Ecologia del vivere: Avatar e social network

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di Stefania Taruffi


Da quando esistono blog, forum, siti interattivi, su internet ci s’imbatte in nickname (soprannomi) di ogni sorta e non si sa mai chi c’è dall’altra parte. Esistono da qualche tempo anche molti siti che permettono di creare un ‘avatar’, cioè il nostro ‘alter ego’, completamente costruito dalla nostra fantasia. Per questo avatar possiamo inventare una vita parallela, farlo fidanzare, costruirgli una casa su misura, scegliergli un lavoro e fargli vivere la vita che vorremmo noi. Poi sono apparsi i social network, Facebook è il più diffuso, nati soprattutto per mettere in contatto fra loro ‘persone reali’ e farle comunicare in maniera rapida e costante, con persone amiche e dai profili chiari.

Dopo un po’ però anche Fb ha cominciato a mostrare i suoi punti deboli: a parte chi lo usa professionalmente e chi si limita ‘a esserci’ in maniera asettica, la maggior parte delle persone condivide lì  tutto: pensieri, opinioni, problemi, amori, desideri, sogni, disperazione. Una sorta di vetrina del sé, di cui abili manovratori della psiche umana potrebbero abusare in ogni momento. Per non parlare dell’aspetto delicato e sfumato del concetto di privacy, alla quale ognuno sembra aver rinunciato.

Bisogna dunque stare attenti a chi dare ‘amicizia’. Infatti sono spuntati anche i manovratori sotto falso nome, insieme ai ‘fantasmi’ del web, persone con nomi inventati e foto ‘prese in prestito’, che nessuno potrà mai identificare. Molti si nascondono per fare il comodo loro senza essere riconosciuti, sbandierando il concetto ambiguo che in tal modo ‘possono essere se stessi’. Ma se stessi chi, molti si domandano? Altri sono pericolosi e nascono per fare del male: pedofili, violentatori, stalker. Dare loro amicizia a volte può significare guai seri. E giacché molti minorenni, pur essendo loro vietato il mondo dei social network, hanno un profilo su Facebook, la Polizia Postale ha un bel da fare per proteggerli.

Uno dei protagonisti del film "Avatar" di James Cameron

Insomma internet e i social network possono rappresentare uno strumento incredibile di condivisione, dialogo e scambio. Di solidarietà e creazione di relazioni positive. Tuttavia, esporsi troppo al rischio del virtuale, può anche rappresentare un ‘pericolo’, sia in termini generali che personali: una sorta di rifugio in un mondo parallelo che non è la realtà e spesso collide con essa. Addirittura Papa Benedetto XVI in questi giorni si è espresso sull’argomento, con il suo messaggio divulgato in occasione della 45/a Giornata Mondiale sulle comunicazioni sociali, sul tema “Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale“. Papa Ratzinger ha affermato: “Come ogni altro frutto dell’ingegno umano, le nuove tecnologie della comunicazione chiedono di essere poste al servizio del bene integrale della persona e dell’umanità intera“, e “se usate saggiamente, esse possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano”. Esistono tuttavia “alcuni limiti tipici della comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione – elenca il Papa -, la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompiacimento“. Secondo Papa Ratzinger, “il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell’autenticità del proprio essere”. “La presenza in questi spazi virtuali – aggiunge – può essere il segno di una ricerca autentica d’incontro personale con l’altro se si fa attenzione a evitarne i pericoli, quali il rifugiarsi in una sorta di mondo parallelo“.

Non credo ci sia molto altro da aggiungere al suo sensato discorso. Forse, il fatto che essere se stessi rappresenta, nel bene e nel male, una virtù. E presentarsi  alla luce del sole con la propria faccia esteriore e interiore, un modo per confrontarsi, crescere e migliorare se stessi, con fiducia e apertura verso il prossimo. Tuttavia, guardarsi negli occhi resta ancora il modo più bello per salutarsi, amarsi e condividere le cose della vita. Soprattutto quelle più personali.

Foto in licenza CC: Melinda_trustedeal

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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