‘Vi dichiaro divorziati’: intervista a Gian Ettore Gassani

“Vi dichiaro divorziati” (ed. Diarkos) è un saggio scritto dall’avv. Gian Ettore Gassani, Presidente Nazionale e fondatore dell’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani per la tutela delle Persone, dei Minorenni e della Famiglia). Si legge come un romanzo per come è ben scritto ma è un documento-verità che prende spunto su quanto accade in quel seminterrato di viale Giulio Cesare, 54, dove la mattina va in scena la “mattanza dei matrimoni”. Gassani racconta di cuori spezzati, di violenze domestiche, di figli usati come bottino di guerra, di padri ridotti in miseria. Ne parliamo con l’Autore.
 
Nel libro afferma che la metà delle infedeltà di coppia è tecnologicamente assistita e che il 20 per cento di quanti chiedono la separazione sono over 65. E’ cambiato anche il rapporto fra avvocato e cliente? Sono diverse le richieste? In che modo la normativa si sta adeguando a questi cambiamenti?

La famiglia italiana negli ultimi due decenni è profondamente cambiata. Lo testimoniano le statistiche giudiziarie che raccontano di un aumento delle separazioni e divorzi e l’innalzamento dell’età dei coniugi che si rivolgono al tribunale per separarsi o divorziare. Un quarto delle separazioni ormai riguarda gli over 65, un dato che fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile.
La legge che ha introdotto il divorzio breve ha fatto registrare un innalzamento di questo trend.
Aumentano i casi segnalati di infedeltà coniugale. Ormai uomini e donne si tradiscono allo stesso modo e con le medesime dinamiche.
Non c’è dubbio che l’avvento dei social abbia resto l’infedeltà coniugale molto più facile.
Ho parlato nei mie libri di infedeltà tecnologicamente assistita. Spesso si tratta di flirt virtuali  ma in altri casi dal virtuale al reale il passo è veloce.
Per la giurisprudenza l’infedeltà virtuale può essere sanzionata con l’addebito della separazione al pari di quella reale se essa ha minato il rapporto fiduciario della coppia.
Da precisare che nel caso di coppie già in crisi – e ciò è provato – l’infedeltà se interpretata come una conseguenza della crisi stessa non verrà sanzionata.
Tutto ciò che viene pubblicato sui social può essere usato come prova.
Il rapporto avvocato-cliente non è cambiato. E’ sempre un rapporto difficile e complesso in una materia come il diritto di famiglia.
Non sempre i clienti dicono la verità al loro patrono. Sta all’avvocato esperto molte volte scoprirla.

 
Per mia stessa esperienza confermo le sue parole che ben descrivono del Tribunale di Roma: “Anche sedersi è una conquista, in questo orrendo mattatoio di amori chiamato tribunale…Qui di decide dell’amore:quello che forse non c’è mai stato. E in pochi minuti tutti questi amori saranno rottamati in una squallisa ‘catena di montaggio'”. Cosa si può fare secondo Lei per superare questa pratica cosi incivile?

In Italia la giustizia è un settore in crisi sotto ogni profilo, non solo per la lentezza (più volte sanzionata dall’Europa) o per la qualità dei provvedimenti.
Ma anche per questioni di edilizia giudiziaria. Salvo eccezioni i nostri tribunali sono vecchi e poco funzionali. I cittadini non sono accolti come dovrebbe avvenire in un Paese  civile.
A volte anche sedersi o trovare un bagno è una conquista nei nostri tribunali. Non è accettabile. A volte le attese in tribunale diventano incubi. 
Bisogna investire sulla qualità della giustizia a tutti i livelli. Negli altri Paesi la situazione è notevolmente migliore. 
 
In Italia è stata da poco introdotta la possibilità di usufruire del divorzio breve, mentre in tema di bigenitorialità, nonostante il concetto di affidamento condiviso introdotto dalla legge 54/06, la figura paterna tende ancora a essere penalizzata. Cosa propone in merito?
Nel mondo occidentale l’affidamento condiviso è un valore riconosciuto da tutti. Le convenzioni internazionali lo hanno imposto.
In Italia questo istituto è spesso una vuota enunciazione di principio, uno slogan, una scatola vuota.
Non è stato compreso che l’affidamento condiviso è un diritto del minore.
Non c’è dubbio che la figura paterna il più delle volte nelle procedure familiari sia penalizzata come se fosse una genitorialità di serie B.
E’ un fatto culturale. Ci si è dimenticati tuttavia che l’Italia non è più quella di mezzo secolo fa e che ormai il concetto di famiglia è radicalmente cambiato. Abbiamo abbattuto tante discriminazioni. Resta in vita solo quella genitoriale. Ancora una volta noi italiani siamo il fanalino di coda del mondo occidentale in tema di diritto di famiglia. Sono sicuro che la situazione cambierà. Nel 2020 non si possono giustificare luoghi comuni e pregiudizi. 

Perchè scegliere un avvocato matrimonialista, e quali sono i criteri da adottare per individuare quello giusto?
Come nel settore medico, quello del diritto ha bisogno di specialisti. L’avvocato tuttologo non è più concepibile specie in una branca complessa e scivolosa come il diritto delle relazioni familiari.
Credo che la scelta di un buon avvocato matrimonialista o familiarista, dipenda molto dalla storia professionale del legale, dalle sue pubblicazioni, dalla organizzazione del suo studio, dall’esperienza maturata sul campo. Ovviamente è un rapporto fiduciario che nasce a pelle. E’ sempre utile avere un colloquio approfondito con vari legali prima di scegliere. Non tutti coloro i quali si definiscono matrimonialisti in rete lo sono in modo esclusivo.   
Non c’è dubbio che questa figura di avvocato sia la più completa e difficile.
Gestire il dolore dei clienti è arte. 
 
di Mario Masi

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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