo stile, che amava qualsiasi tipo di arma soprattutto i coltelli.. Un uomo che già nel 2002 aveva tentato di uccidere un’altra donna, la sua ex moglie, con un coltello, che però si spezzò nell’addome della donna, che miracolosamente si salvò. Un uomo che aveva già violentemente picchiato, nel 2008, Federica e che era stato da lei denunciato per lesioni gravissime. Un uomo che dopo l’ultimo tragico gesto verso di lei, ha tentato il suicidio, senza riuscirvi, perché ormai senza forze: le aveva usate tutte contro quella donna che avrebbe dovuto proteggere.

Federica era una persona piena di vita, una maestra di ruolo della scuola materna, che amava il suo lavoro e vi si dedicava con impegno e passione…spesso la vedevano in paese, girare con la sua Atos grigia, sempre alla ricerca di cose nuove da proporre poi ai suoi piccoli studenti. Sua  sorella, Paola, docente anche lei, racconta che  Federica aveva amato tantissimo l’uomo che era stato suo marito e dal quale aveva avuto un figlio, ma lui l’aveva lasciata. “Proprio in un momento di fragilità, dopo la separazione e la fine delle sue illusioni, Fiore ha conosciuto il suo assassino, che inizialmente l’ha riempita di attenzioni, di premure, prospettandole di nuovo la possibilità di poter essere felice e di ricominciare ad amare.”
“Federica – continua la sorella Paola – ha creduto davvero di poter iniziare una nuova relazione e vi si è lanciata con tutto l’entusiasmo di una giovane donna, con tutto l’ardore ed il desiderio di fidarsi nuovamente di qualcuno.
Non ha però, mai convissuto con lui, ha avuto con lui una relazione che assomigliava molto ad un fidanzamento. Chiunque li conoscesse, li vedeva spesso in atteggiamenti molto teneri.

Fino a quando l’uomo non ha iniziato a tirar fuori la sua vera indole, il suo vero volto di persona che non conosce argini al suo carattere violento, né freni inibitori, fino al giorno in cui, lui l’ha picchiata ferocemente.”
Paola ricorda bene l’episodio feroce e  dice che  quel giorno, circa un anno prima che venisse uccisa, sono morte tutte le speranze della sorella,  il suo amore si è arreso di fronte a quella realtà che aveva ridotto in macerie la fiducia che aveva riposto in quell’uomo.
“Federica ha denunciato l’episodio gravissimo di violenza subita e si aspettava che immediatamente scattassero delle forme restrittive nei confronti dell’uomo. Invece, alla denuncia di Fiore non è seguita alcuna azione da parte delle forze dell’ordine, volta a frenare la violenza dell’uomo. Eppure quell’uomo aveva dei prece”denti penali, aveva tentato di uccidere l’ex moglie….” Questo racconta Paola con un fil di voce.
Federica a quel punto si è sentita sola, a parte l’appoggio della famiglia che le è sempre stata vicina ed ha cercato di proteggerla.

L’uomo che lei aveva denunciato  intanto ha iniziato a cercarla, ad aspettarla ad ogni angolo, ad osservarla, mentre lei passava, con aria di sfida. Paola ricorda che lui “ha cominciato minacciarla, a vessarla, chiedendole di ritirare la denuncia e chiedendole di ritornare ad avere una relazione con lui, altrimenti avrebbe fatto del male a lei, alla sua famiglia ed anche al figlio di otto anni che Federica aveva avuto dall’ex marito.”
Alla fine Federica, spaventata dalle minacce, abbandonata dalle autorità a cui aveva chiesto aiuto, ha purtroppo pensato che era destino che lei non fosse felice davvero, e che era ormai suo dovere ritornare con quell’uomo che lei aveva amato e che le aveva fatto del male.

Federica ha scelto di tornare a frequentare il suo molestatore, con l’animo che ha spesso la vittima, che non riesce a liberarsi del suo persecutore e che fa di tutto per recuperarlo ad una vita relazionale normale ed equilibrata. Un contrasto interiore terribile e pericoloso.
Federica era una donna bella, che aveva per tutti  un delicato sorriso, dietro al quale nascondeva il suo dramma. Una donna che come tante purtroppo, coltivava nel suo cuore lo spirito di crocerossina, sempre pronta a difendere le persone più deboli e disagiate. E proprio questo spirito l’ha portata nel baratro da cui non è più uscita.
Federica alla fine sperava di salvare il suo fidanzato. Gli è rimasta vicina, nonostante lui l’avesse distrutta nella sua dignità di donna, ricorrendo spesso a metodi violenti, nonostante ormai vivesse un rapporto fatto solo di dolore, problemi e sottomissione.
Paura, umiliazioni, sofferenze, amore distrutto,…pianti, pianti, pianti.
Questo il vissuto di Federica, questo il quadro della sua relazione. Come tante donne ha sperato, fino in fondo, che accadesse un miracolo, che tutto cambiasse. Che quell’uomo, il suo uomo, divenisse finalmente un vero uomo.
E non uno schiavo della droga.
Un vero uomo.
Federica…divisa tra desiderio di aiutare e, nel contempo, la paura di  quell’uomo.
Ma il fidanzato, non ha tenuto in nessuna considerazione la dedizione di Federica.
Ha preso il suo amore, le sue attenzioni e le ha calpestate con il tacco dell’odio feroce, che non è stato arginato da nessun sussulto di coscienza.
Ha coperto per sempre quel volto delicato che desiderava solo amare, ha distrutto ogni scintilla di speranza, macchiandola del sangue di una donna innocente, ha lasciato un bimbo senza le tenerezze di una madre, un  bimbo che si addormenta ogni sera senza l’abituale carezza e che si ritrova in sogni senza sorriso.

