Vicini da lontano

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Di Laura Giancaspero

In una società in cui la classe media sembra essersi dissolta nel limbo di un placido benessere, costruito con la forza del cambiamento e con l’idea di una rinnovata modernità, le spinte pauperistiche, da un lato, ed elitaristiche dall’altro, sembrano prevalere, determinando una netta contrapposizione sociale. Al centro, solo il ricordo di un ponte di congiunzione tra le due realtà. Esso,crollando, ha trascinato con se anche la speranza di una mobilità sociale che continuasse ad alimentare di forze dinamiche la stanca società occidentale. E’ dunque un dato di fatto: la distanza tra ricchi e poveri aumenta progressivamente, in Italia  più che altrove. Ma quali sono i fattori che la determinano? Sono essi di carattere eminentemente economico o vi concorrono atteggiamenti, pregiudizi, modi di pensare che orientano gli individui ad includere o a escludere quanti appartengono ad un diverso gruppo sociale? Le grandi metropoli portano impresse, nel loro tessuto, i segni di tale distanza. Denunciano con impeccabile precisione le tendenze al conflitto, piuttosto che all’integrazione. Rappresentano con spietata oggettività le concezioni di diversità e affinità peculiari di ciascun popolo.

Il testo “La distanza sociale: Roma vicini da lontano” a cura di Marina D’Amato, riunisce i risultati raccolti da più studiosi nell’analisi svolta sul territorio romano. Essa nasce proprio con l’intento di fornire una risposta ai tanti interrogatici che la realtà sociale impone; indaga, quindi, quei fattori che determinano i sentimenti di distanza o di vicinanza tra i diversi ceti, ed esamina i comportamenti nei quali questi si traducano. Le due sezioni in cui si articola il saggio hanno lo scopo di illustrare la ricerca in ogni sua parte e di proporre alcuni spunti di riflessione sulla base di quanto emerge dall’indagine.

Nell’introduzione Marina D’Amato chiarisce l’idea di distanza sociale, idea difficile da circoscrivere, in una società in cui il concetto di classe sembra ormai entrato in crisi, soppiantato quasi del tutto da quello di ceto, che meglio definisce la comunanza di atteggiamenti, stili di vita e percezioni del reale. Il concetto di classe sociale sembra però utile a definire quelle rappresentazioni soggettive che un gruppo di individui si trova a condividere anche in presenza di status diversi. In tale ottica il dato economico da solo non fornisce più una esauriente definizione e spiegazione della distanza sociale. E’ necessario, dunque, rintracciare quegli elementi che caratterizzano la distanza in termini culturali e di stili di vita, elementi per l’appunto trasversali ai ceti, ma che determinano gli atteggiamenti dei singoli.

Nel primo saggio Milena Gammaitoni illustra i dati dell’indagine alla luce di una nuova prospettiva sui metodi della ricerca sociologica, che vede superate le tradizionali contrapposizioni tra tecniche quantitative e qualitative. Tale dicotomia, sottolinea la sociologa, non ha più ragion d’essere in una disciplina che intende conoscere intersoggettivamente la realtà, ormai consapevole che l’estenuante corsa alla verità oggettiva è solo una chimera. Dunque il dibattito sulla questione epistemologica deve piuttosto riguardare i labili confini tra individualizzazione della ricerca e plausibilità scientifica. Le interviste sottoposte al campione sono state quindi svolte con l’esplicita finalità di tracciare un quadro sociale oggettivo in cui la pratica autoriflessiva della ricerca ne costituisse un elemento imprescindibile. I valori, analizzati da Veronica Roldàn, sono stati utilizzati per comprendere la distanza percepita, per ricavare cioè quei dati soggettivi che descrivessero analiticamente come ciascun intervistato si senta distante, o vicino, nei confronti degli altri. I valori dei romani, pertanto sono stati scandagliati a partire dalle diverse declinazioni di significato che il concetto ha assunto nella storia del pensiero sociologico, facendo così emergere il loro lento declino che coinvolge gli intervistati, in costante conflitto tra le spinte individualistiche della società dei consumi e i valori fondanti veicolati dalla famiglia. Quest’ultima appare ancor’oggi come l’istituzione per eccellenza della socializzazione ma, come ben evidenziato dal saggio di Marina D’Amato, essa porta i segni del disagio della civiltà. Dalla ricerca affiora infatti una famiglia la cui struttura tende a somigliare ad un organismo mononucleare, in cui “ciascuno vive in modo fluttuante e autonomo”.

Cecilia Costa analizza la natura del sentimento religioso negli intervistati, sempre in bilico fra tendenze razionalistiche e irrazionalistiche. Se la misura del posizionamento socioculturale degli individui emerge, nella società moderna, dalle pratiche di consumo, di svago e dall’impiego del tempo libero,  lo sport, il cinema, le mostre, il gioco e i mass media in generale, descrivono pubblici eterogenei. Tuttavia, come sottolinea Anna Perrotta de Stefano, la fruizione di musei, mostre e convegni rimane tutt’ora appannaggio di una elite non solo culturale, ma soprattutto sociale, esercitando e dunque rafforzando la distanza sociale.

Il contributo di ricerca che ciascun autore ha fornito alla comprensione della distanza sociale arricchisce di nuovi contenuti la materia, garantendo una pluralità di prospettive.

Autore: Marina D’Amato (a cura di)

Titolo: La distanza sociale. Roma : vicini da lontano

Pagine: 264

Editore: Franco Angeli

Anno di pubblicazione 2009

Generi: Scienze umane, Sociologia

Prezzo: 32€

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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