I ‘bambini difettosi’ vittime dell’eugenetica nazista

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di Mario Masi

Francis Galton definiva l’eugenetica (dal greco ‘buona nascita’, ‘ben nato’) lo “studio dei fattori sotto controllo sociale che possono migliorare o peggiorare la qualità razziale delle generazioni future, sia dal lato fisico che dal lato mentale”.
Facendo un salto indietro nel tempo già Platone indicava nel “razionale allevamento umano” lo strumento necessario nelle mani dello Stato per conservare e tramandare la virtù della Repubblica dei filosofi: «Se dobbiamo tener conto – risposi – di ciò che abbiamo già ammesso, conviene che gli uomini migliori si accoppino con le donne migliori il più spesso possibile e che, al contrario, i peggiori si uniscano con le peggiori, meno che si può; e se si vuole che il gregge sia veramente di razza occorre che i nati dai primi vengano allevati; non invece quelli degli altri. E questa trama, nel suo complesso, deve essere tenuta all’oscuro di tutti, tranne che dei reggitori, se si desidera che il gruppo dei guardiani sia per lo più al sicuro da sedizioni». (Repubblica, V).
Sempre Platone nelle ‘Leggi’‘ descriveva il rapporto consequenziale fra comportamenti deviati e origini biologiche degenerate: “L’ubriaco, invece, si butta da ogni parte e butta ciò che gli capita, smaniando nel corpo e nell’anima, sicché anche quando getta il seme è incerto e squilibrato, col risultato di ottenere, con ogni probabilità figli anormali, irresponsabili, devianti nel comportamento e fisicamente deformi.  Allora bisogna proprio che per tutto l’anno, anzi per tutta la vita, e in modo particolare nel tempo della fecondità, si usi ogni prudenza per non compiere coscientemente delle azioni che espongono al pericolo di malattie, oppure atti di violenza e di ingiustizia. Questo perché, fatalmente, tali caratteri vengono trasferiti e impressi nelle anime e nei corpi dei concepiti, i quali nasceranno infelici sotto tutti gli aspetti.  (Leggi,VI).

La figura chiave del futuro movimento eugenetico fu senz’altro quella di Thomas Robert Malthus.  Questo pastore anglicano con il ‘Saggio sul principio di popolazione nei suoi effetti sul miglioramento della società‘ del 1798 prospettò per primo il problema derivante dal rapporto fra popolazione e risorse disponibili. La teoria maltusiana aveva come obiettivo quello di dimostrare l’incompatibilità tra il ritmo di accrescimento demografico e quello dei mezzi di sostentamento. Malthus supponeva che mentre la popolazione cresceva seguendo una consequenzialità geometrica, le risorse aumentavano solo secondo una sequenza aritmetica.  Tale sbilanciamento avrebbe portato l’umanità, se non se ne fosse controllata la riproduzione, a non avere più, in un prossimo futuro, mezzi di sostentamento disponibili.
Tale teoria fu ben accolta nella  Gran Bretagna dell’epoca, in cui dilagava lo spettro della povertà. Malthus al riguardo manifestò anche la sua perplessità riguardo l’opportunità di proseguire con l’adozione di politiche socio-assistenziali volte a tutelare proprio lo strato sociale più debole e più imprudente dal punto di vita demografico.  Era necessario, per Malthus, far fronte alla riproduzione incontrollata prendendo come esempio la qualità della riproduzione della borghesia.

