All’Auditorium Parco della Musica il Tempo di Chet suonato da Paolo Fresu

In scena all’Auditorium Parco della Musica lo spettacolo Tempo di CHET. La versione di Chet Baker, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e nato dalle parole di Leo Muscato e Laura Perini e dalle musiche create e curate ad hoc da Paolo Fresu, che provano a raccontare la complicata e a tratti disastrosa vita di uno dei musicisti jazz più dibattuti del ventesimo secolo. La figura di Chet Baker, enigmatica e così immersa nelle proprie tenebre, viene incarnata da Alessandro Averone, che all’inizio dello spettacolo appare con la testa china sul bancone di un bar. La scenografia, elaborata ad arte, ci proietta, infatti, istantaneamente in quei club dove si è scritta negli anni la storia del jazz. Il racconto si dipana, poi, attraverso il dialogo tra musica e parole, in alcuni momenti forse difficili da scindere, vista la bellezza dell’una e il veloce flusso delle altre. Fresu alla tromba e flicorno, Dino Rubino al piano e Marco Bardoscia al contrabbasso, danno la struttura portante all’intera rappresentazione, attraverso notevoli composizioni musicali che rievocano quell’anima delicata e molto spesso sofferente di Baker. Il personaggio Chet, grazie all’intervento di attori quali Paolo Li Volsi, Rufin Doh, Mauro Parrinello, Daniele Marmi, Debora Mancini, Graziano Piazza e Laura Pozone, viene rivelato attraverso i racconti delle persone più vicine a lui che nel tempo lo hanno conosciuto, amato, aiutato e spesso anche criticato. Dal bambino che ascolta le prime note da quel padre burbero che però gli regala la prima tromba, agli anni difficili fatti di droghe, carcere e solitudine, fino al 1998, quando, probabilmente, decise di terminare la sua vita gettandosi dalla finestra di un albergo ad Amsterdam. Sicuramente un ottimo modo per rivivere, ma anche un buon approccio per iniziare a conoscere la storia di quel “bianco che sapeva suonare il jazz”.

di Marina Capasso

 

 

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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