Inquinamento e biomasse legnose

Le mia curiosità ed io mio impegno reale per le scienze ambientali e la salute dell’uomo, mi hanno spinto a fare una ricerca su l’uso delle energie combustibili. Le biomasse legnose in particolare, che effetti possono avere sulla salute dell’uomo e dell’ambiente circostante?

Partiamo dal fatto che l’uso di biomasse legnose è la principale fonte di energia e di inquinamento nelle abitazioni dei paesi in via di sviluppo che ne incentivano l’uso energetico nelle centrali termoelettriche per ridurre le emissioni di gas clima alteranti.

Ma cosa sono le biomasse legnose?

Le biomasse sono fonti energetiche rinnovabili non fossili e più precisamente la parte biodegradabile di prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile di rifiuti industriali o urbani. Si tratta dunque di un termine molto ampio che indica materie molto diverse tra loro.
Sono biomasse anche la legna da ardere, così come il cippato e il pellet, i materiali legnosi più utilizzati come biocombustibili per alimentare i moderni sistemi di riscaldamento come caldaie, stufe e altri apparecchi domestici. Essendo tutti biocombustibili di origine legnosa che derivano da processi di lavorazione del legno, tutti e tre i materiali possono essere definiti come biomasse legnose.

L’uso di biomasse legnose per la produzione di calore per usi domestici produce importanti impatti ambientali all’interno e all’esterno delle abitazioni, dovuti alle emissioni di sostanze tossiche e cancerogene. Un particolare problema associato alla combustione delle biomasse è l’alta concentrazione di polveri ultrasottili nei fumi. Questo problema è di entità maggiore negli impianti domestici ma riguarda anche i grandi impianti termoelettrici alimentati con biomasse legnose. In entrambi i casi, i fattori di emissione attualmente disponibili segnalano che, a parità di energia prodotta, le emissioni di caldaie a biomasse, sono nettamente superiori alle emissioni di centrali alimentate con metano.
Gli effetti sulla salute delle esposizioni ai fumi prodotti da impianti a biomasse per usi domestici, possono essere rilevanti e le emissioni di grandi centrali a biomasse richiedono adeguati e urgenti monitoraggi ambientali e sanitari.
Nei fumi che si producono con la combustione del legno sono presenti numerose sostanze tossiche e cancerogene: benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, polveri fini e ultrafini. I fattori di emissione disponibili dimostrano come, a parità di energia prodotta, le centrali termoelettriche alimentate a legna inquinino molto di più di quelle a gas naturale. Tutti gli studi confermano come i fumi di legna producano un deterioramento della qualità dell’aria, all’interno e all’esterno delle abitazioni, in particolare a causa della emissione di polveri fini e ultrafini. Numerosi studi hanno valutato i possibili effetti sulla salute attribuibili all’esposizione, in ambienti domestici, ai prodotti di combustione di biomasse.

Quindi concludendo anche il fumo di legna può avere effetti negativi sulla salute umana, basti pensare che nel 2010 la IARC ha classificato il fumo di legna come possibile cancerogeno per l’uomo. In Europa, la produzione d’energia elettrica e di calore dalla combustione di biomasse è in costante aumento (12% annuo), questo grazie agli incentivi per favorire la produzione di elettricità da fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni di gas serra.
Ma a oggi mancano ancora studi adeguati per valutare gli effetti ambientali e sanitari delle numerose centrali termoelettriche entrate in funzione attualmente.

Lara Ferrara

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