Si può umanizzare l’economia?

Se si cambiano alcuni presupposti ideologici si, secondo la teoria del movimento umanista che José-Luis Montero de Burgos, ci dà per risolvere il problema.

José Luis Montero de Burgos era un ricercatore, dottore ingegnere forestale, con oltre quarant’anni di servizio nella pubblica amministrazione come insegnante presso le università Autonomous e Complutense di Madrid. Oltre ad innovare il campo dell’economia, lavorò come professore di discipline umanistiche studiando a fondo il problema sociale in relazione al rapporto capitale / lavoro e focalizzandolo da una prospettiva scientifica. Le sue ricerche in questo campo lo hanno portato a creare un nuovo modello di business, che ha chiamato “società integrata” o “società umanista”.

Nel 1956 registrò il suo primo brevetto. Due anni dopo ricevette l’onorevole menzione del Premio nazionale per la ricerca agricola e nel 1961 e 1962 gli ordini dell’Ordine al merito agricolo.

Successivamente, è stato capo della sezione Grassland and Nursery dei servizi centrali della PFE (1965) e capo della sezione Ripopolazioni della PFE (1967), una posizione in cui continua a creare ICONA fino al 1986.

Scioccato dalle rivolte giovanili del sessantotto, iniziò a studiare il problema sociale in relazione al rapporto capitale / lavoro, concentrandosi in particolare sulla concezione della società attuale, alla quale attribuisce molteplici carenze iniziali e dubita dei problemi di rischio, proprietà, partecipazione agli utili, democrazia interna in azienda, ecc.

Nel 1974 pubblica il suo primo libro di “diagrammi bioclimatici” , dopo aver raccolto, per anni, i dati di tutte le stazioni meteorologiche spagnole. L’idea di base degli indici bioclimatici offerti in questi diagrammi è quella di mettere in relazione il clima con l’attività vegetativa, cioè cercano di trovare la capacità di un clima di produrre “biomassa vegetale” quantificando così l’influenza del clima sulla massa silvicoltura e viceversa.

Sempre nel 1974 inizia a sviluppare la sua attività didattica dirigendo, per due corsi, il Seminario “Il problema del capitale e del lavoro” presso il Dipartimento di Studi umanistici contemporanei dell’Università autonoma di Madrid. Poco dopo, nel 1977, diresse un seminario di 5 sessioni su “The Integrated Company” presso la Higher Technical School of Forestry Engineers. Nel 1989 ha lavorato come professore presso l’Istituto universitario di risorse umane dell’Università Complutense di Madrid.

È stato nominato consulente tecnico della direzione dell’ICONA nel 1986, da quando ha ricoperto l’incarico fino al suo pensionamento nel 1989.

Dagli anni novanta inizia a tenere conferenze e seminari incentrati sul problema sociale. Questi includono: “New Business Frontier” al Simposio internazionale di Mosca (8, 9 e 10 ottobre 1993), “Basi di un’economia umanistica” presso l’Università del Chiostro di Sor Juana de Mexico, DF (7 e 8 Gennaio 1994) e “Humanism in the Economy”, presso l’Università Nazionale di Formazione a Distanza (UNED) di Madrid (8, 9 e 10 luglio 1997).

Nel 1999 il Collegio e l’Associazione degli Ingegneri delle Foreste, insieme al gruppo TRAGSA, hanno convocato per la prima volta il premio giornalistico “Montero de Burgos”

Se pensiamo che nel mondo attuale, dopo la caduta dei regimi del socialismo reale, sia impossibile avanzare delle proposte alternative a questo sistema economico, il crollo del comunismo, oltre a decretare la giusta fine di un sistema autoritario e disumano, ha determinato l’affermazione del capitalismo e dell’ideologia neoliberista. Se questo sistema economico funzionasse bene, nel senso di un benessere crescente alla portata di tutti gli esseri umani, non sarebbe necessario lo sforzo nel tentativo di cambiarlo. Purtroppo non ci troviamo in questa situazione: a crescere è la miseria, il divario tra poveri e ricchi, la massa degli esclusi, in una parola, la disumanizzazione.

Finora ci si è preoccupati di decidere se la proprietà dei mezzi di produzione debba essere privata o pubblica, ma nessuno ha mai messo in discussione il fatto che questa proprietà comporta il potere sulle persone, lo si è dato per scontato, come se fossero precisamente la stessa cosa – si è discusso se il titolare dei mezzi di produzione, il proprietario dell’impresa, dovrebbe essere il privato o la comunità. Con quanta naturalezza si è scambiata la proprietà dei mezzi di produzione con la proprietà dell’impresa! Come se fossero concetti identici. Da qui a confondere l’impresa con le sue strutture materiali (l’edificio, i macchinari) il passo è breve e immediato. Però l’impresa è fondamentalmente le persone che ne permettono il suo funzionamento, ossia gli investitori e i lavoratori. E’ evidente che i soli investitori con le strutture materiali non sarebbero in grado di far funzionare da soli, cioè senza i lavoratori, un’impresa. In conclusione non si può assolutamente fare a meno del fattore umano e di questo bisogna avere il massimo rispetto.
Basti pensare che sia nei paesi capitalisti sia in quelli socialisti, il proprietario (lo Stato o il privato) dei mezzi di produzione detiene il potere sulle persone, è manca qualsiasi forma di democrazia aziendale. La proposta di Burgos (e del Movimento umanista) non mira all’esproprio dei detentori della proprietà, ma al riconoscimento del diritto di decidere anche per il lavoratore. Di solito tale diritto è negato perché si afferma che l’imprenditore è soggetto al rischio nel momento che investe il suo capitale. Tutto ciò, in realtà,per giustificare che al proprietario spetta il capitale (con i profitti e le perdite), e al lavoratore il salario. Come se il lavoratore non fosse sottoposto a nessun tipo di rischio quando perde il posto di lavoro! Così la capacità di decidere deve essere proporzionata al rischio che è crescente per il lavoratore (perché assume delle responsabilità familiari) e decrescente per l’imprenditore (in quanto può accumulare i profitti).

Lara Ferrara

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