Giochi psicologici e relazioni tossiche

La dipendenza affettiva è un disturbo della relazione che comporta una distorsione della percezione di sé e dell’altro. Il dipendente affettivo vive con la costante paura che si spezzi il legame col partner, ha il terrore della solitudine in cui sperimenta un senso di annullamento di sé e di vuoto intollerabili, tende ad esercitare il controllo di sé e delle proprie azioni e al perfezionismo per evitare la rottura della relazione, dedicandosi totalmente all’altro. Chi soffre di tale disturbo è portato a sottovalutare i propri bisogni, anzi spesso ha una enorme difficoltà a focalizzarsi su di essi e a individuarli, spesso ciò che ha dovuto imparare nel corso della sua esistenza è di prendersi cura dell’altro, correre in suo soccorso per salvarlo ad ogni costo, anche a discapito di sé, della propria salute fisica e psichica, come in preda ad un delirio di onnipotenza. Sì perché chi si pone nel ruolo del salvatore, come è ben rappresentato da Karpmann, è convinto di poter sopportare di tutto e di aver le forze necessarie per aiutare o cambiare l’altro. Mettersi nel ruolo del salvatore comporta una svalutazione delle capacità altrui, il messaggio implicito che si trasmette è: “ci penso io, tu da solo non ce la fai”. Spesso chi ha questo forte impulso ad andare in soccorso dell’altro, ha una storia familiare caratterizzata da abusi, dove ha dovuto attuare strategie per proteggere/aiutare sé o qualche caro, e si va ad incastrare in una relazione che è totalmente sbilanciata; se quelle strategie erano utili in passato per sopravvivere in un ambiente ostile, oggi non lo sono più, ciononostante vengono ancora messe in atto perché familiari. Inoltre, e qui il collegamento con la propria storia familiare, può spesso ricercare proprio persone non salvabili, essere attratta particolarmente da persone abusanti, con un disturbo narcisistico di personalità o antisociale, o con problemi di dipendenza da gioco, sostanze stupefacenti o alcol. Va quindi alla ricerca di persone con tratti e dinamiche simili a quelle delle figure di accudimento , con l’illusione di poterle salvare, ma con la speranza inconscia che questo non avvenga, perché altrimenti sperimenterebbe un senso di inutilità e vuoto (volgere l’attenzione su elementi esterni aiuta infatti a colmare la paura della solitudine e il senso di vuoto, sentirsi indispensabili è un modo per essere importanti agli occhi dell’altro) e perché come vedremo in seguito deve confermare le proprie convinzioni su sé, l’altro e il mondo. Tale dinamica avviene in modo inconsapevole in quanto inizialmente potrebbe cercare chi si mostra molto sicuro di sé, premuroso, perché il suo desiderio esplicito è quello di trovare chi può colmare il suo bisogno di amore. Il narcisista incarna inizialmente alla perfezione questo aspetto di sicurezza e galanteria, ma una volta che ha conquistato la sua preda i ruoli cambieranno e muterà la posizione da cui si era partiti: la dipendente affettiva diventerà oggetto di maltrattamenti da parte del narcisista che assumerà il ruolo di persecutore. La partner, a sua volta, può tentare disperatamente o di salvare l’altro (come ad esempio nel caso di un compagno che ha dipendenza da sostanze, gioco d’azzardo), o di volerlo cambiare, oppure si adatterà alla posizione di vittima che subisce ogni forma di vessazione, per mantenere il legame. Il narcisista che inizialmente era la persona che dava attenzioni e sicurezza, ora diviene fonte di instabilità, di confusione, di maltrattamenti e umiliazioni continue, si cala perfettamente nel ruolo di persecutore. Quindi le persone non sono sempre fisse nel ruolo prescelto inizialmente, ma tenderanno a mutare posizione più volte.

Quando c’è una svalutazione dell’altro o di una situazione, è possibile che la persona non stia utilizzando adeguatamente tutti e tre gli Stati dell’Io, Genitore, Adulto, e Bambino, ma anzi è probabile che via sia una contaminazione o una esclusione che impedisce di vedere la realtà oggettivamente per quella che è.

