Napoli e i suoi chiaroscuri

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di Francesca Mustilli


Il colore blu intenso del mare, che fa a pugni con l’azzurro del cielo.E’ la prima immagine di Napoli che ho, quando chiudo gli occhi. Non è la pizza, rossa e fumante, non è il mandolino, non è Pulcinella. Le meraviglie di una città, sono a volte troppe, per poter essere descritte in un breve elenco. Napoli, la città che puoi non amare, ma impossibile da odiare.

Nascere a Napoli, vuol dire tante cose. Essere napoletana per me è sempre stato motivo di orgoglio,di gioia, di grande onore. Che piaccia o no.Napoli. Sulla bocca di tutti,  soprattutto di una maggioranza che dovrebbe prediligere il silenzio.Una città meravigliosa. Ricca di storia, di cultura, di arte. Una città meravigliosa, ricca di disoccupazione, di delinquenza, di spazzatura.Una città dalla doppia faccia, che cerca di combattere il male ogni giorno. Da sola. Perde i suoi soldati più promettenti, i giovani, inermi, costretti a lasciarla, quando scelgono l’alternativa migliore, anche se con il cuore a pezzi. Chi rimane, cerca di combattere per sopravvivere ad una realtà che troppo spesso è drammatica. Ma per amore si sa, si farebbe di tutto. Non ho mai condannato chi ha saputo riconoscere i difetti di una città e di una popolazione, ho sempre condannato chi si copre gli occhi per non vederne i pregi. E’ la nostra grande ironia che ci permettere di andare avanti, di ridere dei nostri stessi problemi. Di dare vita a piccoli souvenir, a forma di sacchetto di spazzatura. Perché siamo fatti così, se non puoi risolvere un problema, impara a conviverci e sfrutta tutte le possibilità che ti può dare. Ma con i suoi limiti. Adesso Napoli è veramente stanca, stanca di essere infamata, disonorata, non appena si hanno due minuti liberi. E’ stanca di essere vittima sacrificale di un sistema sbagliato, di un sistema che finge di risolvere i problemi, mettendoli da parte per un po’. I problemi si risolvono alla loro radice, difficile lo è, ma necessario, se realmente si vuole dare una svolta ad una situazione che ormai attanaglia le viscere del capoluogo partenopeo e della sua provincia. La voglia di riscatto è viva e non svanirà facilmente. Soprattutto la voglia di dimostrare che Napoli non è la città che viene descritta, i napoletani non sono quelli dei luoghi comuni. Ho sempre creduto nelle nostre potenzialità, non è un sogno il mio. E’ un progetto, che purtroppo non può essere realizzato in poco tempo e senza aiuto.

Non va lasciata sola, è una città che non va lasciata sola. Come qualsiasi altra città italiana. Ecco il primo passo da farsi. Iniziare a pensare a Napoli come una città italiana, come patrimonio nazionale. Cercando di tutelarla, non dimenticandola. Non affondando sempre di più i colpi. Cercando di raccontarla, dicendo sempre la verità, evitando così di generare altro disprezzo, altro odio per una città e per una popolazione che non gode di troppa stima. Ed io ancora cerco di capirne il perché.

Ma a chi critica Napoli, a chi disprezza Napoli propongo di venirla a visitare. Perché la maggior parte di chi denigra il capoluogo partenopeo, non l’ha mai visitato. Non ha mai passeggiato per via Caracciolo, non ha mai visitato il Castel dell’ Ovo, non si è mai affacciato dal belvedere di San Martino, non ha mai assaggiato la vera pizza, non ha mai camminato per i vicoli di Spaccanapoli, non ha mai avuto la possibilità di conoscere la grande umanità che ci contraddistingue, la nostra allegria, la nostra disponibilità, il nostro grande cuore. Se l’ha fatto, e non ha visto niente di tutto ciò, allora era bendato. Napoli non è solo camorra, non vive di reati e di delinquenza. I ragazzi che hanno scelto di portare lo zaino dietro le spalle, non la pistola sotto il giubbino. Chi lavora dalla mattina alla sera, per assicurare una vita onesta alla propria famiglia. Chi fa la raccolta differenziata, chi mette il casco quando è in motorino e chi denuncia le estorsioni. Questa è la vera Napoli che merita rispetto e che con l’aiuto dello Stato vuole combattere chi la infanga,ormai da troppi anni.

