Mes e coronabond strumenti di indebitamento identici

Partiamo dal fatto che il dibattito che contrappone il Mes ai coronabond è assurdo, perché in realtà sono strumenti di indebitamento identici.
L’unica distinzione è tra emissione unilaterale e simultanea di nuovo debito.
Si è manifestata una forte contrarietà al Mes (Meccanismo europeo di stabilità) anche nella nuova versione proposta dall’eurogruppo (la possibilità di accedere a fondi fino al due per cento del Pil alla sola debole condizione di utilizzarli per la spesa sanitaria). Il Mes viene percepito come un compromesso vincolante, e potenzialmente dannoso, rispetto all’ipotesi dei cosiddetti coronabond.
Però è giusto specificare da subito che sono due nomi diversi con lo stesso significato di debito.
L’opinione comune su questo tema si fonda su una concezione completamente errata cioè che l’accesso al Mes comporterebbe per l’Italia l’accensione di nuovo debito (anche se minimamente condizionale e a costi bassissimi) che il paese sarebbe costretto a restituire; mentre i fantomatici coronabond invece costituirebbero debito “garantito da tutti gli stati Ue”.
Bene, questo concetto reale però viene erronaemente interpretato da molti cittadini che pensano che con i coronabond l’Italia contrarrebbe un debito ripagato da altri.

La contrapposizione tra Mes e coronabond è in realtà, incomprensibile. Perchè nella sostanza coincidono. Il Mes è un fondo assicurativo con quote garantite da tutti i paesi dell’Ue. Per esempio se una unione è formata da dieci paesi identici e ogni paese mette dieci euro in una cassa comune (ogni paese contribuisce in proporzione al proprio Pil). La cassa comune (cioè il Mes) usa questi cento euro come garanzia per indebitarsi “a leva” sul mercato per un ammontare molto più alto di cento. Visto che questo debito ha come base di garanzia un ampio fondo, presumibilimente per la cassa comune sarà facile indebitarsi a tassi di interesse molto bassi, e sicuramente più bassi di quelli che ciascun paese da solo riuscirebbe a ottenere.
La cassa comune a sua volta, ottenuti duecento euro sul mercato, li presterà ai diversi paesi a tassi di interesse similmente molto bassi; con la sola condizione, nel caso specifico del Mes recentemente deliberato dall’Eurogroppo, che il prestito sia usato per spese sanitarie conseguenti all’emergenza Covid.

Risulta allora difficile trovare la differenza con una eventuale emissione di coronabond, ovvero titoli di debito emessi per raccogliere risorse da destinare alle spese sanitarie da covid e garantiti da tutti i paesi dell’Unione.Il meccanismo è sempre lo stesso.
I paesi partecipanti fanno il pooling delle risorse (cioè cassa comune). Un’istituzione comunitaria poi (il Mes o la Commisisone Europea) utilizza questo fondo per emettere debito a condizioni molto vantaggiose, sfruttando proprio la credibilità del fondo come garanzia per poi prestare risorse ai singoli paesi a condizioni più vantaggiose di quelle che ciascun paese individualmente potrebbe ottenere sul mercato.

Specificando che l’ultima affermazione si realizzerebbe solo nell’ipotesi in cui tutti i paesi partecipanti alla cassa comune siano identici: Nord Europa (niente rischi) e Sud Europa (più rischioso) in realtà non lo sono. Il meccanismo della “cassa comune” implicherebbe anche un trasferimento dai paesi del nord verso quelli del sud, perchè il tasso di interesse a cui la cassa comune si indebiterebbe sul mercato, sarebbe poi la media dei tassi di interesse a cui il nord e il sud riuscirebbero ad indebitarsi se si presentassero sul mercato separatamente.
Quindi perché una parte dell’opinione pubblica e del governo italiano insistono nel rigettare il Mes a favore dell’ipotesi-coronabond, come se si trattasse di due soluzioni radicalmente diverse?

Quando si pensa, erroneamente, ai coronabond non si può avere in mente uno strumento fondamentalmente diverso dal punto di vista finanziario perché così non può essere. Si tratta sempre di emissione di nuovo debito, che andrebbe sempre ripagato, esattamente come nel caso del Mes.
Forse alcuni hanno in mente che mentre nel caso del Mes l’Italia accenderebbe nuovo debito in via unilaterale (cioè da sola), l’emissione di coronabond sarebbe simultanea da parte di tutti paesi dell’Unione. In questo modo l’Italia eviterebbe la presunta onta di emettere nuovo debito in via unilaterale. La contrapposizione logica corretta, quindi, non è quella tra Mes e coronabond ma quella tra emissione unilaterale di nuovo debito (seppur garantito da una “cassa comune” e quindi, per l’Italia, a condizioni migliori rispetto ad una nuova emissione di Btp) ed emissione simultanea.

I coronabond illuderebbero ad una tripla concessione:
Primo,emissioni di debito a tassi di interesse garantiti (condizione già ottenuta con il nuvo Mes). Secondo, l’impegno di tutti i paesi dell’Unione a emettere simultaneamente nuovo debito (la Grecia, colpita in modo minimo dalla crisi Covid, potrebbe per una volta, e incredibilmente, trovare vantaggioso non farlo e questo sarebbe nell’interesse di tutti i paesi dell’Unione). Terzo, l’impegno di tutti i paesi ad emettere nuovo debito sotto la sigla coronabond (e non Bund per la Germania o Btf per la Francia o Bonos per la Spagna).

Ma allora perché la Germania ha deciso di emettere un nuovo debito per finanziare le spese per covid sotto forma di coronabond anziché di bund?
Per solidarietà europea?
Ma se il nord Europa aveva già dimostrato solidarietà accettando la condizionalità minima del Mes, permettendo così ai paesi del sud di indebitarsi a condizioni decisamente più convenienti rispetto a quelle che il mercato imporrebbe se gli stessi paesi si presentassero da soli.
Ottenere fondi pari al due per cento del Pil a tassi di interesse molto vicini a zero dimostrerebbe si una grande intelligenza finanziaria.

Forse servirebbero di più gli eurobond a fare da apripista a una vera unione fiscale. Ma gli eurobond sono un progetto a lungo termine e completamente diverso, perché presuppongono la creazione di una capacità fiscale comune europea, quindi è un’altra storia.

Lara Ferrara

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