L’eugenetica come fenomeno dotato di propria valenza scientifica prende infine avvio da una forzatura ideologica delle teorie elaborate da Charles Darwin.
Il darwinismo sociale costituì la base ideologico-culturale di quel processo di secolarizzazione che ebbe come protagonista la Rivoluzione francese. La Chiesa divenne il principale bersaglio di una nuova borghesia nata con la  recente società industriale, che percepiva la società come un organismo, una macchina in cui era possibile intervenire sui singoli pezzi per migliorare l’insieme.
L’eugenetica, trovando quindi nel darwinismo la sua base e legittimazione scientifica, ebbe la forza di esprimere e perseguire il suo obiettivo:  insinuarsi  nella società servendosi di una cultura catastrofista che angosciasse a tal punto la popolazione da modificarne i meccanismi riproduttivi.
Francis Galton, cugino di Chales Darwin, matematico autodidatta oltre che geografo ed esploratore, esaminando le genealogie di illustri concittadini intuì che sia le caratteristi fisiche che quelle psicologiche avevano la loro comune origine nei meccanismi dell’ereditarietà e delle combinazioni matrimoniale senza alcuna influenza da parte dell’ambiente o della società.
Tale fu la sua determinazione che Galton finanziò personalmente la prima cattedra ufficiale di eugenetica istituita nel 1911 presso il London University College, e la affidò a Karl Pearson, a capo di quell’ indirizzo di studio da cui nacque la biometrica.
Galton studiò il modo che permettesse all’animale-uomo di perfezionarsi seguendo i processi di quella selezione naturale disegnata dal cugino Darwin, ma si accorse che per l’uomo tali meccanismi erano discontinui.
Per vincere quella che denominò come ‘legge di regressione verso la media’ avvertì la necessità  di mappare e proteggere i caratteri ereditari eccellenti, approfondendo lo studio della biometrica, l’ unica scienza dell’epoca, per effettuare una mappatura dei caratteri prendendo spunto dallo studio della loro fenomenologia.
Accanto a lui collaborano Pearson, Weldon e Davenport, che influenzeranno le future politiche razziali naziste.

In Germania infatti l’eugenetica sviluppò tutta le sua potenza sterminatrice. Nel 1905 viene costituita la ‘Società tedesca di Igiene Razziale‘.
Il nazismo trovo la sua legittimazione e si servì di detta organizzazione per condurre la sua battaglia contro gli individui imperfetti
Nel 1933 il Parlamento nazista approvò la legge per la ‘Prevenzione della riproduzione dei malati ereditari‘ avviando la campagna di sterilizzazione realizzando una complessa struttura basata su una articolata macchina organizzativa, che prevedeva l’impiego di eugenisti, chirurghi, organi giudiziari, e della polizia.
Oggetto della campagna di sterilizzazione erano quelli che Hitler aveva definito nel 1925 nel suo ‘Mein Kampf‘,  come “parassiti della società” e “scandalo della razza”: ovvero il  “malato ereditario”.

Scriveva Hitler: “Uno Stato nazionale in primo luogo dovrà innalzare il matrimonio dal grado di un continuo scandalo per la razza, e dargli la legittimità di un ordine chiamato a procreare creature fatte a somiglianza del Signore e non aborti tra l’uomo e la scimmia. Lo Stato nazionale deve permettere che soltanto chi non è malato procrei figli, perché è contro la morale il generare bambini quando si è malati o difettosi. Chi è malato o indegno nel corpo o nello spirito, non è giusto che riproduca i suoi patimenti.”
E proprio verso i “bambini difettosi” che si focalizzò l’attenzione con l’operazione ‘T4’, che sanciva l’obbligo per gli ospedali e per le ostetriche di avvisare i “centri di consulenza”  ogniqualvolta nasceva un bimbo con problemi fisici o psichici.
I medici dei centri convocavano i genitori e li convincevano a ricoverare i propri bimbi per avere le cure migliore possibili in questi centri. Ve erano cinque: Brandenburg, Eichberg, Eglfing, Kalmenhof e Steinhof.  Qui i bambini invece di essere curati venivano soppressi con iniezioni di scopolamina o addirittura venivano lasciati morire di fame. Una volta morti venivano sezionati per studiarne organi e cervello.
L’operazione “T4” servirà per sperimentare ed affinare le tecniche più efficaci di sterminio che verranno poi adottate nei lager nazisti.  La macchina burocratica era talmente organizzata che, una volta prelevati i “pazienti” dagli ospedali o dalle case dei familiari con il pretesto di fornire loro il massimo delle cure, si procedeva allo loro eliminazione tramite gassazione, venivano poi cremati i loro corpi e riempite delle urne, raccogliendo casualmente le ceneri tra i mucchi accumulati,  che venivano poi inviate ai familiari. Ai parenti dei pazienti uccisi veniva inviata come prassi una lettera standard per comunicare loro “l’improvviso decesso“.

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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