Cos’è l’identità sociale?

Il tipo di lavoro che scegliamo o quello per il quale stiamo studiando, le attività con le quali riempiamo le nostre vite, formano la nostra personalità e l’idea che noi abbiamo di noi stessi così come la vediamo allo specchio o la presentiamo agli altri. Ciò nonostante l’erosione degli spazi extra lavorativi e del tempo libero ha sminuito tutto questo delineando untracciato esistenziale tradizionale e claustrofobico, fatto di studio-lavoro-famiglia.
Difficilmente accostati a questo genere di narrazione e spesso descritti semplicemente come scansafatiche o buoni a nulla, i Neet (Neither in employment, education or training) rappresentano una fetta rilevante dei giovani italiani. I cosiddetti “nulla facenti” della società, in realtà, sono creati dalla società stessa da una sorta di repressione esistenziale imposta.

Le statistiche sull’occupazione e sulla disoccupazione sono state tradizionalmente utilizzate per descrivere i mercati del lavoro, fornendo dati sulle persone che hanno un lavoro e su coloro che sono attivamente alla ricerca di uno. Tuttavia, un’analisi della partecipazione al mercato del lavoro dei giovani è alquanto diversa, soprattutto quando:

• gran parte dei giovani continua a frequentare la scuola, l’università, l’università, altri istituti di istruzione superiore o formazione

• un altro gruppo di giovani non ha un impiego (disoccupato o economicamente inattivo), né istruzione o formazione (NEET).
La percentuale di giovani né occupati, né nell’istruzione e nella formazione ((NEET)) è un indicatore che misura la percentuale di una determinata “sottopopolazione” che non è occupata e non è coinvolta in ulteriori studi o formazione; queste persone possono essere suddivise tra coloro che sono disoccupati e quelli che sono considerati economicamente inattivi (in altre parole, non hanno un lavoro e non sono attivamente in cerca di lavoro).

Con un numero record di NEET a seguito della crisi economica e finanziaria, ci sono state preoccupazioni tra i responsabili politici sul fatto che un’intera generazione di giovani nell’UE potesse rimanere fuori dal mercato del lavoro per gli anni a venire. Le implicazioni di ciò sono duplici: a livello personale, è più probabile che questi individui siano privati ​​del diritto di voto e soffrano di povertà ed esclusione sociale, mentre a livello macroeconomico rappresentano una perdita considerevole in termini di capacità produttiva non utilizzata.

La soluzione è uscire dagli schemi, seguire la propria predisposizione senza compromessi, senza comprimersi in traiettorie tracciate da altri specialmente da alcune istituzioni ancora corrotte ed impostate al declino esistenziale. Quando si parla di formazione non si deve propinare un’idea o un sentore di disgregazione, distruzione. Bisogna dire no al terrorismo emotivo di chi vuole creare vuoti a disperdere.

Ph Andrés Arce Maldonato

Lara Ferrara

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