Tech@rte: la cultura elettronica

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di Pietro Senatore

2011. Anni dalla comparsa del primo -ufficiale- videogame della storia (Tennis for Two): 53.
Il cinema, sorto verso la fine del XIX secolo, vide la sua consacrazione artistica in pochi anni: le potenzialità di un medium così innovativo risultarono quasi subito palesi.

Tennis for Two

Al momento, l’idea di videogioco come mezzo espressivo riesce ancora a far sorridere, se non a storcere il naso.

Non che si tratti solo di (arido) snobismo culturale o di pregiudizi (questi i più pericolosi, perché diffusi e radicati maggiormente). Semplicemente, l’obiezione  che sovente incontrano i sostenitori dell’intrattenimento elettronico è “sono giochini”, quale retroterra culturale possono mai possedere?

Nei mesi passati perfino Roger Ebert, insigne critico cinematografico statunitense, ha trattato il tema, pubblicando sul sito del Chicago Sun-Times un post dal nome “Video games can never be art”, dall’intuibile significato.
In seguito ha in parte ritrattato le sue considerazioni, sulla base -si badi- di una motivazione apparentemente trascurabile: difficile dire se i videogiochi diventeranno mai una forma d’arte, e comunque, a tal proposito, non si può che esprimere solo una opinione.
Spunto, in verità, non di poco conto.

Si comprende come la vera emancipazione dei videogiochi, attualmente, non passi necessariamente dalla dimostrazione che siano una forma d’arte, bensì dal perché non debbano esserlo.
E qui, naturalmente, sensibilità e riflessioni personali non possono che essere i giudici più sinceri.

Questa rubrica non dimenticherà le canoniche, preziose, news dal mondo della tecnologia nella sua interezza. Il lettore, tuttavia, non si sorprenda se alcune delle notizie trattate saranno incentrate più sulla cultura elettronica (videogame in primis), che su questo o quel prodotto.
Fine comune di I@Magazine è informare nel modo più limpido e professionale possibile: Tech@rte non fa eccezione.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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