Eppure quante volte i familiari di Federica avevano cercato di metterla in guardia da quell’uomo che a loro non piaceva affatto per il suo vissuto non certo pulito.
Quante volte la sorella Paola aveva cercato di farla ragionare, quante volte aveva insistito affinché lei lo lasciasse.
Ma Federica era “una donna ingenua”, che credeva ciecamente sul fatto che le persone, anche i delinquenti, possano rinsavire e che a tutti si debba riservare una seconda possibilità. Per questo motivo chiedeva alla sorella di essere più comprensiva e di non parlar male di lui.
E Paola, quindi aveva preso a non criticare più l’uomo ed i suoi atteggiamenti, proprio perché Federica non voleva, ma soffriva nel più profondo dell’anima per quella sorella che si stava sacrificando per uno che non la meritava e spesso la coglieva un presentimento doloroso.

Il fidanzato di Federica ha subito un processo, il 15 ottobre 2010 ha chiesto che tale processo procedesse con le forme del rito abbreviato, secondo i suoi diritti.
Paola ci informa che ” il processo  si è concluso, dinnanzi alla Corte di Assise di Napoli, con una condanna di 16 anni di reclusione più tre di misura misura di sicurezza del ricovero presso una casa di cura e custodia, da scontarsi al termine della misura detentiva. Gli è stata riconosciuta la seminfermità di mente, nonostante il perito nominato dalla Corte d’Assise, lo avesse ritenuto assolutamente capace di intendere e di volere”.
Da un parte quindi una sentenza in primo grado di giudizio, che ha dovuto tener  conto di tutti i benefici di legge, dall’altra una donna Federica, barbaramente uccisa e i suoi familiari, suo padre, sua madre, i suoi figli…
che cercano ogni giorno la forza di convivere con il dolore, di combattere il dolore.
Così conclude Paola: “Noi siamo tutti morti con lei, quel maledetto 23 luglio….”

(nota di redazione: la storia raccontata è vera ma sono stati usati nomi di fantasia per via di un processo in corso)

Foto in licenza CC, Attribuzione, di mononukleoza

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

5 Comments

  1. 9 gennaio 2011

    L’uomo che ha ucciso Fedeica sconterà la sua condanna e quando uscirà dal carcere gli sarà consegnato un foglio su cui sarà scritto -fine pena-…mi chiedo quando finirà la pena dei familiari di federica.Flaminia

  2. LETIZIA
    10 gennaio 2011

    Sono senza parole, come si può pensare all’amore quando si sentono storie del genere che fanno accapponare la pelle. E la giustizia ancora una volta gli da il rito abbreviato, dopo un tentsto omicidio ed un omicidio così efferato, così violento, il rito abbreviato e 16 anni, ma io dico ma dove siamo facciamo beneficenza con la giustizia o cosa, ma vergogna alla giustizia, mi sono ritirata come un riccio a leggere questo e la giustizia 16 anni, vergogna, vergogna, non era una loro figlia o sorella
    LETIZIA

  3. Andrea Mazzeo
    11 gennaio 2011

    Ormai è una carneficina quotidiana, sembra di essere in guerra.
    Ciò che è strano in questa vicenda è la seminfermità riconosciuta ad uno che ha ucciso lucidamente e lo aveva pure detto in anticipo; se non è premeditazione questa.
    Bisogna comunque mettersi al lavoro seriamente per studiare misure di prevenzione di questi episodi di violenza di genere.

  4. gioia
    12 gennaio 2011

    Che dirvi? Sempre il solito copione……le vittime denunciano e gli aguzzini rimangono sempre liberi,poveracci, in fin dei conti…..gli sono scivolate dalle mani, non erano maleintenzionati, sai…..a lavoro, sono sotto stress, devono pensare a come guadagnare 2 lire per la famiglia, poracci, diamoli altre possibilità………………..sì di levare dal mondo qualche altra povera ragazza!!!! Ma che diamine, voglio propormi io come deputato e discutere ed approvare le leggi!! Facciamole fare alle donne queste leggi, vedrai come subito si risolve la questione, finchè ci saranno dei maschi a fare le leggi per i propri simili, non arriveremo mai a nulla, loro vogliono difendersi l’un l’altro, ma avete mai notato come sono comprensivi quando è un uomo a danneggiare qualcuno o qualche cosa?
    E noi donne? Noi, se arriviamo a qualche eccesso………..eh…. noi, per allevare quei 4 mocciosi che ci vuole, portarli a scuola, lavarli, vestirli, fare le pappe, magari diverse, dato l’età, per lavare quei 2 panni…………….(kg di lavatrici)………e che sarà mai dare una pulitina alla casa, stirare, rammendare, chiamare il dottore, fare la spesa e poi…………la sera…….oh………..finalmente……..ehhhh no, no sul divano, che credevi? oggi mi si è scucito…il pantalone e poi sai la camicia a righine, bella stirata……io intanto ti faccio compagnia alla televisione……….. Ve lo posso dire ? Ed ancora ce ne sono degli uomini così, sarebbe davvero leggittimo arrivare ad un eccesso!!!!! E loro che vanno solamente in quel maledetto ufficio o altro che sia? Porini sono stressati, ma CHE C…………..!!Ragazzeeeeeeeeeeee uniamoci e combattiamo altrimenti ad una ad una ci fanno fuori tutte!!

  5. maria rosaria de simone
    13 gennaio 2011

    @flaminia lascio aperta la tua domanda…
    @letizia hai ragione..non esiste giustizia senza la giusta condanna
    @andrea tu sei uno psichiatra, e puoi comprendere meglio degli altri le anomalie
    @gioia si sente che sei arrabbiata…ma è comprensibile, troppe donne vivono una situazione di violenza indicibile.

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