Un caffè a regola d’arte

Martedì 3 Dicembre 2019 si è tenuta a Roma, presso la sala stampa  della Camera dei deputati, la Conferenza il cui titolo riporta “Il caffè espresso italiano si candida a Patrimonio immateriale dell’Unesco”. La conferenza, presieduta da Maria Chiara Gadda, richiama l’attenzione  sul valore  di uno degli elementi culturalmente significativi del nostro paese: il caffè espresso.

 Il caffè, dunque, al centro di un progetto politico che vede coinvolte le diverse parti, dal Pd alla Lega, a simboleggiare come una buona tazzina di espresso possa convogliare a nozze anche le coppie del “chi l’avrebbe mai detto”! Il Presidente del Consorzio Giorgio Caballini di Sassofferato ripercorre l’iter dell’iniziativa per la candidatura all’Unesco, che ebbe inizio nel settembre del 2014 quando venne fondato il “Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale” con lo scopo di promuovere il caffè italiano come patrimonio immateriale. Nel 2016 venne protocollato il dossier alla Commissione Nazionale Unesco; nell’ottobre dell’anno successivo, al Ministero dei beni culturali, si passò alla registrazione presso il Geoportale della Cultura Alimentare del MiBACT  e all’iscrizione presso i Granai della Memoria dove  l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo ha effettuato una decina di riprese nei vari settori e almeno sedici interviste di tutti gli operatori, dalle torrefazioni ai produttori delle macchine da caffè. Un altro passo importante ottenuto a marzo di quest’anno è stato l’inserimento per la prima volta nel PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) del caffè secondo tradizione veneta riportato dalla Gazzetta Ufficiale. Questo tema interessa l’intera Italia, da Bolzano a Lampedusa, in particolare dal Nord arriva il sostegno da parte di Fratelli d’Italia con l’intervento di Luca De Carlo e Franco Manzato per la Lega Nord a sottolineare l’importanza del caffè come fiore all’occhiello della nostra Nazione, patria della cultura. Oggi il caffè rappresenta un occasione di lavoro per più di settemila addetti e per quasi 150mila pubblici esercizi che ogni giorno se ne occupano con cura e passione; non è soltanto un rito ma è un elemento d’incentivo allo sviluppo, alla crescita e alla valorizzazione dei territori. Notevole anche l’intervento da parte di Massimo Cerulo, ricercatore di sociologia presso il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Padova, il quale sottolinea il rito sociale del caffè inteso come democrazia, eguaglianza, socialità, generosità: la sfera pubblica difatti nasce nelle “coffee house”, il caffè offre un pretesto all’incontro tra individui, a prescindere dal proprio status, dal proprio orientamento politico o etnia, si incontrano sconosciuti e conoscenti, si firmano accordi, viene veicolato il made in Italy: il semplice riconoscersi in un “ti offro un caffè” che fa parte del DNA di tutti gli italiani. Il caffè espresso tradizionale è l’unico che abbia la crema, la sua lavorazione segue delle precise regole: dev’essere macinato al momento, deve uscire tra i 20 e i 27 secondi, la tazzina dev’essere possibilmente in porcellana con il fondo più ristretto rispetto all’imboccatura per contenere circa 25 ml di caffè; dopo di che è pronto per essere servito ad personam: ristretto, lungo, macchiato, schiumato, doppio, ognuno ha la propria preferenza che contiene tutto il concentrato dell’insieme degli aromi e dei sapori dal gusto inimitabile. La seduta si conclude con la presenza di Flavia Piccoli Nardelli, deputata del Partito Democratico, la quale sottolinea la trasversalità del progetto tra i partiti partecipanti e quindi la cooperazione alla base dell’iniziativa; inoltre facendo riferimento alla Convenzione di Faro evidenzia come il patrimonio culturale di un paese non sia solo materiale, fatto di Chiese, Colosseo, borghi antichi e tutto ciò che costituisce il nostro patrimonio diffuso, ma sia composto anche da beni immateriali che valgono quanto quelli materiali e che Faro considera l’eredità di una comunità con le sue tradizioni che la rendono peculiare rispetto a tutte le altre.  A noi, oggi, il compito di portarla avanti.

di Sara D’ambrosi

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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