Remigio Fabris un’esperienza percettiva nuda

Remigio Fabris e la sua esperienza percettiva resa in maniera così nuda ed incontrovertibile.
Le visioni di Fabris sono così dirette da poter essere colte all’istante e senza dover rifletterci. L’inconscio potrà agire, a suo modo,nel momento in cui la paura si manifesta nell’individuo acuendone i sensi.

In mostra con visioni chiare, ordite in un modo dettagliato nella resa dei dettagli dove si impressionano istanti che lasciano profondi e lunghi sedimenti.

Non vi è solo un artista che rifugge dall’orrido, dalla deformazione plastica per mostrare il lato più scabroso, pittoricamente, nel mentre in cui avviene.

Nelle sue opere ci sono momenti di vita e di morte messi a tacere, o forse no.

Illusionismo e manifestazioni tecniche come mezzo funzionale di espressione della forma.

Un espressionismo formalizzato in una tecnica superba, rimarchevole tenendo conto che è di un autodidatta che si parla.

L’acrilico come tecnica preferenziale, gli smalti, l’intervento pittorico su materiale fotografico a scavare nell’anima dei suoi ritratti e a rivelarne intimità umane.
Un’estetica che riconnette chi osserva con la natura più intima del suo vissuto.

E’ empatia che sacrifica esistenze al culto del dolore dove Fabris induce chi osserva l’opera a lanciarsi in un gioco, una sfida, un atto di disperazione. Una scelta estrema tra ciò che anima la raffigurazione sulla tela e l’inconscio di chi osserva.

Lara Ferrara

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