“Il Colpo” di Guglielmo Marconi

di Paolo Cappelli

Risale al 1895 l’esperimento con cui Guglielmo Marconi dimostrò la possibilità di trasmettere segnali radio a distanza. La riuscita dell’esperimento fu salutato, come convenuto, da un colpo di fucile.

A questo evento è dedicato il cortometraggio “IL COLPO”, diretto da

Raffaele Manco

Raffaele Manco al quale abbiamo chiesto di spiegare la genesi dell’opera in vista della proiezione prevista per il prossimo 21 gennaio al Centro Nazionale delle Ricerche di Roma.

Com’è nata l’idea di girare un cortometraggio che avesse come protagonista il Marconi sperimentatore?
In maniera molto semplice: un giorno stavo scorrendo l’almanacco delle ricorrenze e alla data del 25 aprile, giorno in cui Marconi nacque, si narrava l’aneddoto del colpo di fucile, che fu sparato in uno dei tanti giorni dei suoi esperimenti, quale segnale della riuscita della prima trasmissione di onde elettromagnetiche. È stata l’attesa di quel colpo di fucile ciò che più mi ha attirato. Su quella è nato l’interesse per la figura Marconi e quindi per il corto.

Nel suo lavoro di preparazione, a quali fonti si è ispirato e come ha scelto il cast?
Il film è nato in maniera totalmente indipendente. Ho contattato una ventina di case di produzione, in particolare nella zona di Bologna. Una in particolare si è appassionata al progetto e mi ha aiutato in questo senso. La produzione ha richiesto un anno di lavoro tra scrittura, sceneggiatura, girato e postproduzione. Naturalmente abbiamo preso contatto con la Fondazione Marconi, che seppur scettica all’inizio, visto il gran numero di produzioni che la interpellano a vario titolo, si è interessata al progetto e mi ha dato la possibilità di girare in tutte le location in maniera totalmente gratuita. Nel frattempo, ho scelto il cast: molti degli attori, che già hanno anni di esperienza nel campo cinematografico e teatrale, li conosco personalmente da più di qualche tempo, mentre per gli altri ho fatto dei casting. Il budget suggeriva, peraltro, ampio spazio alla creatività.

Si riferisce a qualche aneddoto in particolare?
Mi viene in mente la scelta dell’attore che interpreta il ruolo del fratello di Guglielmo Marconi, Alfonso. Praticamente non c’è stato casting: ho visto le sue foto su internet e ho detto: “È lui! Questo è il fratello di Marconi”. Oppure ripenso ai primi contatti con la Fondazione, iniziati con una telefonata a freddo. Ho praticamente bussato alla loro porta e ho potuto parlare con Maurizio Bigazzi, peraltro proprietario e curatore della collezione di strumenti che si vedono nel corto. Ha avuto fiducia e da quel momento in poi, il mio interesse per Marconi e la mia preparazione sono passati attraverso di lui e attraverso gli altri studiosi che lavorano all’interno della Fondazione. Proprio loro hanno visto che questo corto era basato sull’immagine di un Marconi giovane e tenace. Ed è stata forse proprio questa tenacia a guidarmi. In un anno di contatti con la Fondazione siamo riusciti a incastrare due date per girare il cortometraggio e addirittura mi hanno concesso l’uso della stanza dei bachi, cioè proprio la stanza da cui Marconi fece partire i primi segnali.

Quali sono le finalità che si prefigge con questo cortometraggio?
Il cortometraggio non è stato fatto con intenti commerciali, dal momento che non esiste un mercato in Italia per questo tipo di prodotto. E’ un ragionamento sul cinema, sull’immagine. La mia aspirazione è quella di poter girare un giorno un film su Guglielmo Marconi. Questa è una sorta di prequel di quello che potrebbe essere un film che ha alle spalle una produzione in grado di sostenere uno sforzo di quel tipo. Mi viene in mente una co-produzione internazionale, dal momento che la figura di Marconi spazia tra l’Italia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Abbiamo appena vinto il premio del pubblico al Festival “Corto su di Te 2010” stiamo cercando quindi di costruire delle credenziali per poter quindi un giorno realizzare questo sogno.

Leggendo il suo curriculum di regista, si nota che, nonostante la giovane età,  ha già ottenuto diversi riconoscimenti. Quali sono le Sue aspettative per il futuro?
Io spero di incontrare persone appassionate, che in un certo modo, possano partecipare a questi progetti e produrli. Per me il cinema è un modo di ragionare sulla vita. Non voglio ovviamente portare la risposta su un piano filosofico, ma solo dire che si può, in questo modo, fare cultura. La cultura, tra l’altro, porta anche lavoro. Il lavoro cinematografico è una forma di arte e dove c’è arte c’è anche il mecenatismo. Se si trovano persone coraggiose, che credono nei giovani – in me, o in qualsiasi altra persona – allora diventa possibile realizzare dei progetti in piena libertà creativa e finanziaria, come il film su Guglielmo Marconi, di cui ho parlato prima, o altre idee che per il momento sono ancora su carta, perché aspettano di trovare un produttore. Il problema è che spesso si prova una sensazione strana quando si sente dire: “Se non hai fatto un primo film, non possiamo darti la regia di un primo film”… Ad ogni modo, sono giovane e continuo con tenacia a seguire la mia strada; la mia passione è la mia benzina, il mio sale di vita.

Prima ha accennato alla cultura e alle co-produzioni. Quanto è difficile oggi produrre un film in Italia. Quanto viene investito in cultura in questo senso?
Credo che la situazione sia abbastanza problematica. Forse per anni c’è stato un buon afflusso di risorse per quanto riguarda il cinema. Ma a mio avviso qualche furbo ha usato quei denari per scopi personali e poi a un certo punto i fondi non sono più arrivati. La situazione della cultura, invece, credo sia tragica perché gran parte della produzione cinematografica e televisiva viene indirizzata alla massa del pubblico e quindi è difficile che un film un po’ più particolare o raffinato sia recepito da chi può non essere in grado di farlo, vuoi per cultura o per altri motivi. Analogamente, è difficile trovare una distribuzione efficace. Intendo dire che il film si può anche riuscire a girarlo in Italia, ma se poi questo rimane nel cassetto e non viene distribuito, è come se non esistesse. In un certo senso è come un giornale: se ne esiste una sola copia, in una sola edicola, nessuno lo leggerà mai. Se invece si raggiungono molte sale, a quel punto si può lottare alla pari. E solo a quel punto il pubblico sarà educato a una maggior cultura.
A tal proposito volevo ringraziare la vostra rivista e i lettori per l’attenzione dimostrata verso il corto. Spero di poter vedere presto un film su Guglielmo Marconi in Italia.

Per tutti, l’appuntamento con la proiezione de “Il Colpo” è per il giorno 21 gennaio 2011, alle ore 16.30 a Roma, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Piazzale Aldo Moro 7.

A seguire tavola rotonda con:
– Francesco Cremona (proprietario della Museo di apparecchiature storiche per le Telecomunicazioni di Colleferro)
– Gabriele Falciasecca (Presidente della Fondazione Guglielmo  Marconi)
– Marco Ferrazzoli (Capo Ufficio Stampa CNR)
– Giovanni Paoloni (Università La Sapienza di Roma)
– Barbara Valotti (Vice Presidente Fondazione Guglielmo Marconi)

Modera: Emanuela Ronzitti (giornalista)

Presenzia la principessa Elettra Marconi (figlia di Guglielmo Marconi)

L’evento è patrocinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche