Laura ricomincia a vivere (una storia vera)

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di Maria Rosaria De Simone

Anni fa feci amicizia con Laura, una collega di lavoro. Era più grande di me, ma ci conversavo volentieri. Era dolce ed affettuosa, sempre disponibile, un ottimo tecnico informatico. Mi raccontava del marito, dei figli, e mi riempiva costantemente di complimenti. Lei invece si criticava aspramente, non si piaceva affatto. Non solo fisicamente, ma anche in tutto il resto: si considerava a malapena intelligente e poco capace. Non aveva alcuna fiducia in se stessa ed era insicura in ogni cosa. Si scusava sempre, in ogni occasione, senza che ce ne fosse motivo.

Un giorno le dissi di smetterla di piangersi addosso. Le elencai tutte le cose gradevoli che trovavo in lei e le dissi che forse avrebbe dovuto iniziare una dieta.
Lei mi confessò che soffriva di depressione, che al momento stava meglio, ma temeva di ricadere nel tunnel della malattia e di essere di peso al marito ed ai figli.
Comunque Laura pian piano rialzò un poco il capo, cominciò a desiderare di pensare un minimo a se stessa.
Iniziò una dieta e dimagrì veramente. Cominciò anche a vestirsi in maniera più giovanile. Era davvero gradevole a vedersi.
All’uscita dal lavoro, molto spesso l’aspettava il marito, un uomo dal faccione bonario, sorridente. Metteva un braccio avvolgente sulle spalle di Vera, ed i due si incamminavano assieme.

Sembrerebbe una storia carina a lieto fine, lo pensai anch’io per vario tempo, finché un giorno Laura non mi chiamò disperata.
Mi disse che aveva bisogno di aiuto. La raggiunsi: era disfatta, distrutta, amareggiata.
Era andata via di casa, si era rifugiata presso un Istituto religioso e mi confessava, tra le lacrime, di violenze e soprusi psicologici e fisici.
Mi raccontò gli abusi, nel chiuso dell’alcova. Per anni.  Mi raccontò di come era sempre riuscita a nascondere il suo dramma, anche ai figli, per proteggerli. Mi chiese infine, di aiutarla.
Due giorni dopo, però, inaspettatamente, Laura mi chiamò, dicendomi di dimenticare tutto quello che mi aveva confessato, di non parlarne ad alcuno, perché aveva deciso di ritornare a casa. Non mi diede neanche il tempo di replicare.
Il marito, tutti i giorni, continuava a venirla a prendere all’uscita dal lavoro, la abbracciava e i due si allontanavano insieme.
Quell’abbraccio mi apparve per quello che era: una stretta mortale.
Dopo le vacanze estive tornai al lavoro, ma Laura non c’era, mi dissero che stava male, molto male.
Una morsa mi stringeva il cuore: io sola conoscevo le ragioni vere della sua depressione.
Nel frattempo ebbi una nuova proposta di lavoro e mi trasferii.
Prima di partire, Laura mi cercò, voleva salutarmi e dirmi quanto mi aveva voluto bene.

La vidi e mi spaventai: ingrassata, i suoi capelli neri erano di un arancione orripilante, sragionava. Mi disse che la vita non aveva più senso per lei, niente più la interessava, nulla di nulla.
Partii con la morte nel cuore. Pochi mesi dopo venni a sapere che suo marito di era morto, ma non riuscii a farle le condoglianze.
Pochi giorni fa mi ha chiamato perchè voleva incontrarmi. Sono quindi andata all’appuntamento con Laura e, quando l’ho vista, quasi non ho creduto ai miei occhi: è in splendida forma, un bel vestito da signora a modo, i suoi bei capelli con la piega appena fatta, il volto dalla pelle curata. Ma soprattutto, Laura sorride e il suo sorriso è aperto.
Ci sediamo a prendere un aperitivo che non arriva mai, ci osserviamo, Laura mi dice cose bellissime, io altrettanto.
Non si vergogna più a guardarmi in faccia.

Mi racconta dei suoi figli che si sono sposati, del nipotino in arrivo, ma soprattutto, mi parla di lei, della speranza ritrovata, della quiete, della serenità delle piccole cose, dei l corso di pittura, una sua antica passione, che sta seguendo.
Non le esce una parola di odio contro l’uomo che l’ha violata per tanti anni.
Laura ora ora sta bene e ricomincia a vivere.
Sorseggiamo il nostro aperitivo e ci raccontiamo le nostre vite.
E Lura ride, ride di cuore.

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

7 Comments

  1. EMANUELA
    17 gennaio 2011

    … LO SAPPIAMO CHE E’ UNA MERA QUESTIONE DI CULTURA MASCHILISTA ED IN TUTTO IL MONDO, ANCHE IN QUEI PAESI DOVE LA DONNA E’ MOLTO PIU’AVANTI DI NOI… L’UOMO UCCIDE LA DONNA, NON TUTTI OVVIO E L’ASPETTO PEGGIORE E’ QUANDO LA UCCIDE PSICOLOGICAMENTE SENZA CHE NESSUNO POSSA ACCUSARLI E PUNIRLI… MA IN ITALIA A FOMENTARE LA VIOLENZA E’ LA MENTALITA’ DELLA GENTE CHE IGNORA ED ACCUSA LE DONNE DI PROVOCARE, UN RETAGGIO CULTURALE DI PROVENIENZA CLERICALE CHE PONE LA DONNA IN UNO STATO DI NETTA SOTTOMISSIONE ALLA SOFFERENZA PER AMORE DELLA FAMIGLIA E NULLA E’ POSSIBILE DI FATTO REALIZZARE.. FORSE TRA MOLTISSIMI DECENNI CAMBIERA’ LA CONDIZIONE, MA NON NE SAREI COSI’ CERTA.. IL VATICANO IMPERA ANCHE IN QUESTO!

