Il potere della vulnerabilità

“Sono così grata, perché sentirmi così vulnerabile significa che sono viva!” Brené Brown

Essere vulnerabili è un atto di coraggio. E’ la capacità di mostrarsi per quel che siamo, esseri umani imperfetti alla ricerca della connessione con gli altri.
La vulnerabilità non è socialmente accettata, è disapprovata in modo tacito. I mass media, i social network, la cultura dell’efficienza nella quale siamo immersi dalla tenera età, ci portano ad avere un Sé ideale e difficilmente irraggiungibile. Perdiamo la connessione con noi stessi perché non accettiamo quelle parti di noi di cui ci vergogniamo.
Siamo qui, in questo mondo, per rimanere connessi con gli altri: senza le relazioni sociali non potremmo vivere. Come esseri umani abbiamo necessità di essere approvati dagli altri. La connessione autentica con i nostri simili avviene perché prima di tutto siamo collegati a livello profondo con i nostri sentimenti e non abbiamo il timore di entrare nelle nostre zone d’ombra di cui ci vergogniamo.
La ricercatrice americana Brené Brown ha studiato per oltre 10 anni la vulnerabilità e su come essa influisca sulle relazioni sociali degli esseri umani. Ha individuato due tipologie di persone, quelle che si sentono di meritare amore e connessione con gli altri e quelle che invece si vergognano e pensano di non essere degne dell’ amore altrui.
Le persone che si amano e si accettano così come sono si sentono meritevoli di avere rapporti con gli altri e concepiscono la vulnerabilità come un valore aggiunto. E’ proprio La vulnerabilità a renderli migliori. A spingerli in imprese senza garanzie di successo, ad avere il coraggio di dire per primi le parole “Ti amo”, ad avere la volontà di investire in una relazione che potrebbe funzionare o no, ad avere la capacità di rischiare smettendo di prevedere e controllare.
Le persone che si vergognano e pensano di non meritare amore dagli altri, stanno male con sé stesse in quanto non si sentono di raggiungere il modello di perfezione e risolutezza che la società si aspetta e rinforza.
Alcune di loro, per evitare di sentire lo stato di malessere che le attanaglia, cercano di anestetizzare le loro emozioni con l’uso di droghe o con l’alcool. La spinta ad iniziare è la fuga dalla vita frustrante, dalla bassa autostima causata dall’incapacità di imparare dai propri errori, dal credere di non essere accettati dagli altri.
Per gli adolescenti, in cui è in atto una grande trasformazione psico-fisica, il vero problema è l’essere facilmente condizionabili, il non poter apparire “diversi” dagli altri, per paura di essere esclusi dai coetanei.
Passeggiare per la strada o all’interno del locale con la bottiglia in mano o un bicchiere pieno di super alcolico diventa uno “status simbol”. L’alcool si trasforma in un mezzo per superare tutti i sentimenti negativi e per sentirsi vivi emozionalmente, almeno per una serata.
Purtroppo se cerchiamo di anestetizzare le emozioni che consideriamo negative come la paura e la vergogna, addormenteremo di conseguenze anche quelle positive come l’amore e la gioia. Non vi è possibilità di sentire solo il piacere ed evitare il dolore. O sentiamo tutto o non sentiamo niente!
La VULNERABILITA’ è un valore aggiunto, ed è assolutamente necessaria per avere una vita gioiosa in connessione con gli altri! Per sviluppare rapporti autentici abbiamo bisogno di essere visti senza la maschera della perfezione, abbiamo necessità di sentire le nostre emozioni per essere vivi, abbiamo bisogno di sentirci frustrati per avere il coraggio di osare!

di Cristiana Zanello

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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