La contaminazione si verifica quando l’Adulto è contaminato da aspetti del Genitore o del Bambino o entrambi, l’esclusione invece comporta il non utilizzare affatto uno o più Stati dell’Io, per cui viene meno un funzionamento integrato della persona. Se si esclude il Genitore verranno meno tutti gli aspetti normativi e le definizioni apprese sul mondo, se si esclude l’Adulto mancherà la capacità di esaminare la realtà tenendo conto dei dati oggettivi e quindi sarà inficiato il problem solving nel qui ed ora, infine se si esclude il Bambino, non si terrà conto di quelli che sono i propri desideri, bisogni ed emozioni. Quando ci si pone nella posizione del salvatore la credenza di base è che gli altri non sono in grado, non sono OK, e hanno bisogno di essere aiutati. Solitamente questa dinamica di voler andare in aiuto degli altri a tutti i costi è destinata a mutare, e spesso si assiste a un cambiamento di ruolo. Karpman descrive bene nel triangolo drammatico i tre ruoli che le persone assumono:

Salvatore: è in una posizione di superiorità e svaluta l’altro che è ritenuto inadeguato nella gestione di sé e delle situazioni. La persona può ad esempio considerarsi di valore solamente se ritenuta indispensabile per l’altro. Il dipendente affettivo o il codipendente possono muoversi anche da questa posizione, per passare poi in quella di vittima e in alcuni casi anche in quella persecutoria.

Vittima: si considera inferiore e pensando di non farcela da solo tenderà ad appoggiarsi a un Salvatore o ad un Persecutore. Questo è ciò che avviene quando il dipendente affettivo, temendo la rottura della relazione e la solitudine, si adatterà al comportamento maltrattante del partner.

Persecutore: svaluta gli altri considerandoli inferiori, li critica, umilia fino a ledere il diritto dell’altro alla salute fisica e psichica. Questo è facilmente riscontrabile nel narcisista patologico o nell’antisociale.

Questi tre ruoli sono ben interpretati attraverso i giochi psicologici.

Cosa si intende per gioco psicologico? Una serie di azioni effettuate secondo regole predeterminate, caratterizzata dalla presenza di transazioni ulteriori, ovvero comunicazioni tra le parti basate su un duplice livello, uno sociale, esplicito e chiaramente osservabile, uno psicologico, implicito, di cui non vi è consapevolezza. Ebbene l’esito del gioco è dato proprio dal livello implicito della comunicazione. Il gioco fondamentalmente è sleale, pericoloso, si conclude con un tornaconto, lascia un senso di disagio e confusione nei giocatori.

Un esempio è il gioco “Sto solo cercando di aiutarti”: una persona decide di offrire il suo aiuto a un’ altra dispensando ad esempio tutta una serie di consigli non richiesti, mettendosi quindi nella posizione di Salvatore e considerando l’altro non Ok e bisognoso di aiuto. Nel momento in cui l’altra persona rifiuta l’aiuto, il Salvatore o passa nella posizione di vittima dicendo “stavo solo cercando di aiutarti” oppure in quella di Persecutore dicendo ad es.: “dopo tutti i consigli che ti ho dato, mi tratti in questo modo! Non voglio più saperne di te!”

A cosa servono? A portare avanti il proprio copione di vita, per confermare le proprie idee sul mondo, se stessi e gli altri. I giochi derivano secondo gli Schiff, da rapporti simbiotici non risolti e sono un modo per mantenere o reagire rabbiosamente a simbiosi patologiche.

Chi ha una dipendenza affettiva cercherà di mantenere il legame in quanto la sua paura più grande è di perdere la persona che ama, la sua illusione è che il partner possa cambiare grazie al suo prodigarsi, per cui partirà da una posizione di salvatore per poi finire molto probabilmente in quella di vittima. Il partner che, solitamente nelle relazioni tossiche è spesso è un antisociale o un narcisista patologico, non tollererà l’invadenza della partner, esattamente come temeva quella della propria madre, e finirà per rivelare la sua natura, quella di una persona che fa della manipolazione, dell’umiliazione, della vessazione e della svalutazione il suo pane quotidiano. Questo genererà nella partner un senso di confusione, essa arriverà a dubitare persino dei propri pensieri, e si adatterà ai comportamenti del partner perché non può farne a meno e perché ancora spera di poterlo cambiare. In realtà in una relazione come questa la dipendente affettiva non fa altro che confermare l’idea che si è costruita di sé, di non essere degna di amore, mentre il narcisista si confermerà l’idea che le donne sono tutte invadenti come lo era sua madre, che lo utilizzava come un prolungamento di sé, per soddisfare esclusivamente i propri bisogni, incurante di quelli del figlio.

