Il tempio più antico del mondo Gàbekli Tepe

Definito anche la “Stonehenge d’Asia” il sito curdo di Gobekli Tepe, con i suoi misteriosi megaliti,ha scardinando le precedenti convinzioni di archeologi e storici. Eretto ben dodici mila anni fa da generazioni di cacciatori dell’età della pietra, è oggi ritenuto dagli studiosi il tempio dell’Eden.

Se ne è parlato pochissimo,rarissime le immagini diffuse. Gobekli Tepe è immerso nella Turchia più tradizionale e rurale, in territorio curdo, al confine con la Siria. Un’area remota, difficilmente raggiungibile.
Un punto di svolta per la storia umana: più precisamente è il luogo dove l’uomo scelse di diventare stanziale, di riunirsi in comunità, di trasformarsi da cacciatore in agricoltore.

Detto anche la montagna dell’ombelico, in Turco, Gobekli Tepe custodisce il più antico santuario monumentale megalitico che sia mai stato riportato in luce, un luogo di culto eretto presumibilmente tra la fine del Mesolitico e il primo Neolitico da generazioni di uomini dell’età della pietra.

L’area venne segnalata una prima volta per l’abbondante presenza di frammenti di selce nel 1963 da un team di studiosi turco-statunitense che non effettuò però ulteriori ricerche.

Fu un pastore a notare alcune pietre anomale sporgenti dal suolo. Quel pastore solitario fece la più grande scoperta archeologica degli ultimi cinquanta anni. Per alcuni, la più grande scoperta archeologica di sempre: un sito che ha rivoluzionato il nostro modo di guardare la storia umana, l’origine della religione e, forse, anche la verità sul giardino di Eden.

Gli scavi presero il via nel 1995 sotto la direzione di Klaus Schmidt, a cura del museo di Sanliurfa e dell’Istituto archeologico germanico di Istanbul.

Strane pietre, piatte e oblunghe, risultarono essere la parte superiore di megaliti possenti color ocra, a forma di T, che ora spuntano bruscamente dal terreno riarso. Immaginate versioni più snelle e scolpite delle pietre di Stonehenge o Avebury. Per la maggior parte, riportano strani e raffinati bassorilievi, raffiguranti soprattutto animali, uccelli in particolare, cinghiali e anatre, scene di caccia e selvaggina. Sinuosi serpenti sono un altro motivo ricorrente. Alcuni dei megaliti mostrano gamberi o leoni. Le pietre in sé sembrano rappresentare figure umane: alcune hanno braccia stilizzate lungo i fianchi che dovevano probabilmente rappresentare i singoli partecipanti a solenni assemblee, cerimonie o rituali di gruppo.

Ad oggi sono quarantacinque gli enormi megaliti calcarei riportati alla luce, ciascuno del peso di oltre dieci tonnellate. I megaliti sono alti da uno a quattro metri. Tutto lascia supporre che ce ne siano molti di più ancora da scoprire. E in effetti, le perlustrazioni geomagnetiche delle colline artificiali di Gobekli Tepe hanno rilevato che ci sono almeno altre duecentocinquanta pietre da riportare alla luce.

Il tempio di Gobekli Tepe rappresentò al contempo un luogo sacro per culti di tipo sciamanico simili a quelli diffusi in Mesopotamia, un tempio in cui celebrare la vita dei cacciatori e la caccia in se stessa (come testimonierebbero bassorilievi e iscrizioni) e un sito funerario. Si ritiene che i cacciatori dell’antichità vi portassero i corpi dei defunti e li deponessero in nicchie aperte vicino alle pietre, lasciandoli agli animali selvaggi. A supportare questa tesi, i molteplici ritrovamenti di ossa umane.
Questo sito archeologico è incredibilmente antico. La datazione al carbonio dei materiali organici rimasti appiccicati ai megaliti dimostrano che il complesso di pietre risale a 12.000 anni fa. Vale a dire che è stato costruito attorno al 9-10.000 avanti Cristo. Per fare un paragone, Stonehenge è stato costruito attorno al 2.000 avanti Cristo. Prima della scoperta e della datazione di Gobekli Tepe, il complesso megalitico più antico era ritenuto essere quello di Malta, che risale al 3.500 avanti Cristo.

Perciò, Gobekli Tepe è il più antico sito megalitico del mondo, e di gran lunga anche. Gobekli Tepe è così stupefacentemene vecchio che addirittura precede la stanzialità degli uomini. Risale all’età pre-ceramica. Gobekli Tepe ci narra una parte della storia dell’umanità che è a inimmaginabile distanza dalla nostra, quando ancora eravamo cacciatori-raccoglitori. Prima dell’agricoltura.
Della geometria della sua struttura risulta essere opera di una società, per quei tempi, molto più complessa.

