Milano, Palazzo Reale – Il Cenacolo, ispirazione senza tempo – 8 ottobre – 17 novembre 2019

In occasione delle celebrazioni in corso per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, attraverso il claim “Il Cenacolo, ispirazione senza tempo”, Palazzo Reale intende raccontare con due importanti opere distanti 500 anni l’una dall’altra, un arazzo e un film, la fascinazione che il capolavoro di Leonardo ha avuto e continua ad avere sul lavoro e la creatività degli artisti.

Dopo la grande mostra “Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo”, allestita in occasione dell’Esposizione Universale del 2015 che raccoglieva circa 250 opere di musei e istituzioni da tutto il mondo, Palazzo Reale ospita nella prestigiosa Sala delle Cariatidi, nell’ambito del palinsesto Milano Leonardo 500 e con la curatela di Pietro C. Marani, un’opera straordinaria, poco conosciuta e di grande importanza per la diffusione dell’arte di Leonardo: l’arazzo dei Musei Vaticani riproducente l’Ultima Cena di Leonardo commissionato, come provano gli stemmi in esso contenuti, da Francesco I re di Francia e da sua madre, Luisa di Savoia.

Per la prima volta dopo il suo restauro, sarà possibile vedere la copia del Cenacolo di Leonardo realizzata ad arazzo fra il 1516 e il 1525, su commissione di Luisa di Savoia e di Francesco I re di Francia. L’arazzo, custodito nei Musei Vaticani, fu tessuto probabilmente in Fiandra su cartone di un artista lombardo (si è ipotizzato che fosse di Bramantino) e rappresenta pertanto una delle primissime copie del capolavoro di Leonardo, destinate a soddisfare le esigenze della corte francese. Con le altre pochissime copie eseguite nei primissimi anni del Cinquecento per la committenza francese, l’arazzo con le insegne di Luisa di Savoia e di Francesco I re di Francia ha svolto un ruolo importante nella diffusione della conoscenza dell’arte di Leonardo in Francia. La nuova datazione che si propone dopo il suo restauro, fa coincidere parzialmente l’esecuzione dell’arazzo con gli anni della presenza di Leonardo ad Amboise ( 1516-1519 ) così che si può ipotizzare che almeno il cartone fosse stato eseguito sotto la sorveglianza del maestro. Donato nel 1533 a Papa Clemente VII, l’arazzo fece ritorno in Italia e da allora non è mai uscito dai Musei Vaticani. In mostra saranno presenti due arazzi dei Mesi di Bramantino, già nella Collezione Trivulzio del Castello Sforzesco di Milano, che rivelano anch’essi, grazie alla loro impostazione prospettica centralizzata, la rimeditazione sul Cenacolo ma anche per contestualizzare la copia della Cena di Leonardo nel quadro del lusso e del gusto raffinato della corte francese e per consentire confronti e nuove riflessioni attributive. Sono inoltre esposti, attraverso medaglie, bassorilievi e dipinti i ritratti dei re di Francia, da Carlo VIII a Francesco I, committente quest’ultimo dell’arazzo vaticano, insieme con sua madre Luisa di Savoia. Una serie di incisioni cinquecentesche, di Jacques Androuet du Cerceau ( 1576-1579 ) mostra inoltre i castelli di Blois, Amboise e Chambord dove è possibile che l’arazzo del Cenacolo fosse esposto prima del 1533 quando fu donato da Francesco I a papa Clemente VII. La sua presenza a Milano accanto alla pittura murale da cui deriva, acquista pertanto una grande valenza simbolica.

Accolta dai Musei Vaticani la richiesta per avere il prezioso arazzo a Milano a condizione che esso fosse restaurato, grazie ad una prima generosa disponibilità dell’allora Direttore dei Musei Vaticani, professor Antonio Paolucci, favorevole al prestito, per impulso del nuovo Direttore dei Musei Vaticani, frattanto subentrato a Paolucci, dott.ssa Barbara Jatta, fu deciso che l’esposizione dell’arazzo, prima ad Amboise e poi a Milano, si sarebbe rivelata occasione di manutenzione e restauro ma anche occasione di studio e di verifica di precedenti ipotesi circa la manifattura dell’arazzo, la sua storia e la sua cronologia.

L’opportunità fu subito accolta dal Comune di Milano che, insieme con il Castello di Clos Lucé ad Amboise, decise dunque di finanziarne il restauro, durato quasi due anni. L’arazzo, mai uscito dai Musei Vaticani, dopo essere stato restaurato e finalmente studiato nelle sue particolarità esecutive e stilistiche da Alessandra Rodolfo e dall’équipe di restauratori dei Musei Vaticani dal giugno a settembre del 2019, ha così potuto essere presentato per la prima volta nel Castello di Clos Lucé ad Amboise, dove Leonardo aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita – e dove sarebbe morto il 2 maggio del 1519 – , per venire adesso esposto nel Palazzo Reale di Milano, nella città che ospita l’originale a poche centinaia di metri da piazza Duomo, e cioè nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie .

