Il meccanismo dell’adulazione, ovvero l’arte del “lecchinaggio”

Il meccanismo dell’adulazione, ovvero quell’atteggiamento di servilismo volto ad ottenere approvazioni in ogni campo vitale, è in costante aumento soprattutto in Italia.
Molti di coloro che lavorano avranno avuto modo di assistere a scene tragicomiche di colleghi che del lecchinaggio hanno fatto un modus operandi, pur di non avere alcun problema con i cosiddetti capi o semplicemente per assicurarsi l’inserimento in gruppi lavorativi più influenti.

Un po’ come accade con l’invidia nessuno dei portatori di questa forma di “aggregazione sociale” ammetterà mai di aver adulato il capetto o il politico di turno per ottenere una promozione, un favore o una medaglietta di cartone.

Quelli che vengono più volgarmente chiamati “lecchini” sono i primi a parlare di meritocrazia, di sfaticati che sono solamente invidiosi dell’eventuale incarico da loro avuto, nonostante chi li conosce bene sia pienamente consapevole del modo in cui tale carica è stata ottenuta.

Il sommo Dante Alighieri relegava all’inferno proprio i cosiddetti adulatori, nella II Bolgia dell’VIII Cerchio, completamente immersi negli escrementi per aver adulato i potenti per fini personali.

Come si può non condividere questa scelta nel riguardo di questa categoria di persone, in certi casi paragonabile agli ignavi, pronti a cambiare opinione a seconda degli orientamenti politici, religiosi o sessuali della persona che desiderano adulare per ottenere dei vantaggi?

Il lecchino è facilmente riconoscibile perché è sempre pronto ad accorrere o a mettersi in vista se il suo datore, o chi deve persuadere per ottenere favori, ha bisogno di un intervento rapido e non si fa scrupolo alcuno a calpestare il prossimo a volte sottraendogli un’idea e spacciandola per propria.

Nell’ambito lavorativo il lecchino pur di far carriera non disdegna alcun mezzo, persino illecito, per spiare il comportamento di coloro che dovrebbero essere i suoi compagni di lavoro e riportarne frasi, ben decontestualizzate e di cui si può anche mutare il contenuto, al suo capetto di turno.

I soggetti in questione non mostrano alcuna vergogna delle proprie immoralità
sottolineano continuamente di essere indispensabili e che se non ci fossero chissà come andrebbero le cose.

La loro gestualità è abbastanza riconoscibile perché non guardano mai negli occhi il proprio interlocutore per più di qualche secondo e cercano di confondere chi gli rivolge delle domande dando delle risposte ambigue al fine di disorientare colui che si azzarda a rivolgergli la parola su questioni di primaria importanza per l’andamento del lavoro collaborativo.

Associabile per alcuni aspetti anche alla categoria degli stupidi, fa sempre tutto il possibile per dividere e mettere gli uni contro gli altri.

Ama complicare l’operato altrui e, se non riesce nel suo intento, cerca, in modo più o meno subdolo di sabotarlo.
In che modo?
Semplice. Basta spargere un po’ di calunnie contro la persona interessata che potrebbe essergli d’intralcio e far sì che possa essere isolato consentendo così a lui di emergere.

Spesso critica gli altri per fare esprimere un parere volto a caldeggiare il suo disappunto in modo tale da poterlo poi riferire all’interessato naturalmente a vostra insaputa.

«L’adulazione non viene mai dalle anime grandi, è appannaggio degli spiriti piccini, che riescono a rimpicciolirsi ancor più per meglio entrare nella sfera vitale delle persone intorno a cui gravitano».
Honoré de Balzac

Lara Ferrara

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