Museo d’Arte di Ascona: A settembre importante retrospettiva Jawlensky /Werefkin

Importante retrospettiva che scava nella profondità del rapporto tra Alexej Jawlensky (1864-1941) e Marianne Werefkin (1860-1938). Un rapporto che si sviluppò nell’arte del primo Novecento, documentato con una mostra che mette a confronto le due originali figure attraverso cento opere.
Interessante questa rassegna, curata da Mara Folini direttrice del Museo d’Arte di Ascona, terza ed ultima tappa di un itinerario che ha toccato due delle maggiori istituzioni tedesche per l’arte espressionista:lo Städtische Museum im Lenbachhaus di Monaco e il Museum Wiesbaden.
Rassegna che è il frutto di una felice collaborazione tra il Museo d’Arte Moderna di Ascona, lo Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco e il Museum Wiesbaden. Con la super visione dell’Archivio Jawlensky di Muralto e della Fondazione Marianne Werefkin di Ascona.

Un rapporto estremamente complesso quello che ha unito Alexei Jawlensky e Marianne Werefkin tra il 1892 e il 1921. Fondatori della “Nuova Associazione degli Artisti di Monaco di Baviera” erano molto più di una semplice coppia d’artisti. Profondamente connessi dal punto di vista emotivo erano dipendenti l’uno dall’altra. Compagni di vita, legati in una “relazione d’amore eroticamente platonica”.
Un percorso espositivo che traccia la linea cronologica della loro liaison, iniziata nella primavera del 1892, tramite il loro comune maestro Ilya Repin, uno dei più importanti realisti russi “portatore” in patria del chiaroscuro di Rembrandt; Repin fu per Marianne Werefkin una figura decisiva, prima del suo trasferimento in Germania, come ne è prova il suo autoritratto del 1893, una delle rare testimonianze di questa sua iniziale fase creativa.

Abbandonato l’ambiente russo, artisticamente conservatore e limitante, la coppia si trasferisce poi a Monaco di Baviera per ricominciare su nuove basi e stimoli affiancata da grandi personalità dell’arte quali Wassily Kandinsky, Paul Klee, Alfred Kubin, Gabriele Münter, Franz Marc, Agust Macke.

Sono opere che dimostrano quanto Marianne Werefkin fosse l’antesignana di quel nuovo linguaggio espressionista che prende forma, fin dal 1907, nelle sue opere e nei suoi numerosissimi quanto febbrili schizzi, e che porta come suo contributo nei fertili soggiorni di Murnau (1908, 1909), cittadina delle Prealpi bavaresi, ricordati dalla critica come i più significativi per la svolta astratta di Kandinsky.

Nei quadri successivi al 1906 si notano tutte le peculiarità che continueranno a caratterizzare l’opera di Marianne Werefkin, come la simbolica e opprimente atmosfera di fondo (Stimmung), o gli scenari fantastici dominati da un carattere visionario e lirico. Dal punto di vista stilistico infatti tutti questi lavori testimoniano quanto Werefkin avesse fatta sua la lezione dei sintetisti francesi, imbastendo le sue opere in composizioni bidimensionali tendenzialmente geometriche e seriali (ellissi, file prospettiche accorciate, linearità sinuose che a volte si spezzano), grazie all’uso sapiente dell’à plat e del cloisonné, nello stile più classico di Paul Gauguin e poi dei Nabis.
Jawlensky invece passò il suo primo decennio a Monaco dove esaspererà il rapporto con il colore, il suo mezzo espressivo per eccellenza.
Mezzo che lo accompagnerà fino al periodo prebellico, con la serie delle pastose teste colorate e che sublimerà in quelle Mistiche (dal 1914), per poi arrivare a quelle ieratiche e cupe delle Meditazioni dei suoi ultimi anni di vita.

*Immagine copertina articolo

Marianne Werefkin, Autoritratto, 1910 circa, Tempera e polvere metallica su carta incollata su cartone, 51 × 34 cm, Monaco, Städtische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau München

Lara Ferrara

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