Nasce Italian Hospitality Network

Duecento enoteche, bar, ristoranti e mescite certificate hanno presentano il manifesto per il rilancio di uno dei settori cruciali e tradizionali legato alla qualità italiana della somministrazione.
Oltre duecento realtà della nostra capitale tra cocktail bar, enoteche, ristoranti e mescite si sono unite in Italian Hospitality Network per lanciare un appello alle istituzioni e proporre alternative per riprendere l’attività in sicurezza ribadendo il valore sociale e comunitario che da sempre in Italia caratterizza questi spazi.
Luoghi non solo di consumo, ma anche di crescita culturale ed economica.
Il nostro paese vanta, infatti, una tradizione secolare legata all’ospitalità: l’oste, il produttore di vino, il commerciante di alimenti, il distillatore rappresentano una grande storia fatta di studio, ricerca, socialità e condivisione.

Questo patrimonio di esperienze ha reso il nostro paese punto di riferimento mondiale, unico esempio al mondo per cultura, qualità e varietà.

Insieme alle opere d’arte, uno dei fattori di maggiore richiamo per il turismo dello stivale, una storia di gusti e sapori definiti, riconoscibili.
Negli anni lo studio,la ricerca e l’attenzione per i dettagli unite all’applicazione di tecniche nuove hanno rappresentato occasioni nuove di sviluppo rendendo il settore una delle eccellenze del made in Italy,
Sono queste le eccellenze che da oggi si uniscono in Italian Hospitality Network con tanto di manifesto progettuale contenente proposte e idee concrete destinate al rilancio del settore.

Realtà unite dallo stesso spirito di attenzione alla qualità, rispetto della filiera e sostenibilità ambientale, che rivendicano il ruolo fondamentale del comparto ospitalità nel tessuto sociale e culturale cittadino proponendo immediate strategie di ripartenza economiche sostenibili.

“La dimensione nel nostro settore nell’economia italiana ci rende uno degli attori centrali” scrivono sul manifesto i fondatori, “i dati ci riportano un quadro di assoluto rilievo, non solo per la ricchezza che le nostre attività generano tra fatturati (15% PIL) e occupazione (1,2ML) ma anche per l’indotto che complessivamente contribuisce alla realizzazione dei nostri servizi, dal comparto agricolo ai fornitori, passando per le grandi aziende fino ad arrivare i professionisti che assistono le nostre strutture; meritiamo maggiore ascolto. Le vicende che ci hanno travolto negli ultimi mesi hanno fatto emergere un quadro tanto drammatico quanto evidente: gli strumenti di rappresentanza di cui disponiamo risultano non essere esaustivi e veramente rappresentativi di quella parte del nostro settore che ritiene la qualità del servizio l’asse portante della propria proposta. Il nostro universo fatto di imprenditori coraggiosi, bartender creativi, cuochi dediti e camerieri appassionati merita di essere ascoltato. Il dibattito pubblico che abbiamo vissuto sulla nostra pelle ha indirizzato l’opinione comune verso la paura, il giudizio, catalogandoci come i locali della movida, riducendo un tema determinante per l’economia delle nostre città allo scontro tra comitati di quartiere e realtà produttive; pensiamo invece che, in questa fase più che mai, possiamo essere determinanti nel miglioramento delle condizioni di vita di tutta la città creando ricchezza, lavoro, generando sicurezza, socialità, educando la città ad una cultura del bere e mangiare differente, un credo al quale siamo molto fedeli e che rispettiamo in ogni suo aspetto. I nostri locali accendono le luci di quartieri interi, i nostri staff si impegnano nella tutela del decoro, il nostro contributo ai quartieri va oltre la somministrazione, congiunge le persone, anima le serate, crea momenti d’incontro, genera opportunità di confronto e ricchezza per la città”.

“Pensiamo sia importante promuovere la costruzione di un tavolo permanente dei nostri comuni che tratti la vita notturna della città, per rendere la nostra voce strutturalmente presente all’interno della vita quotidiana delle nostre amministrazioni. La crisi che stiamo vivendo ci vede come una delle ultime attività che potrà riaprire. Nonostante le nostre richieste di ascolto e audizione, sulle quali continueremo a lavorare, riscontriamo un ritardo evidente nel metter in campo misure idonee a mettere in sicurezza le nostre aziende, i nostri dipendenti ed i nostri clienti. Per questo abbiamo redatto una serie di richieste, indirizzate a Governo, Comune e Regione, per agire nell’immediato e determinare un punto di svolta per il futuro. La centralità abbiamo deciso di darla all’interlocuzione, pensiamo sia fondamentale che professionalità affermate aiutino le istituzioni a determinare le strategie, le procedure a cui attenersi e gli standard da raggiungere”.

Italian Hospitality Network, al quale hanno già aderito oltre 200 realtà, rappresenta tutte le attività con licenza di somministrazione che hanno fatto della ricerca e della qualità la propria ragione d’essere, condividendo gli orari serali e notturni come momenti di maggiore attività.

Lara Ferrara

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