Palazzo Blu riapre in tutto il suo splendore

Finalmente da sabato 13 giugno, alle ore 10, riapre al pubblico Palazzo Blu e la sua splendida esposizione permanente che comprende il ritratto di Artemisia Gentileschi ad opera di Simon Vouet allestito nella sala dedicata ai Lomi, Gentileschi e la mostra fotografica “Pisa Anni ’60, il boom e il rock”.

Altra buona notizia è che l’ingresso rimarrà gratuito per tutto il mese di giugno, grazie all’intervento di Fondazione Pisa.

La storia del palazzo vuole che i primi insediamenti sul sito del palazzo risalgono al secolo XI, cioè nel periodo della massima potenza della Repubblica marinara di Pisa.
Mentre ad un’epoca di poco successiva (XII secolo) appartiene l’elemento di casatorre in pietra, mentre la sottostante strada, ancora oggi visibile nel corridoio a piano terra che conduce all’ingresso delle mostre temporanee assieme alle antiche strutture edilizie, è databile ad un periodo tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo.

Il palazzo posto in posizione strategica, all’imboccatura del ponte che già nel X secolo attraversava il fiume, di fronte alla Porta Aurea della città precomunale, nei pressi dell’antichissima chiesa di S. Cristina (dove S. Caterina da Siena riceverà le stimmate) e a breve distanza dal palazzo dell’importante famiglia dei Gambacorta, oggi sede del Consiglio Comunale. L’edificio ha subito nei secoli distruzioni, ricostruzioni, modifiche e abbellimenti da parte dei suoi vari proprietari, talvolta esponenti delle più potenti famiglie cittadine.

Durante il Medioevo l’edificio appartenne ai Sismondi, ai Buonconte e a Giovanni dell’Agnello, primo e unico “Doge” di Pisa, che vi costruì la sua dimora alla metà del Trecento. Successivamente il complesso passò ai Sancasciano e ai Del Testa, ai quali si deve la struttura tardo-cinquecentesca che il palazzo conservò fino al XVIII secolo, quando fu oggetto di ulteriori modifiche, che interessarono soprattutto l’interno. Il Palazzo appartenne quindi di nuovo a un ramo dei Del Testa, poi ai Bracci Cambini e agli Archinto. Alla seconda metà del XVIII risale il colore esterno del palazzo, realizzato forse per soddisfare il gusto degli ospiti di San Pietroburgo che ebbero occasione di soggiornarvi a partire dal 1773. Al tardo Settecento e agli esordi del secolo successivo devono essere ascritte molte delle decorazioni delle sale, alle quali il restauro ha ridato vita (ma con labili tracce delle decorazioni medievali).

L’ultimo importante intervento di restauro sul palazzo (che gli diede l’aspetto che ancora conserva attualmente) risale agli anni dopo l’Unità d’Italia. Fu richiesto da il conte Domenico Giuli, proprietario del palazzo, che acquistò nel 1864 dal Comune di Pisa un tratto del vicolo fra via dell’Olmo e via del Cappello, edificandovi una nuova ala verso est che rendeva simmetrica la facciata, scandita da cinque ampie finestre in luogo di quattro. In questo modo l’ampio edificio si collegava al palazzetto Casarosa, anch’esso di proprietà Giuli, configurandosi come uno dei più significativi edifici tra quanti arricchiscono l’ampio scenario falcato dei lungarni. Abitato dalla famiglia dei Conti Giuli Rosselmini Gualandi fino agli anni Settanta del Novecento, il Palazzo è stato poi acquistato nel 2001 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, oggi Fondazione Pisa, che lo ha completamente restaurato e reso accessibile al pubblico a partire dal 2008.

Ora che riapre dopo tre mesi di chiusura, l’impegno è stato rivolto a mantenere vivo il rapporto con il pubblico. Con la collaborazione di Kinzica e dello staff interno, sono stati realizzati e pubblicati sul sito di Palazzo Blu e sui social tanti contenuti digitali. Dalla visita virtuale del palazzo e dei suoi tesori ad oltre 40 brevi approfondimenti sulle mostre degli anni passati e le opere principali del Museo, senza dimenticare 9 laboratori virtuali per i più piccoli. Il filo, bruscamente interrotto degli incontri e concerti dell’auditorium, è stato riannodato con le lezioni-concerto di Francesco Martinelli di Pisa Jazz la domenica mattina, il piano classico del pomeriggio con Giuseppe Bruno e Sandro Bartoli e la video conferenza con Arnaldo Testi per la rassegna ‘Confini e frontiere’. L’eccellente risultato di pubblico raggiunto da queste iniziative, con il numero dei visitatori del sito più che triplicato e le numerose interazioni social, induce Palazzo Blu a continuare su questa strada, in maniera più organica, anche adesso che siamo in una nuova fase.

Lara Ferrara

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