Intuito: la più alta forma di intelligenza?

Cos’è l’intuito se non una forma di intelligenza sempre più indispensabile per sopravvivere.

Basti pensare che ne facciamo uso continuamente in maniera inconsapevole e senza avere un’idea precisa di cosa sia veramente. Forse è per questo che c’è ancora molta reticenza nel parlare dell’intuito come di una forma di intelligenza valida, mentre dall’altro lato il pensiero logico-razionale e il nozionismo rinnovano la propria consacrazione, nonostante la loro efficacia in alcune circostanze sia obsoleta.

Come diceva Albert Einstein diceva: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”.

In queste parole vi è racchiuso un alto significato,per nulla scontato.
La razionalità stimola la servitù, per opposizione l’intuito stimola la libertà di seguire ciò che ciascuno sente veramente, la libertà di essere se stessi.
A volte l’intuito viene definito come la capacità di conoscere per avvertenza immediata ciò che non è per sé manifesto, senza quindi l’aiuto della riflessione o di un processo razionale induttivo o deduttivo. Avere un’intuizione significa scoprire ciò che ci è di solito nascosto qualcosa che non è di per sé evidente e senza l’aiuto del pensiero logico-razionale. Non a caso la parola “verità” deriva dal greco “aletheia”, letteralmente “ciò che non è nascosto”.

Anche il presentimento o il presagio indicano qualcosa che viene prima (da “pre”, prima) dell’effettivo accadimento, difatti vi è una teoria della conoscenza basata su questa concezione della verità che spiega come la nostra interiorità e la nostra sensibilità non siano affatto un ostacolo all’apprendimento ma ne siano piuttosto la condizione indispensabile.

Se pensiamo che conoscere significhi non percepire le emozioni e i sentimenti in modo da utilizzare solo la nostra parte logico-razionale è un errore. Un errore ramandato dal retaggio della cultura pseudo positivista che da fine ottocento in poi a accompagnando la rivoluzione scientifica ed è diventata il modello dominante di un sapere statico.

Già da Platone (nota la sua teoria della conoscenza secondo cui l’anima saprebbe già tutto) apprendere non significherebbe altro che “ricordare” ciò che l’anima sa facendo emergere qualcosa che si trova già dentro di noi.
In che modo agisce l’intuito?

Illuminazione, sesto senso, colpo di genio, l’immagine della lampadina che si accende rimane la migliore per descrivere cosa succede dentro di noi ma non spiega la causa, l’origine, il processo del bagliore.
Sono stati compiuti diversi studi per misurare l’intuito delle persone, ma la ricerca è ancora molto distante dal restituire risultati soddisfacenti e in grado di fare chiarezza. Queste tecniche tendono a studiare la percezione individuale dell’intuito piuttosto che a dimostrare l’effettiva esistenza di un meccanismo misurabile che si fondi sulla carica emotiva e sui movimenti rapidi e inconsci dei soggetti. Altri studi invece, di tipo neurologico-comportamentale, accertano come le informazioni inconsce possano essere accumulate nel tempo e integrate con elementi consci per aumentare o diminuire l’accuratezza delle decisioni. Le informazioni inconsce possono essere quindi utilizzate solo quando informazioni consce, rilevanti ai fini della decisione, siano già presenti.

Definire l’intuito come la più alta forma di intelligenza non implica quindi in alcun modo passare il proprio tempo seduti su una sedia ad aspettare che la lampadina si accenda.
L’intuizione non è una cosa che piove dall’alto ma dipende dal repertorio cognitivo, emozionale e sociale che gli uomini e le donne hanno sviluppato nel corso dei millenni. Perché a volte i giudizi intuivi, anche molto acuti possano essere in contrasto col ragionamento puro e possono apparire come errori.
L’intuito è quindi sicuramente una delle forme più alte dell’intelligenza umana e bisogna quindi avere fiducia nelle proprie sensazioni,se pur in contrasto con il nostro pensiero logico-razionale, senza però “assolverci” dal impegno costante della comprensione esistenziale e rimanendo sempre in sintonia con la nostra esperienza personale.

Lara Ferrara

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