Palazzina dei Giardini di Modena – dal 13 settembre al 17 novembre 2019, la personale di Vittorio Guida (Napoli, 1957), dal titolo Where are we now? Volumi I e II,

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Anche quest’anno, Fondazione Modena Arti Visive rinsalda la collaborazione con il festivalfilosofia, con la proposta di una serie di mostre realizzate ad hoc sul tema dell’edizione 2019, Persona. Tra queste, alla Palazzina dei Giardini di Modena è in programma dal 13 settembre al 17 novembre 2019, la personale di Vittorio Guida (Napoli, 1957), dal titolo Where are we now? Volumi I e II, nella quale l’artista napoletano racconta attraverso una serie di opere – 2 video, 6 foto, 1 installazione scultorea – il mondo contemporaneo con un linguaggio universale, interrogandosi su ciò che siamo oggi o, meglio, su “dove” siamo oggi, in che mondo, in che cultura, in che relazioni, in che spazio.

Quello che ne risulta è il ritratto di una società che sta perdendo il senso della comunità, dominata dalla paura, dal rancore e dall’ostilità.

Vittorio Guida è un fotografo che ha lavorato in diversi ambiti e realizzato immagini in numerose parti del mondo, con particolare attenzione nei confronti di due aree considerate centrali per il futuro sviluppo del pianeta: la Cina e l’Africa. Il percorso espositivo si apre con l’installazione scultorea che presenta un esercito di statuine di Mao Zedong rappresentato come “gatto della fortuna” (in cinese Zhao Cai Mao, con evidente calembour).

Vittorio Guida (Napoli, 1957) dopo il diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli sviluppa la passione per la fotografia, lavorando per case editrici, istituzioni, musei, gallerie, studi di architettura e agenzie pubblicitarie sia in Italia che all’estero. Negli stessi anni lavora anche come assistente alla regia per film e video pubblicitari. Nel 1991 si trasferisce a Parigi dove lavora come fotografo di scena nel film-documentario Le maître de lumière, diretto da Denis Guedj. Tornato in Italia, diviene il fotografo di Nessuno tocchi Caino, associazione per l’abolizione della pena di morte nel mondo.
Nel 1996, insieme a Marcello Garofalo e Pietro Baldoni dirige il film Westmoreland Naples, selezionato per la 14° edizione del Festival Internazionale Cinema Giovani.
Dopo diversi reportage in Burundi, Burkina Faso, Togo, Benin, Kenya, Qatar e Islanda, nel 2009 si è trasferito a Pechino dove partecipa più volte al Festival internazionale di fotografia Vision Beijing e nel 2011 presenta il suo progetto Polaroid stories al Pingyao International Photography Festival. Nel 2010 collabora con il Ministero della Cultura della Repubblica cinese per il libro Rebirth sulla ricostruzione dopo il terremoto del Sichuan.
Nel 2014 partecipa a Napoli al Forum Universale della Cultura con la mostra Where Are We Now? Vol.1, presentata anche nel 2015 alla terza edizione degli International Photography Days a Izmir, all’MSC Arts Festival di Oxford e nel 2016 al Siena Art Photo Travel.

Le due serie fotografiche vedono, invece, protagonisti un robot di ultima generazione, capace di movimenti autonomi grazie a una rete neuronale artificiale, e un grillo “metallizzato”, insetto tenuto comunemente in cattività in Cina come animale da compagnia o da combattimento. Il dialogo a distanza tra esse tocca numerosi temi tra cui quelli dello sviluppo della personalità e della libertà individuale.

I due video Where are we now? Volume 1 e Volume 2 (di cui il secondo inedito e prodotto appositamente per questa mostra) costituiscono un insieme magmatico di immagini che non obbediscono a regole di unità stilistica ma fanno coesistere temi e generi, colore e bianco e nero, fotografia diretta e montaggi digitali, rispecchiando la liquidità del mondo contemporaneo. Nel loro succedersi le immagini a poco a poco perdono il contatto con la realtà che le ha originate per restare solo immagini, bozze per una sceneggiatura o frammenti di un enorme e disordinato archivio.

“La lingua usata da Vittorio Guida – evidenzia Daniele Pittèri, Direttore Fondazione Modena Arti Visive – è una straordinaria ed efficacissima sintesi di primitivo e digitale, di pulsioni ancestrali mixate con le proiezioni, le paure, le speranze e le “ansietà” provocate e indotte da un futuro che ha smesso di essere tale perché vive sottotraccia e pienamente nella quotidianità”.

Lara Ferrara

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