Clonazione: équipe giapponese al lavoro per riportare in vita i mammut

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Di Marco Milano

Dopo migliaia di anni, è arrivato il momento. Potrebbe sfuggire ai più l’utilità del progetto, ma sembra che i ricercatori dell’Università di Kyoto siano convinti: si può riportare in vita un mammut, dopo ottomila anni dall’estinzione. La notizia è riportata dal  giornale nipponico Yomiuri Shimbun, secondo cui i preparativi sarebbero già terminati. L’idea alla base del progetto di ricerca, è quella di introdurre delle cellule di un mammut, ritrovato congelato e conservato in un laboratorio russo, nelle cellule uovo di un elefante vivente, private del loro nucleo originario. In questo modo si dovrebbero ottenere le condizioni per ricreare un embrione col dna dell’animale estinto. L’embrione ottenuto sarà poi ospitato nell’utero di una elefante-mamma, a cui toccherà il compito di completare la gestazione. Le previsioni di riuscita da parte team – composto tra gli altri da uno specialista russo di mammut e due esperti americani di elefanti – coprono un lasso di tempo dai 5 ai 6 anni, considerando che ci vogliono circa seicento giorni per una gravidanza del genere. Per avere dei mammut vivi, tuttavia, si dovrà aspettare almeno vent’anni, secondo il professor Akira Iritani, della School of Biology-Oriented Science and Technology della Kinki University di Osaja.

Inevitabilmente, nasce una grande suggestione attorno a quest’ipotesi. Sia per le distanze temporali che ci separano da questo animale, sia per la sua stessa figura, protagonista spesso di ipotetici avvistamenti. Più volte, infatti, in tempi relativamente recenti, si è parlato di ritrovamenti di esemplari chissà come sopravvissuti o di individui comunque più simili al mammut, che agli elefanti. Un avvistamento che ha i caratteri di leggenda, è quello del 1947, in Antartide, dell’ammiraglio Richard E. Byrd.  In molti hanno voluto identificare, negli elefanti ‘anomali’, individuati da Byrd, dei mammut inspiegabilmente ancora in circolazione. Nel 1992: alla ricerca di elefanti giganti, secondo la tradizione dei nativi, l’esploratore John Blashford Snell, ne trovò alcuni con caratteristiche morfologiche molto vicine a quelle del mammut. E non nascondiamo che il pensiero corre dritto al Parco Jurassico, dell’omonimo film di Spielberg del 1993. Quando la finzione regala premonizioni alla scienza, ancora una volta. Ma immaginare uno zoo del pleistocene può essere solo ottimo materiale cinematografico, per il momento.

La strada è lunga e ignota, sebbene gli sforzi non siano proprio recenti. Si contano già tre occasioni, a partire dal 1997, in cui ricercatori della Kinki University erano riusciti a procurare dei campioni di pelle e tessuto da mammut mummificati in Siberia. In quel caso, il ghiaccio boicottò il progetto, costringendo gli studiosi ad abbandonare l’idea. Negli ultimi anni però – 2008 – Teruhiko Wakayama dell’Università di Kobe è riuscito nell’impresa di clonare cellule di topo rimaste congelate per 16 anni. E’ stato nel perfezionare la tecnica di Wakayama che il team di Iritani ha riportato in vita il progetto. Nella speranza di passare a ben più spettacolari resuscitazioni.

Come sempre, quando si ha a che fare con studi sulla vita, sorgono dei legittimi dubbi di natura etica. Il professor Iritani ha dichiarato, gli giorni al Daily Mail, la sua opinione: “Se si potrà creare un embrione clonato prima di trasferirlo nell’utero bisognerà però discutere su come farlo nascere e se eventualmente mostrarlo in pubblico”. Nessun dubbio sulla tenerezza che l’intero pianeta potrà sperimentare riscoprendo un possibile baby-mammut. C’è da interrogarsi sul viceversa.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

One Comment

  1. Imma Giuliani
    23 gennaio 2011

    Penso che la fase più delicata dell’operazione della clonazione sia l’estrazione del DNA dal campione congelato a causa dei danni subiti dalle cellule stesse nel processo di congelamento.Ma la scienza, come spesso Ha dimostrato, non ha paura di limiti e censure, eD è questo vero il problema.

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