William Nonnis, scenari liquidi ed rivoluzioni democratiche

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William Nonnis, classe 1982, da oltre vent’anni si occupa di sviluppo software, siti web e web application. Full Stack & Blockchain Developer presso Ministero della Difesa, Membro del Consiglio Nazionale di Italia4Blockchain e tra i 10 Top Influncer Blockchain per MondoCrypto. Si definisce un purista della blockchain, ma la sua più grande ambizione è quella di divulgare questo protocollo in modo da fornire vantaggi orizzontali alla portata di tutti.

Divulgatore di Blockchain, perché? 

Chiarisco subito che ho una naturale propensione e inclinazione allo studio pragmatico della tecnologia. Dall’essere un giovane nerd ad un professionista del settore, il passo è stato molto breve. A mio parere il vero ruolo di un tecnico dell’’innovazione è proprio quello di sviluppare e realizzare progetti che abbiamo una vision a lungo termine, basata sulla creatività ma anche sull’etica e l’interesse pubblico.

La tecnologia, nello scenario liquido in cui ci muoviamo, deve essere intesa come un facilitatore per l’uomo; questo perché una sua applicazione svincolata da un vantaggio pubblico ha ben poca ragione di essere. E proprio da qui nasce la mia necessità di uscire dall’ambito chiuso e settoriale del “tecnicismo” per far comprendere a tutti le potenzialità e i diversi campi di applicabilità della Blockchain, il nuovo, rivoluzionario e “democratico” protocollo informatico. Il mio impegno di divulgatore nasce da qui, colmare il vuoto di informazioni in modo che le resistenze nei confronti del digitale siano costrette a cadere. La Blockchain sta mettendo in atto una rivoluzione che dobbiamo essere in grado di cavalcare per migliorare la nostra qualità di vita. Non solo economia e marketing quindi ma un cambio di paradigma socio-culturale.

La blockchain è un protocollo di comunicazione, in cosa consiste? 

La precisione semantica vuole che la Blockchain si definisca protocollo e tecnologia. Nasce nel 2008, nella White Paper del suo builder Satoshi Nakamoto, come forma di economia circolare pubblica e trasparente, con il nome di Timechain. Partendo proprio da questo documento ufficiale, i puristi della Blockchain – tra cui io – considerano unica forma di blockchain quella permissionless (ovvero pubblica).

Per entrare nel dettaglio si tratta di un registro distribuito delle transazioni, liberamente accessibile e basato sul consenso tra i partecipanti alla rete stessa, attraverso crittografia e firma digitale. Non esiste alcuna logica di centralizzazione, al contrario una forma distribuita e orizzontale di informazioni. Caratteristica fondamentale è l’immutabilità del dato, quando non si faccia riferimento a catene composte da pochi nodi che restano invece costose e hakerabili. Nella Blochchain non esistono intermediari che supervisionano o garantiscono la correttezza dei dati, che è invece affidata ad un consenso molto più ampio e trasparente (51% dei nodi).

Quali sono secondo lei i settori di maggiore permeabilità e quelli invece il cui impatto potrebbe davvero fare la differenza?

Ovviamente il settore finanziario, che la blockchain ha fortemente innovato con la messa in campo del Bitcoin e di Ethereum, cryptovalute che hanno innestato un processo di disintermediazione tra aziende, cittadino, sportello e banca. Il vero cambiamento consiste però nel fatto che a breve non avremo più bisogno di stampare moneta, ma ci muoveremo attraverso asset digitali. Il segno tangibile della rivoluzione in atto lo abbiamo avuto il 22 settembre, quando Bitcoin ha fatto ufficialmente il suo ingresso a Wall Street, venendo quindi equiparato a prodotti fisici, come il petrolio e l’oro; di qui la necessità di uno svecchiamento dell’economia che sia finalmente al passo coi tempi.

I settori di maggior impatto sono di sicuro la pubblica amministrazione, dove il cittadino/utente potrebbe avere dei servizi celeri e sicuri, dati non più ridondanti, pagamenti on line, ma anche le amministrazioni potranno procedere a controlli più efficaci – penso all’evasione fiscale e alla criminalità – e verificare la correttezza delle procedure, migliorando quindi il rapporto di fiducia tra Aziende erogatrici di servizi pubblici e cittadini stessi, che sta venendo sempre più a mancare.

