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La bellezza del somaro: in scena i conflitti generazionali

di Maria Rosaria De Simone

Nello stress della vita quotidiana, ritagliarsi degli spazi di simpatica evasione è necessario per ritrovare nuove energie e spazi di riflessione.
E allora organizzate con qualche amico un simpatico happy hour al posto della classica cena, in cui assaggiare di tutto un pò e sorseggiare una birra fredda al punto giusto. E se poi scegliete di continuare la serata andando al cinema  c’è un film che è un vero gioiello di spaccati di vita, trasformati in una esilarante commedia, con la sceneggiatuta di Margareth Mazzantini e la regia del marito e principale interprete Sergio Castellitto.
La bellezza del somaro“, questo il titolo, entra con grande ironia nella gestione delle relazioni familiari della generazione dei sessantottini che, dopo le lotte e le proteste sociali, si relazionano con i figli adolescenti, rinunciando a qualsiasi autorità genitoriale e rinnegando le figure di riferimento classiche. Genitori, borghesi a loro volta, impegnati nel lavoro per la maggior parte del tempo, ma  amici dei propri figli e sempre disponibili a offrir loro il meglio, a evitar loro sofferenze e fatiche, mai negando nulla e  dicendo sempre e solo sì.
Tra gli interpreti Sergio Castellitto, Laura Morante, Enzo Iannacci ed altri bravi attori, che riescono a mantenere il  ritmo alto e coinvolgente.
E se appartenete alla generazione dei quaranta-cinquantenni, avrete la sensazione di ritrovarvi spiati nei comportamenti e nei gesti. Uomini e donne che hanno sognato di cambiare il mondo, che hanno criticato aspramente l’immobilismo e l’autoritarismo dei propri genitori e che si sono poi ritrovati a fare i conti con un borghesismo strisciante, senza contenuti, incapaci di dare senso all’esistenza con il risultato di veder crescere degli adolescenti con pochi sogni, fragili, senza spina dorsale e con tanti buchi affettivi.
Guardando scorrere l’interpretazione della dolce ed idealista Laura Morante, e quella di Sergio Castellitto, ci si troverà a ridere di se stessi,  delle proprie nevrosi, del non voler crescere davvero, delle feste con gli amici, caricature di quelle che si facevano in gioventù.
E si ride davvero, di un riso, forse un poco isterico, che si apre al disincanto.
“Quando eravamo giovani noi, i giovani non contavano nulla, ora invece sono i giovani a comandare e noi non contiamo lo stesso.”
Questa l’amara conclusione di uno dei personaggi. La storia comunque è tutta protesa ad andare al di là, a travalicare l’apparenza ed a cercare un nuovo modo per ricostrure i rapporti,  anche lì dove sembra esserci solo distruzione, riconciliandosi con il passato e la propria storia.

2 COMMENTI

  1. Anche a me è piaciuto molto il film e quello che scrivi mi trova esattamente d’accordo!! E’ vero, siamo tutti somari, come genitori e come figli, ma pur sbagliando entrambi, l’amore ci spinge a ricostruire e a ricominciare. Ed è proprio questa la bellezza del somaro!!!!

  2. oltre l’appy hour che ho utilizzato anch’io prima di vedere il film (coincidenza….)anche sul tuo commento al film sono d’accordo. La grandezza e i limiti di questa nostra generazione sono molto ben illustrati in questo affresco agrodolce di Castellitto e Morante. Piacevole da vedere e…fa riflettere.

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