Lo studio degli strati di detriti accumulati sul fondo del lago di Van in Anatolia ha prodotto importanti informazioni sui cambiamenti climatici del periodo, individuando una consistente crescita della temperatura intorno al 9500 a.C. I resti di pollini presenti nei sedimenti hanno permesso di ricostruire una flora composta da querce, ginepri e mandorli.

Quello che si chiedono gli archeologici è come una società, in gran parte nomade ed agli albori dell’agricoltura, possa aver progettato una costruzione del genere che richiedeva una pianificazione di risorse ritenute impossibili per quei tempi.

Così, migliaia di anni prima dell’invenzione della scrittura o della ruota i costruttori di questo tempio, avevano già una certa dimestichezza con i principi geometrici applicati ai piani di costruzione.

Dallo studio dei rilievi si è dimostrato che alcune strutture siano state costruite successivamente ma non ci sono prove.

Di sicuro è che Gobekli Tepe proviene da una parte della storia umana incredibilmente lontana, come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso?

La risposta è già a nostra disposizione, e la conosciamo da tempo se non fossimo ancora legati agli antichi pregiudizi a noi spesso tramandati come certezze scientifiche e cioe’ che non erano certo uomini delle caverne quelli che avevano simili conoscenze di ingegneria, matematica e lavorazione della pietra, o che potevano conoscere la scrittura, inventata millenni dopo.
Alcuni hanno addirittura scomodato gli scritti biblici, rivedendo in Gobekli Tepe la paradisiaca valle dell’Eden di cui si parla nel libro della genesi.

Infatti questo sito rivoluzionerebbe l’archeologia moderna e rivaluterebbe le conoscenze sulle società del mesolitico. Un’ipotesi recente è che fosse un luogo di raccoglimento religioso. Si trova in cima a una vetta, con una vista dominante sulle montagne circostanti e sulle pianure a sud.
Un punto di riferimento dove bande di cacciatori si riunibano sporadicamente.
Durante i decenni di costruzione, vivessero in tende di pelle di animali e uccidendo la selvaggina locale per nutrirsi e le molte frecce di selce trovate favoriscono questa tesi e sostengono anche la datazione del sito. Tutto ciò mostra che la vita degli antichi cacciatori-raccoglitori, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita e incredibilmente sofisticata di quanto si sia mai concepito. La storia dell’Eden, nella Genesi, parla di un’umanità innocente e di un passato di uomini semplici che potevano nutrirsi con la raccolta delle frutta dagli alberi, la caccia e la pesca nei fiumi, e trascorrere il resto del tempo in attività di piacere. Poi l’uomo “precipitò” in una vita più dura, con la produzione agricola, con la fatica incessante e quotidiana. Quando avvenne la transizione dalla caccia e dalla raccolta all’agricoltura stanziale, gli scheletri mutarono per un certo tempo crebbero più piccoli e meno sani, perché il corpo umano si doveva adattare a una dieta più povera di proteine e ad uno stile di vita più faticoso. Allo stesso modo, gli animali da poco addomesticati diventano più piccoli di taglia.

Molte teorie sono state proposte a partire dalle concorrenze tribali, la pressione della popolazione, l’estinzione di specie animali selvatiche.
Per costruire un posto come questo, i cacciatori devono essersi riuniti in gran numero. Dopo avere finito l’edificio, probabilmente rimasero riuniti per il culto. Ma poi scoprirono che non potevano alimentare tante persone con una regolare attività di caccia e raccolta. Penso, quindi, che abbiano iniziato la coltivazione di erbe selvatiche sulle colline. La religione spinse la gente ad adottare l’agricoltura.
La ragione per cui tali teorie hanno uno speciale peso è che il passaggio alla produzione agricola è accaduto prima proprio in questa regione. Queste pianure dell’Anatolia sono state la culla dell’agricoltura. Il primo allevamento di suini addomesticati del mondo era a Cayonu, a sole 60 miglia di distanza. Anche ovini, bovini e caprini sono stati addomesticati per la prima volta nella Turchia orientale. Il frumento di tutto il mondo discende da una specie di Farro, prima coltivata sulle colline vicino a Gobekli Tepe. La coltivazione di altri cereali domestici come segale e avena è iniziata qui.

Hanno anche conosciuto una crisi ecologica. In questi giorni il paesaggio che circonda le misteriose pietre di Gobekli Tepe è arido e brullo, ma non è stato sempre così. Come le incisioni sulle pietre mostrano, e come resti archeologici rivelano, questa era una volta una ricca regione pastorale.

Lara Ferrara

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.