Anche il P2P Energetico, sistema basato sulla condivisione locale di fonti rinnovabili, grazie alla blockchain, potrebbe migliorare la gestione dell’energia, con una maggiore attenzione all’ambiente e un buon risparmio per l’esborso della bolletta. Agrifood è un altro settore molto interessante per la filiera e la garanzia della tracciabilità degli alimenti, penso all’utilizzo di infrastrutture come droni, dispositivi IoT (Internet delle cose) o AI (intelligenza artificiale). Ma i settori sono davvero i più diversi dalla logistica all’immobiliare, dal campo assicurativo a quello dei trasporti.

Lei è fermamente convinto della straordinaria importanza della blockchain nel processo di innovazione delle imprese, delle organizzazioni e delle Pubbliche Amministrazioni; recentemente il sottosegretario Liuzzi al MED7 ha dichiarato che questa tecnologia può essere il volano per promuovere le specificità dei nostri territori e tutelare i nostri prodotti da frodi e contraffazioni. Anche la Bellanova sembra dello stesso avviso. In molti hanno iniziato a parlare del nostro come un Paese avanguardistico, è davvero così?

Sicuramente sì, essendo stata l’Italia il primo Paese in Europa a regolamentare la Blockchaim con l’Art. 8-ter, convertito in Legge il 12 febbraio 2019. Questa Legge segna un passo importantissimo per l’avvio ufficiale del protocollo nelle produzioni, nei mercati e nella finanza Italiana. Tuttavia a mio avviso la norma può e deve essere migliorata, in quanto ancora lacunosa, con linee guida dettate da organi e persone competenti, come il Team AGID. In questo momento giocare un ruolo fondamentale per il Sistema Paese, abbiamo la grande occasione di essere il punto di riferimento in Europa per queste nuove tecnologie/protocolli.

A che punto siamo in Italia?

Per non subire la tecnologia che i grandi colossi GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) stanno imponendo – parliamo di un utilizzo giornaliero pari al 90% – abbiamo la necessità di un cambio di passo repentino. Gli italiani non sono ancora pronti a sfruttare tutte le straordinarie potenzialità del digitale. Questo vale per molti altri Paesi, non solo il nostro, è basilare una formazione della popolazione prima ancora della messa a disposizione degli strumenti.

Trasparenza, consenso, responsabilità e fiducia. Più volte afferma che la Blockchain è amica dell’uomo, il concetto stesso sembra quasi un ossimoro. Ce lo vuole spiegare?

Io la vedo di più come un assioma. La blockchain supporta l’essere umano coadiuvandolo nel diminuire il margine di errore. Il sistema è sempre antropocentrico. La tecnologia senza l’input umano e senza dati, semplicemente non funziona.

La trasparenza della blockchain sintetizza l’immutabilità di un qualsiasi dato immesso, impedendone la manipolazione. Da qui i termini fiducia – di integrità del dato – e responsabilità del dato immesso.

Questo è un grande argine per le truffe cibernetiche, poiché l’interlocuzione tra due parti di acquisto e vendita di servizi o beni, avviene, giocoforza, in una modalità assolutamente cristallina.

A me piace definire questa tecnologia democratica, perché non si basa su un sistema apicale, con dei vertici accentratori, come grandi colossi finanziari e banche, ma è decentrata, ogni nodo del network ha voce, diritti-doveri e responsabilità pari a quelli degli altri nodi che ne fanno parte.

Abbiamo detto che la Blockchain può essere applicata a svariati settori. Parliamo di sanità,

quali possono essere i vantaggi e gli eventuali svantaggi?

Se fino ad oggi la storia clinica di un paziente è stata affidata ad archivi cartacei frammentati e deteriorabili, con la conseguente discontinuità di diagnosi e terapie e difficoltà di trasporto, possiamo immaginare con facilità una chiave di accesso digitale che in tempo reale ci restituisca tutto il percorso del paziente.

Dalle piccole cose come il cambio del medico di medicina generale a ricerche più complesse sullo stato di salute, fino ad arrivare a complessi studi epidemiologici, flussi sanitari, mappature della distribuzione di malattie croniche o infettive.

La rivoluzione digitale che stiamo attraversando può e deve essere il volano di una semplificazione e una umanizzazione – non solo delle cure – e anche un percorso di sviluppo e di distribuzione equo delle possibilità. Forse sono un visionario, ma quello che vedo è un buon futuro per tutti.

Lara Ferrara

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