Coronavirus: Parla Il professor Roberto Burioni, virologo

Due turisti cinesi, i primi casi accertati di coronavirus in Italia sono ricoverati in isolamento, attualmente sono in buone condizioni.
Questo ci fa pensare che non ci siano persone esposte. Lo ha ribadito il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito in conferenza stampa a Palazzo Chigi assicurando che “al momento sembra non ci siano rischi” di focolai. La coppia di cinesi ricoverata allo Spallanzani è originaria della provincia di Wuhan. Secondo quanto si è appreso erano arrivati dieci giorni fa, il 23 gennaio a Milano. Dopo alcune tappe per l’Italia sono arrivati a Roma. Ieri sera si sono sentiti male e, visti i sintomi che presentavano, sono stati presi in carico da personale del 118 e ricoverati allo Spallanzani.

Ma facciamoci due chiacchiere anche con il Roberto Burioni, il virologo ormai paladino sui social, che ha parlato del coronavirus e spiegato come evitare il contagio da esso.

Burioni ci spiega che se una malattia ha il 3% di mortalità ed è molto diffusa è una catastrofe. Ci si ricordi che la febbre epidemica Spagnola nel 1918 ha avuto il 2% di mortalità. Ai novemila casi diagnosticati bisognerebbe aggiungere come minimo uno zero. Non ci sono farmaci e vaccini attualmente.

“Spero di sbagliarmi ma non credo che il vaccino contro il coronavirus possa essere pronto entro un anno o comunque molti altri mesi. Ho la sensazione che questa epidemia dovremo affrontarla con quello che abbiamo. Non abbiamo farmaci, non abbiamo vaccini, ma abbiamo la possibilità di fare diagnosi e noi in Europa dobbiamo mettere tutto il nostro impegno nell’ostacolare la diffusione”.

Burioni ha aggiunto riguardo gli oltre novemila casi di cui si è detto, “Questo è un numero che non sta né in cielo né in terra. Come minimo ci va un altro zero, come minimo. Dalla Cina non arrivano purtroppo dati attendibili. La mortalità del 3%, come detto da alcuni, sarebbe una mortalità altissima. Se una malattia ha il 3% di mortalità ed è molto diffusa è una catastrofe, non è poco, noi speriamo sia molto di meno. La Spagnola nel 1918 ha avuto una mortalità fra il 2 e il 3% Spero sia più bassa alla luce di tanti casi non diagnosticati e che sfuggono al controllo cinese”.

LF: Ha senso evitare ristoranti cinesi?

“Questa è una situazione che merita tutta la nostra attenzione e non deve essere sottovalutata, però non ha nessun senso in questo momento evitare i cinesi, i ristoranti cinesi o i quartieri cinesi in Italia. L’unica cosa che deve essere evitata sono i viaggi in direzione della Cina, o in altre zone a rischio”, aveva scritto poco prima Burioni sul suo sito Medical Facts, a proposito del virus che si sta diffondendo dalla Cina. Avevamo ragione – continua Burioni – e questa volta ci dispiace perché avremmo preferito avere torto. Dieci giorni fa molti affermavano che il rischio di arrivo in Europa di questo coronavirus fosse minimo e invece è arrivato. Altri dicevano che il virus sarebbe rimasto circoscritto; al contrario si sta diffondendo in Cina, nonostante la quarantena più immensa che la storia dell’uomo ricordi. Abbiamo sempre detto che i numeri cinesi erano poco affidabili e che era meglio non fidarsi, ora è evidente a tutti che le cose stanno effettivamente così”.

Tutto il mondo è a rischio e l’Organizzazione mondiale della sanità ha corretto la sua valutazione sulla situazione relativa al rischio per il coronavirus cinese, elevandolo da “moderato” ad “alto”.
La situazione attuale richiede ai paesi di tutto il mondo, compreso il nostro, di essere pronti a fare di tutto per controllare l’eventuale diffusione del coronavirus.

LF: In quale modo controllare il coronavirus?

“Isolando e monitorando in caso ti contagio, senza creare allarmismi. Non andando in Cina e controllando chi arriva dalla Cina. Tutto questo con una maggiore intensità rispetto a prima”, sottolinea Burioni. “Importante fare in modo di abbassare il più possibile – dice – il tasso di riproduzione del virus che, dalle stime attuali, sembra attestarsi intorno al 2,6 per cento. Questo significa che un paziente contagia mediamente 2,6 persone”.

Lara Ferrara

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