  2. LETIZIA
    17 gennaio 2011

    sono contenta di Laura che si è ripresa sia in loock ma soprattutto, il morale, se non c’è quello non c’è nulla. Ma ci voleva la morte di chi gli causava, la distruzione del morale, da li si veede quanto ceryi uomini possonoessere infami, povera donna magari minacciata di non parlare, ma quello non è un uomo che ama, magari lui chede di farlo ma in un modo burbero ed egoistico. E non poterne parlare per amore dei figli, ma anche per paura delle persone che possono farti le paranoia
    So per esperienza poi dalla mia separazione, che la colpa è della donna, di una separazione, perchè non sei stata capace di saperti tenere vicino il marito il padrone che ti mette anche le mani addosso, sei sua moglie non importa se e cosa subisci, ma io dico a loro che se non sanno cosa dicono di stare zitti, e tanti auguri a Laura di una lunga felicità ritrivata

  3. Rita Stanzione
    18 gennaio 2011

    E’ una storia molto triste, pericolosa per chi vive questo genere di esperienza. Pericolosa per la sua integrità innanzitutto psicologica; e si ripercuote poi sul fisico, sulla vita di tutti i giorni, sulla relazione con gli altri. Gli uomini, i compagni, a volte possono diventare dei veri e propri aguzzini, costruendo una prigione dei sentimenti. L’amore ha bisogno di spazi, non deve soffocare. E se non è l’amore che si vuole, perchè non lasciare libera la compagna? Insicurezza, prepotenza, maschilismo…E così si rovina la vita, la propria e quella della compagna (o del compagno in casi speculari). Per fortuna Laura ne è uscita, anche se è stata liberata solo dalla morte del marito…
    Grazie per l’articolo, Maria Rosaria, sei una Donna dalla grande sensibilità.
    Ho scritto un paio di “poesie” su questo tema. Le posto? Sì, le posto, se vi fa piacere leggetele.
    Rita

  4. Rita Stanzione
    18 gennaio 2011

    – Eri certo d’amarmi-
    Dormivo…

    Mi hai soffiato sulla bocca
    il tuo dominio

    Hai inspirato dai miei occhi assopiti
    i sogni che costruivano

    Mi hai premuto addosso
    il possesso
    con incisioni a fuoco

    Ti sei sentito giovane
    invulnerabile
    perché non pensavo

    Il mio corpo era accanto
    disteso
    agnello per gli dèi
    e tu ridevi
    mentre eri certo d’amarmi
    così…

    …perché dormivo

    r.s. inedita, dir. riservati

  5. Rita Stanzione
    18 gennaio 2011

    – Se questo è amore –

    Devo rifugiarmi
    tra le tue abbondanze:
    il bambino ch’è in me
    non s’è nutrito
    a sufficienza.
    Se mi lasci cadere
    dalla tua vita
    io mi spezzerò.

    Devi volere
    ch’io resti qui:
    è fatale lotta
    tra il mio male e il tuo.
    Leggo l’ardore
    d’una porcellana
    negli occhi tuoi
    tanto più lontani
    quanto più i miei sono vicini.

    Tant’è…
    si attraggono gli opposti:
    io voglio tenerti stretta
    tu cerchi la fuga.
    Siamo l’uno per l’altra.
    E’ amore questo…

    r.s. inedita, dir. riservati

  6. Francesco
    22 gennaio 2011

    mah….non bisogna cadere nell’avventatezza di pensare che la condizione di Laura sia stata dettata solamente dal marito e da sue evenutali atteggiamenti violenti….e che la sua morte abbia risolto ogni problema. mi sembra un risvolto semplicistico e cinico…e per chi nega la sacralità della famiglia in favore del libero arbitrio, dell’edonismo e della ricerca esclusiva di se stessi, ricordo il tasso di divorzi e di famiglie distrutte non tanto dalle colpe dei singoli, quanto dall’incapacità del sapersi “donare”….

  7. maria rosaria de simone
    24 gennaio 2011

    grazie per tutti i vostri interventi e per le poesie bellissime.
    @francesco: Laura ha difeso la famiglia, i suoi figli, non difendendo se stessa….questo a volte è anche la forza, la fede ed il coraggio di molte donne.
    Ma quella che ho raccontato è una storia vera ed è indubbio che ora Laura stia recuperando la gioia di vivere, di continuare ad occuparsi con amore della sua famiglia, ma anche di se stessa.
    Ed è assolutamente importante dire che la violenza è un orrore, intollerabile…
    la violenza distrugge la donna, le mina il rispetto verso se stessa, la fiducia nelle sue capacità…la violenza per me va denunciata.

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