La grande libertà di non piacere a tutti

Tu non piaci a tutti, e alcuni non piacciono a te.
Perché accettare questa semplice massima risulta difficile per la maggior parte di noi?

Partiamo dal fatto che a volte i nostri sforzi sono protesi al mantenimento di una buona immagine e a non tradire quelle che pensiamo siano le aspettative degli altri. Vogliamo, insomma, piacere a tutti i costi.
Il bisogno di alimentare il sano narcisismo che è in ognuno di noi, che si manifesta anche col desiderio di essere piacente all’altro, è cosa comune e non presuppone necessariamente una carenza di autostima. Quello che conta è il modo in cui questo bisogno si esplica, che modalità e forme assume.

Vivere per piacere agli altri è un po’ come lasciare che siano loro a costruire la tua identità, il tuo aspetto, il tuo comportamento, il tuo valore. Un attimo prima quella persona mi ha dato un cenno di approvazione, significa che sono bravo; un attimo dopo un’altra si è girata dall’altra parte, non mi considera. Questo è un esempio, portato all’estremo, di quello che accade quando i nostri comportamenti sono guidati più dal desiderio di essere apprezzati che dai nostri bisogni.
Una persona con un buon livello di autostima non ha bisogno di piacere agli altri.
Se le nostre scelte, le nostre azioni e le nostre affermazioni dipendono solo dall’approvazione altrui, stiamo costruendo un’esistenza falsa, con tanto di maschera e sceneggiatura.

Cooley C. H. nel 1908 ha introdotto il concetto di “looking-glass self” o Sè rispecchiato, per esprimere l’idea che lo sguardo dell’altro e il modo in cui ci valuta servi a conoscersi e quindi a costruire la propria identità, soprattutto nel corso dello sviluppo. Da adulti gli altri possono costituire una fonte preziosa da cui attingere informazioni circa il nostro modo d’essere e di relazionarci ma non possono essere i detentori del nostro valore. Se questo dovesse accadere, perderò di vista quello che sono e che direzione dare alla mia vita perchè tutto sarà finalizzato a guadagnare lo sguardo compiaciuto degli altri.
Nei casi peggiori, invece, avrò le risposte ma non saranno le mie. Finchè i miei comportamenti saranno apprezzati sarò integro, lo sguardo altrui mi avrà salvato e dato un’ identità.

Ma quando lo sguardo dell’altro non sarà più così benevolo, cosa farò?

L’autostima, cui tutti ambiscono, non dipende da dure sessioni cognitive e convinzioni acquisite circa il proprio valore, del tipo “sono bello e bravo e me lo devo ripetere ogni giorno a tot ora” ma è legata al vostro vero volto.

Vi sarete accorti che quando fate quello che amate, quello per cui il tempo non esiste, riuscite ad ottenere ottimi risultati, il parere degli altri perde di importanza e il vostro senso di autoefficacia aumenta. In questo modo, senza doveri imposti, state alimentando la vostra autostima e state cercando una sola approvazione: la vostra.

Lara Ferrara

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