Vi racconto la toccante leggenda de “Il ciliegio del sedicesimo giorno”

“Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi”

Pablo Neruda

La filosofia del ciliegio le le curiosità legata alle sue storie e leggende.
Il termine Ciliegio viene da Kerasus sembra derivi dalla città di Kerasunte origine da cui l’albero sarebbe arrivato fino alle nostre terre Grazie a Lucullo nel 74 a.c. o almeno così racconta Plinio il Vecchio .
Nelle ricerche fatte su questa nobile pianta sono state trovate ben due curiosità. La prima che vede bruciare i rami di ciliegio durante le festività natalizie e l’inizio del nuovo anno pper invocare, appunto, un nuovo inizio le ceneri venivano utilizzate per fecondare le vigne.

Voglio spendere due parole per quella che è la leggenda che mi ha più colpito e che viene dal Giappone dove da secoli impazza l’hanami, che letteralmente significa “ammirare i fiori”, tradizione giapponese del godere della sorprendente fioritura dei ciliegi.

Quella che vi voglio raccontare è una potente leggenda giapponese: “Il Ciliegio del Sedicesimo Giorno”.

Dunque, inizio con il racconto:

“Il ciliegio del sedicesimo giorno”

Nel distretto di Wakegori c’è un ciliegio famoso e antichissimo chiamato Jiu-roku-zakura, ovvero «ciliegio del sedicesimo giorno», perché fiorisce tutti gli anni il sedicesimo giorno del primo mese (secondo il vecchio calendario lunare), e quello soltanto.
Il tempo della sua fioritura cade quindi nel periodo del grande gelo, sebbene per regola naturale i ciliegi attendano la primavera prima di azzardarsi a fiorire. Bene, si narra che in questo albero alberghi lo spirito d’un uomo, esattamente un samurai.

Questo albero cresceva nel suo giardino e fioriva, insieme a tutti gli altri, verso la fine di marzo e i primi di aprile. Il nobile samurai giocava sotto l’albero da quando era bambino; i suoi genitori, i suoi nonni e i suoi antenati avevano appeso ai suoi rami in fiore, una stagione dopo l’altra, per più di cento anni, strisce di carta colorata che recavano scritte poesie e di lode.

Lui stesso era diventato vecchissimo sopravvivendo ai suoi figli e non gli era rimasta altra creatura da amare, se non quel ciliegio. Durante l’estate di un certo anno però, l’albero iniziò ad avvizziersi e morì. Il vecchio se ne dolse oltre ogni molto ed invano i cortesi vicini gli trovarono un altro ciliegio, giovane e vigoroso, e lo piantarono nel suo giardino con la speranza di recargli un po’ di conforto. Ma a nulla servì in realtà perché il vecchio samurai aveva la morte nel cuore, perché tanto aveva amato quell’albero. Nulla avrebbe potuto consolarlo.
Un giorno però gli venne un’idea: si ricordò come si poteva salvare un albero morente. Così il sedicesimo giorno del primo mese si recò da solo in giardino e s’inchinò davanti all’albero avvizzito rivolgendogli le seguenti parole: «Ti scongiuro di fiorire ancora una volta perché sto per morire al posto tuo». (È convinzione diffusa in Giappone, infatti, che si possa immolare la propria vita per quella di un’altra persona, o per qualsiasi essere del creato, compreso un albero, purché si ottenga l’aiuto degli dèi; e questa trasmigrazione dell’esistenza è espressa dalle parole “Migawari ni tatsu” cioè letteralmente “agire per sostituire”.)

Allora il vecchio si distese sotto l’albero con un telo candido e vi depose alcuni cuscini, quindi vi s’inginocchiò e fece hara-kiri, alla maniera dei samurai. E il suo spirito trasmigrò nell’albero e lo fece rifiorire in quel preciso istante.

Dopo quell’onorevole gesto tutti gli anni l’albero continuò a fiorire il sedicesimo giorno del primo mese dell’anno, cioè nella stagione delle nevi.

Fine.

Lara Ferrara

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