Il cardinale di Richelieu detto “l’astuto”

Di Richelieu non si potevano negare l’intelligenza e le capacità politiche.

Cardinale e primo ministro, gettò le basi della grandeur e con lui la Francia del seicento divenne una potenza mondiale.
Una delle massime figure politiche che la Francia abbia mai avuto, fedele servitore della nazione e della corona.
Richelieu portò avanti una serie di riforme decisive per la centralizzazione dello stato.

Richelieu alias Armand du Plessis nacque a Parigi il 9 settembre 1585, figlio di un nobile militare squattrinato, di cui in un primo momento volle seguire le orme. Il fratello di Armand, Alphonse Louis, aveva ottenuto l’arcivescovado di Luçon, ma aveva sempre rifiutato di esser consacrato; anzi, nel 1605 si era ritirato nel convento dei Certosini.
Per sopperire alle necessità economiche della famiglia, si vide costretto ad abbandonare la carriera militare e ad indossare l’abito talare, nella speranza di succedere al fratello alla guida della diocesi “più fangosa di Francia”, come la bollerà per sempre.

Essendo troppo giovane per la consacrazione episcopale, non esitò a falsificare il proprio atto di nascita ed a presentarlo direttamente a Roma, a papa Paolo V. E fu proprio nell’Urbe che venne ordinato vescovo, pur senza avere mai ricevuto gli ordini sacerdotali.
Aveva una figura sincera ed esigente, un’ottima copertura per celare la sua ambizione. Durante gli anni del suo governo, dal 1624 al 1642, riuscì a portare avanti una grande riforma politica che rivoluzionò l’intera Francia sotto molteplici aspetti: riforme giuridiche e amministrative, decisive per la centralizzazione dello stato; sviluppo delle relazioni commerciali con l’estero; appoggio alla cultura francese, che scaturì nella fondazione dell’Académie française, istituzione tuttora esistente che veglia sulla lingua e sulla cultura francese, nel 1635.

Intraprese gli studi teologici e resse la propria prelatura con illuminato zelo, tanto che fu eletto deputato del clero del Poitou agli Stati generali.
Fu lui a trattare con il re di Spagna il matrimonio fra l’infanta Anna d’Austria ed il giovanissimo Luigi XIII, figlio di Maria de’ Medici.

L’assassinio del Concini, l’esilio di Maria de’ Medici, il conflitto tra la madre regina ed il figlio re, costrinsero il vescovo a ritirarsi momentaneamente nell’ombra.

Ma le sue indubbie qualità politiche ben presto ebbero modo di rifulgere ancora: negoziò il trattato di Angers, che assicurava alla Francia una pace dinastica interna e fu richiamato a Parigi.

Maria de’ Medici nel settembre del 1622 ottenne da papa Gregorio XV la nomina cardinalizia per il suo “vescovo intelligente”: a Richelieu si aprirono allora le porte del consiglio del re e nell’agosto del 1624 diventò primo ministro mentre infuriava in Europa la Guerra dei Trent’anni, scoppiata nel 1618; guerra, che da principio vide opposti cattolici e protestanti. Il cardinale, che ormai in pubblico vestiva costantemente di porpora, mise in mostra tutta la sua abilità spregiudicata.

Da una parte assoldò un esercito composto in gran parte da calvinisti ed occupò la Valtellina, presidiata dalle truppe pontificie, che era un corridoio di comunicazione fra i domini degli Asburgo di Francia e quelli di Spagna; quindi, non esitò ad allearsi con i protestanti contro l’Impero.
Nonostante fosse impegnato su diversi fronti di guerra, l’abilità politica e diplomatica di Richelieu tessé una tela in cui tutte le altre Potenze si trovarono impigliate.

Questo periodo storico fu chiamato dagli storici posteriori “la guerra di tutti contro tutti”, ed il Richelieu ne fu il rappresentante più qualificato!

Vestì perfino la corazza e scese in campo personalmente alla guida delle truppe, a fianco di Luigi XIII, e liberò Casale Monferrato dall’assedio spagnolo.

Ma a corte aumentava il malcontento nei confronti del potentissimo cardinale, che intanto aveva intrapreso una nuova guerra, stavolta tutta amministrativa, contro i privilegi dei nobili. Gli oppositori erano capeggiati dal fratello del re, Gastone d’Orléans, e dalla stessa regina Anna.

Quest’ultima, anzi, pose Luigi XIII di fronte ad un’alternativa: minacciando di chiedere l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota, impose al marito di scegliere fra lei e “un domestico”.
Fu Maria de’ Medici a porre il figlio Luigi XIII di fronte al dilemma. E la regina madre morì in esilio! Il re, infatti, scelse il “domestico” cioè il cardinale di Richelieu. Diventato praticamente padrone assoluto della Francia, Richelieu seppe restituirle quella potenza e quell’importanza politico-militare che le competeva.
I metodi di Richelieu crearono un risentimento profondo nel popolo e molti iniziarono a pensare che ciò che realmente cercava il primo ministro era di aumentare il suo potere dispotico e soddisfare un’ambizione smisurata per il comando.
Volle per la monarchia una sede degna edificando il Palais Royal; d’altronde, la difesa dell’unità nazionale, incarnata nella stirpe dei Borbone, fu l’unico programma politico del cardinale. Le circostanze gli dettarono di volta in volta atteggiamenti ed azioni: il genio fece il resto.

D’altra parte la sua fama di durezza e persino di crudeltà non è stata un’invenzione degli autori romantici. Prigioni, esilii, esecuzioni pubbliche, rivolte represse duramente marcarono gli anni del suo governo. Per il cardinale tutto ciò aveva una giustificazione: imporre l’autorità suprema del monarca in tutto il Paese, rendere il re di Francia un vero sovrano, al quale tutti i suoi sudditi dovevano una cieca obbedienza. Molti, a quel tempo, desideravano una politica di questo tipo per porre fine a decenni di guerre civili e rivolte e per restituire alla monarchia il suo prestigio internazionale.

Gli ultimi giorni e il ricordo in medaglia grazie a Warin
Ammalato gravemente, ma senza aver mai mostrato in pubblico alcun cenno di sofferenza, Armand du Plessis cardinale di Richelieu si spense nel suo palazzo il 9 dicembre 1642, circondato dai suoi amati gatti.

*Foto copertina articolo
Mezzobusto di Richelieu scolpito dal Bernini nel 1640-1641 e conservato al Louvre di Parigi

Lara Ferrara

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