La presenza in mostra di due arazzi della serie dei Mesi Trivulzio prestati dalle Civiche Collezioni d’arte del Castello Sforzesco, si rivela utile a mostrare come gli echi del Cenacolo potessero venir propagati anche attraverso un ciclo profano ma, soprattutto, in considerazione del fatto che questa serie, tessuta a Vigevano tra il 1503 e il 1509, doveva molto probabilmente essere nota a Luigi XII, a Luisa di Savoia e poi a Francesco I, dato che, nel 1507, Luigi XII era stato ospite in casa del Maresciallo Trivulzio alla presenza del fratellastro di Luisa di Savoia, nota estimatrice di arazzi ( come prova l’arazzo con le sue insegne conservato nel Museum of Fine Arts di Boston ) e appunto committente, con suo figlio, della copia ad arazzo del Cenacolo di Leonardo. Il confronto dell’arazzo vaticano con la serie dei Mesi, collocata a Vigevano ma di cui è ben probabile che si parlasse nel fastoso ricevimento del 1507 ( presenti Gaston de Foix, Georges d’Amboise e tutta la nobiltà francese ), potrà anche fornire altri utili elementi sia per ciò che riguarda la tecnica esecutiva e la sua manifattura, sia per ciò che riguarda il suo stile, soprattutto alla luce della nuova cronologia assegnata all’arazzo vaticano, 1516-1525 circa, in un momento che comprende gli anni del soggiorno di Leonardo ad Amboise. Il catalogo della mostra è edito da SKIRA.

Il percorso espositivo offre inoltre un confronto con un evocativo tableau vivant di nove minuti “L’Ultima Cena: Tableau Vivant”, proiettato in anteprima per l’Italia, creato e filmato con meticolosa ed eccellente qualità nei dettagli da Armondo Linus Acosta, con i Premi Oscar, Vittorio Storaro, Dante Ferretti e con Francesca Lo Schiavo.

Nel cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci è dunque significativo che questi leggendari artisti del cinema si siano uniti per ricreare, in un vero e proprio tour de force, la grandezza e lo spirito del dipinto originale. In onore del capolavoro di Leonardo hanno realizzato un’opera di squisita bellezza da esibire in musei, chiese, gallerie e piazze in tutto il mondo con un’installazione così bella da togliere il fiato.

Il quadro vivente “renderà l’esperienza diretta con tutta la passione e l’ispirazione divina possibili”, dice Acosta. Ciascun elemento è stato realizzato con profondo rispetto per Leonardo e per questa sua opera innovativa (1495-1497), in particolare per i parametri inediti della sua prospettiva. Un metodo che consentí a Leonardo di cambiare per sempre la percezione artistica. Il quadro vivente di Acosta è un lavoro che unisce l’arte più pura al teatro grazie ad una tecnica affascinante che consente una visione inedita ed inspirata de L’Ultima Cena; “Ho volutamente ripreso l’opera in un rallentamento estremo perché non considero questo lavoro come un film in sé, quanto piuttosto un quadro. Un Tableau Vivant meticolosamente accurato che possa offrire la possibilità di meditare sui dettagli divini di questo straordinario capolavoro mistico di Leonardo da Vinci.”

La scena si apre poeticamente in un paesaggio senza tempo segnato dalle prime profonde note dello Stabat Mater di Rossini: da questa visione suggestiva, la stanza e la tavola iconica vengono lentamente rivelate in un denso e struggente momento di riflessione: I Dodici Apostoli attendono con impazienza l’arrivo di Gesù.

Mentre gli uomini sussurrano l’un l’altro e si chiedono perché siano stati radunati, Gesù entra, e prende la sua posizione centrale. Dopo aver benedetto sia il pasto che i discepoli, l’annuncio di un tradimento imminente da parte di uno di loro è sentito da tutti.

Il grande classico di Leonardo, pietra miliare della cultura italiana, rappresenta nell’immaginario popolare la rappresentazione definitiva dell’Ultima Cena. Catturata ora in questa ripresa, consentirà agli appassionati d’arte in tutto il mondo di esplorare in modo quasi viscerale la scena, sentendone la profondità ed il valore monumentale. Il quadro vivente rende possibile l’esperienza del dipinto di Leonardo non solo ai visitatori del Refettorio in Santa Maria delle Grazie ma anche a quelli che ora potranno accedervi in una miriade di luoghi nel mondo, dal più intimo al più scenografico.

L’interpretazione che Acosta ha reso de L’Ultima Cena di Leonardo è il culmine del suo impegno personale e di una vita impegnata e spesa alla ricerca d’integrità artistica, comprensione spirituale, passione per la bellezza e di ammirazione profonda per Leonardo Da Vinci. Questa installazione è un’interpretazione d’eccellenza di un momento storico fondamentale e di un capolavoro che continua a risuonare nel tempo come una delle più riverite e celebrate opere d’arte mai create dall’uomo.

Lara Ferrara

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