Ecologia del vivere: quando la vita diventa un peso

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di Stefania Taruffi

La vita è un dono meraviglioso, un cammino a tempo determinato durante il quale, ogni anno che passa, oltre alla saggezza e a tante cose belle, ci sono dati anche uno o più fardelli da portare. E, nonostante i pesi sulle spalle, dobbiamo trovare sempre più energia dentro di noi per andare avanti, continuando ad apprezzare le piccole gioie che questo cammino ci dona. Purtroppo la vita è anche ingiusta e distribuisce i fardelli in modo iniquo e pone sulle spalle di qualcuno macigni impossibili da trasportare, senza inciampare. Chi è forte, dentro e fuori, chi ha accanto qualcuno che può e vuole aiutarlo, riesce ad avanzare. Chi è sensibile, fragile, emotivo, soprattutto solo, senza aiuti morali e sostegni cui sorreggersi, non ce la fa. Crolla. E spesso non si rialza più, decidendo di morire. Nei nostri tempi intrisi di ‘mal di vivere’ sono sempre di più le persone, anche senza apparenti problemi, che tentano il suicidio.

Dietro quest’apparente “normalità”, si cela un abisso di sofferenza e disperazione, invisibile agli occhi del mondo e, spesso, persino agli occhi dei familiari e degli amici più cari. In Italia, secondo le statistiche, ogni giorno si tolgono la vita dieci persone. E fra questi suicidi, molti hanno meno di trent’anni. La persona che pensa al suicidio, spesso depressa, vive in uno stato di silente disperazione alla quale non riesce a trovare altra soluzione che la soppressione della vita e con essa, di tutti i problemi.  Alcune persone non riescono a trovare un significato alla propria esistenza, niente le appassiona o le emoziona più. Non si sentono depresse, semplicemente vuote e spente. Apparentemente hanno una vita normale o addirittura soddisfacente, ma dietro la maschera di normalità, si nasconde una profonda insoddisfazione. Altre ancora hanno subito un trauma, perso una persona cara, il lavoro, subito una delusione in settore su cui avevano puntato tutta la loro esistenza. A volte, tra i giovanissimi molti si tolgono la vita anche solo per una bocciatura a scuola, una delusione sentimentale o d’amicizia. Situazioni comuni che non meriterebbero un gesto così estremo.

Non è facile generalizzare quando si parla di un tema così sfumato e delicato. Ogni storia, ogni vita è a sé, avvolta dalle nebbie della propria interiorità, intrisa del proprio vissuto, dell’ambiente familiare e sociale in cui si trova a vivere. Tuttavia credo che alla base dell’infelicità che porta alla morte, ci sia soprattutto tanta solitudine e mancanza d’amore. Spesso, con la propria morte, il suicida vuole colpire la persona che più l’ha fatto soffrire in vita: può trattarsi di un genitore, del partner, del gruppo di amici, di un fidanzato/a. Il suicidio è un atto di forza dettato dalla rabbia e dietro alla rabbia, c’è sempre una richiesta d’amore: l’aspirante suicida spera di ottenere con la sua morte quell’affetto e quella considerazione che non è riuscito ad ottenere da vivo. E con il senno del poi, forse, chi poteva aiutarlo a trovare soluzioni tese a lenire quella profonda disperazione-, l’aiuto più efficace – non ha saputo farlo. Genitori, nonni, parenti, amici, compagni che hanno vicino una persona infelice e disperata, in preda a situazioni estreme e difficili da sopportare, o semplicemente molto depressa, non dovrebbero mai lasciarla sola. Non solo a parole, anche proprio fisicamente. Il calore e l’affetto, la presenza, i consigli e le soluzioni pratiche che possiamo dare a una persona sofferente, sono la medicina più potente che esista.

A tutto c’è sempre un rimedio. Nulla è definitivo. Tutto può cambiare se noi lo vogliamo e se qualcuno ci indica la strada prendendoci per mano. Perché è solo l’amore, che guarisce la vita.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

One Comment

  1. Sa
    25 ottobre 2013

    analisi esatta in tutto! E’ esattamente come mi sento ora..quello che mi manca è proprio qualcuno che sappia ascoltare il mio silenzio o che abbia voglia di ascoltarlo..perchè la depressione non si fa sentire è subdola ..ti fa mettere una maschera addosso e si nasconde dietro ad essa…così che chi ti sta attorno non la veda. Sono poche le persone che riescono a guardare dietro la maschera..In questo mondo fatto da miliardi di persone..vorrei incontrarne almeno una che mi VEDA!
    Sono sempre pronta a tirar su di morale tutti, ma nessuno si accorge che anch’io ne ho bisogno ..forse pensano che io sia abbastanza forte…ma questa è solo la maschera che indosso.

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