La storia sarebbe troppo lunga da raccontarsi, dovremmo partire da molto lontano, per arrivare fino ad oggi in un excursus di vittorie e sconfitte che hanno caratterizzato lo sviluppo del capoluogo campano,ma che dimostra quanto grande sia il valore di questa città. Aprite gli occhi, dimenticate i pregiudizi. Lasciatevi abbracciare da Napoli e dal suo popolo, non troverete mai più tanto calore.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

7 Comments

  1. Marco Pezzella
    18 gennaio 2011

    io odio Napoli proprio perchè ci vivo da trent’anni…sarà bella ma non se ne può più è diventata davvero invivibile appena ho anche tre lire da parte emigro il più lontano possibile…all’estero si suona tutta un’altra musica

  2. Daniela Costantino
    18 gennaio 2011

    Io ho sempre amato Napoli, anche quando, in gita scolastica, si percorrevano le strade più famose, si visitavano i musei, si ammiravano le opere d’arte. Dopo vent’anni, ho respirato i quartieri più malfamati (dove ho incontato la gente migliore), ho sofferto con Napoli (quando il degrado l’ha sommersa), ho gioito con Napoli (quando anche il calcio ha dato voce alle emozioni), ho riso e pianto con Napoli e per Napoli. Ho lasciato il cuore lì e per nessuna ragione vorrei riaverlo.

  3. Francesco
    18 gennaio 2011

    Mi è capitato ultimamente di andare fuori Napoli e al ritorno ho capito ancora di più quanto l’ami. Sono nato a Napoli, posso vivere solo qui e soprattutto è qui che morirò. Non amare Napoli per me sarebbe come non respirare, spiegare perchè vorrebbe dire spiegare perchè nasce un fiore, splende il sole, sorride un bambino…. Certo, la amo nonostante i suoi difetti, i suoi problemi, le cose che non vanno, il suo essere “un paradiso abitato da diavoli”, la critico quando e se serve, ma come è scritto nell’articolo l’errore più grande che si possa fare è far si che i suoi pregi siano nascosti dai suoi difetti. Come se ci rifiutassimo di vedere il mare per colpa della spazzatura. Quest’ultima c’è, ma anche il primo, come il cielo, come i vicoli, come la passione, l’amore la poesia, la storia che questa città ti trasmette. A chi la critica soltanto, a chi la odia, suggerisco ciò che è scritto nell’articolo… provate a viverla…

  4. Roberta
    19 gennaio 2011

    Grande anamnesi…purtroppo triste ma vera…è un fardello che solo noi napoletani possiamo reggere sulle spalle, non verremo mai capiti e supportati al 100%…

  5. Angelo
    21 gennaio 2011

    analisi ottimistica in un’epoca in cui di ottimismo ne è rimasto ben poco. Grande messaggio di positività…!
    Complimenti

  6. Mario
    23 gennaio 2011

    Mille motivi per scappare….milioni per rimanere….non basterebbero gli elenchi di Fazio e Saviano per spiegarli….Napoli è una calamita che ti attira a sè e non ti lascia più andare via….e per questo dovremmo combattere tutti uniti per renderla migliore e per essere invidiati (ancor più di quanto non lo siamo già) da tutto il mondo!
    Forza Napoli…in tutti i sensi!

  7. Fabrizio Mignacca
    24 gennaio 2011

    Articolo ben scritto. un tono di romanticismo e parecchio decadentismo in un atmosfera distante, quasi distaccata che intacca il realismo delle immagini che vengono evocate. Immagino che Napoli sia per pochi. Quei pochi che la visitano. Di qui il romanticismo. Vederla a distanza non può che voler dire amarla. ma starci dentro? Forse questo è il problema. Al di là dell’intellettualismo di cui è vittima, quello che schiaccia il ciuccio e lo stigmatizza, il problema è vasto e complesso. Eppure, ogni volta che penso a Napoli, mi chiedo perchè mi venga in mente Masaniello, che di romantico non aveva nulla, ne di intellettuale, ma che sia l’emblema di chi esprime tutte le contraddizioni di un cuore mediterraneo al 100% al di la di grecismi incerti e di nobili natali e di quella vuota retorica che circonda e condanna nel mondo questa splendida realtà cittadina.

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