Quando ci si trova ripetutamente in situazioni simili, e ci si trova di fronte a un partner e a una relazione che hanno disatteso ogni aspettativa, esattamente come per le volte precedenti, probabilmente si stanno utilizzando dinamiche disfunzionali come quella del gioco psicologico. Chi soffre di dipendenza affettiva, inizialmente si incastrerà con un uomo apparentemente gentile, galante, premuroso. Sembra proprio che abbia finalmente trovato l’uomo perfetto che la ama incondizionatamente, in realtà il narcisista getterà presto la sua maschera di galantuomo e inizierà a ignorare la partner oppure la maltratterà psicologicamente e/o fisicamente. La dipendente affettiva di fronte a tale situazione, si prefigura la rottura del legame con l’altro e per scongiurare ciò cercherà di essere perfetta, di avere tutto sotto controllo, per non essere rifiutata acconsentirà a ogni forma di violenza. Anche quando il partner la lascerà, lei continuerà ossessivamente a mantenere il legame nella sua testa, sperando che lui torni, cercandolo, pedinandolo, chiamandolo insistentemente arrivando persino a rischiare denunce per stalking. Il suo principe azzurro si è trasformato in un carnefice, in un persecutore, e lei da vittima quale era rischia di fare altrettanto con le condotte controllanti. È facile che i giochi che si instaurano tra una dipendente affettiva e il narcisista patologico, siano di secondo e soprattutto terzo grado. Berne infatti ha individuato tre gradi intensità:

1. Primo grado: l’esito del gioco è condivisibile all’interno della propria cerchia sociale.

2. Secondo grado: i giocatori preferiscono non far sapere agli altri l’esito del gioco in quanto è maggiormente disdicevole e si accompagna a un senso di vergogna.

3. Terzo grado: sono quelli che, ad esempio, possono finire in tribunale o in ospedale. Si pensi proprio al caso di una denuncia per stalking o a quello in qui la vittima è ricoverata in ospedale per le percosse subite dal partner.

Ecco perché è fondamentale acquisire consapevolezza di cosa sta accadendo a sé e alla coppia, è importante saper chiedere aiuto a uno specialista e proteggersi, cercando di individuare i bisogni autentici rimasti insoddisfatti fin dall’infanzia, perché magari si è cresciuti in un contesto familiare dove i maltrattamenti erano la quotidianità, dove si veniva sempre denigrati, o dove si doveva accudire l’altro perché alcolista, o cercare di placarne la rabbia. Tutto questo schema relazionale si andrà paradossalmente a ricercare anche da adulti, nelle relazioni con gli altri, perché spesso senza queste dinamiche la persona non riesce a sentirsi viva, ma sperimenta il vuoto, la noia; altra motivazione del ripetersi di queste dinamiche, è mantenere la prossimità psichica con le figure di attaccamento: continuare a subire dal partner, proprio come accadeva con i propri genitori, è manifestare un vincolo di lealtà ai valori familiari trasmessi, è cercare l’approvazione delle persone di riferimento. Si continua a seguire il vecchio schema disfunzionale perché si vuole rispondere alle aspettative delle figure di riferimento, nella speranza che se questo accade si otterrà il riavvicinamento reale o simbolico.

di Germana Verganti

Bibliografia:

Benjamin L. S. (2003). Terapia Ricostruttiva Interpersonale. Las, Roma, (2004).

Berne, E. (1964) ” A che gioco giochiamo”. Milano Bompiani. 1957.

Berne, E. (1961) “Ciao…e poi?” .Milano Bompiani. 1979.

Schiff, J.L. ( 1975) “Analisi transazionale e cura delle psicosi”. Roma , Astrolabio 1980.

Stewart, V. Joines (1987), L’analisi transazionale, Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti Editore.

S. Woollams, M. Brown (2009), Analisi Transazionale, psicoterapia della persona e delle relazioni, Cittadella Editrice, Assisi.

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.